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Fammi stare bene

Da Aprile 15, 2026 19:00 fino a quando Aprile 15, 2026 21:02
a Foggia
Postato da Antonio
Categorie: Teatro
Visite: 59

WhatsApp Image 2026 04 10 at 12.00.02Mercoledì 15 aprile, alle ore 19.00, presso il Teatro del Fuoco di Foggia, il prof. Fabrizio Cerusico, con il libro “Fammi stare bene”, porta in teatro la sua autobiografia spirituale e professionale, trasformando la storia di un bambino ferito in un viaggio di risveglio e cura. In scena alterna il racconto intimo all’ironia, la tenerezza verso il sé bambino alla lucidità dell’uomo che ha attraversato abbandono, fame, successi e cadute, fino a diventare medico ginecologo e punto di riferimento nel mondo della fecondazione assistita.

Il testo intreccia tre piani: il romanzo familiare (un’“orfanezza” con genitori vivi, la violenza, il tradimento, la fuga a sedici anni), l’ascesa inattesa nel mondo dello spettacolo e la successiva scelta radicale della medicina come vocazione, non come status. Dio, la fede e la spiritualità non sono una cornice devota, ma interlocutori vivi: un Dio che risponde, incalza, a volte sembra tacere, mentre l’autore impara a leggere la propria biografia come un “piano evolutivo” più grande di lui.

Il cuore dello spettacolo è il passaggio dall’io che chiede “fammi stare bene” all’io che sceglie di far stare bene gli altri, attraverso il lavoro sul corpo (alimentazione, movimento, respiro), sulla mente (consapevolezza, meditazione) e sull’anima (gratitudine, gentilezza, missione). Il monologo sulla gratitudine e la lunga sequenza dei “Ho compreso che…” segnano un cambio di frequenza emotiva: dal racconto biografico alla testimonianza, quasi una piccola liturgia laica in cui il pubblico è invitato a riconoscersi.

La regia di Riccardo D’Alessandro accompagna con pudore, giocando su pochi segni forti: la foto del bambino, il pallone, il camice, le voci off dei genitori e di Dio, fino al coro finale “Fammi stare bene”, che fa emergere, dalle pieghe del buio in sala, tutte le domande di cura che ciascuno porta con sé. Cerusico tiene la scena con un registro caldo e confidenziale: non “interpreta” un personaggio, ma si offre, senza schermi, come un uomo che ha fatto della propria ferita un mestiere e una missione.

“Fammi stare bene” è, in fondo, un invito semplice e radicale: prendersi cura di sé non per dovere, ma per dignità. Uscendo dal teatro, ci si porta dietro l’immagine di quel bambino con il pallone e una frase che rimbalza: non attiriamo ciò che vogliamo, ma ciò che siamo.


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