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uniSe ne parla il 20 febbraio al Dipartimento di Studi umanistici, ospiti dell'incontro l'Onorevole Paola Boldrini (prima firmataria di una proposta di Legge) e l'Europarlamentare Elena Gentile .
Le osservazioni della parlamentare: «Non si tratta di una banale rivendicazione, ma di osservare i dati scientifici che parlano chiaro: le malattie cardiovascolari sono fatali per il 43% della popolazione femminile contro il 35% di quella maschile. La medicina attuale è stata costruita a misura d’uomo nella definizione dei fattori di rischio, negli studi clinici e nella sperimentazione di farmaci».
Come purtroppo si tende a marginalizzarla, la medicina di genere è tutt'altro che il riconoscimento scientifico di una branca della medicina semplicemente declinata al femminile ma piuttosto l'adozione sistematica di una serie di accorgimenti che potrebbero incidere sullo stato di salute (e conservazione) del genere umano più diffuso al mondo: quello femminile. Un tema che l'Organizzazione Mondiale della Sanità sta affrontando seriamente da anni, invitando gli organi ufficiali – dall'ONU alle Nazioni Unite, dalla Comunità Europea ai governi dei Paesi extra EU – a farsi carico di un messaggio importante che però rischia di passare inosservato: la medicina di genere ha come obiettivo studiare le differenze biologiche e socioculturali tra uomini e donne, per meglio comprenderne l’influenza sullo stato di salute e di malattia.
L'Università di Foggia da tempo – anche grazie all'attività della delegata alle Pari opportunità, prof.ssa Antonella Cagnolati – ha messo in atto una serie di accorgimenti formali e sostanziali finalizzati al riconoscimento ufficiale della medicina di genere, al punto che UniFg fa parte della rete nazionale istituita dal prof. Andrea Lenzi (ordinario di Endocrinologia, direttore della sezione di Fisiopatologia medica ed endocrinologia del Dipartimento di Medicina sperimentale dell'Università La Sapienza di Roma, nonché presidente del Consiglio universitario nazionale) che adotterà la didattica della cd. “Medicina di genere” negli insegnamenti dei corso di laurea in Medicina e chirurgia a partire dal prossimo anno accademico.
Proprio questo ruolo attivo assunto dall'Università di Foggia, consentirà di parlare dell'argomento il 20 febbraio p.v. (dalle ore 15,30 alle 19,30 presso l'aula magna del Dipartimento di Studi umanistici. Lettere, Beni culturali e Scienze della Formazione, in via Arpi 176 a Foggia) durante il convegno nazionale Il genere nel benessere e nella cura, a cui prenderanno parte – come ospiti principali – l'Onorevole Paola Boldrini (componente della XII Commissione parlamentare Affari sociali e sanità, prima firmataria della proposta di Legge n. 3603/2016) e l'Europarlamentare Elena Gentile (componente della Commissione Sanità del Parlamento Europeo). «Non si tratta di una banale rivendicazione – sostiene l'Onorevole Paola Boldrini – ma di osservare con attenzione i dati sotto gli occhi di tutti: le malattie cardiovascolari sono fatali per il 43% della popolazione femminile contro il 35% di quella maschile. La medicina attuale è stata costruita “a misura d’uomo” nella definizione dei fattori di rischio, negli studi clinici e nella sperimentazione di farmaci. La mia proposta di Legge vuole inserire tra gli obiettivi del Patto per la salute la promozione e il sostegno alla medicina di genere quale approccio interdisciplinare tra le diverse aree mediche promuovendo: progetti di ricerca biomedica, farmacologica e socio-psicologica; l’adozione di linee guida attente al genere per la pratica clinica delle diverse patologie; l’adozione da parte delle aziende sanitarie locali e ospedaliere di obiettivi divulgativi, formativi e clinici di medicina di genere. Inoltre il Ministro della salute dovrà emanare apposite raccomandazioni destinate agli ordini e ai collegi delle professioni sanitarie. Come è facilmente intuibile, non si propone di fare azioni diverse da quelle che già vengono proposte nel Patto per la Salute, ma farle in modo diverso e l’attuazione non aggiunge costi a quelli già previsti. Mi hanno convinta ad intraprendere la strada della proposta di legge, strada irta di ostacoli, difficoltà e ad esito non certo – conclude l'On. Boldrini – sia le proposte già depositate in passato che, pur ottime nei contenuti, non hanno avuto seguito forse per mancanza di strategia applicativa esplicitata, sia le evidenze scientifiche ormai inconfutabili che, se non conosciute e considerate, ledono effettivamente un diritto di salute rispettato in modo equo. D’altra parte mi convince sempre molto l’affermazione di Aristotele che diceva che la “peggior forma di diseguaglianza è fare uguali cose diverse”. Ne ho fatto filo conduttore del mio impegno».
Appare quindi indispensabile l'adozione di un piano nazionale di prevenzione, diagnosi e cura che tenga conto delle differenze di sesso e genere, sia in virtù delle indicazioni provenienti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sia in ragione degli studi scientifici di settore pubblicati – negli ultimi anni – dalle riviste più accreditate. «Come delegata rettorale alle pari opportunità – aggiunge la prof.ssa Antonella Cagnolati, professore associato di Storia della pedagogia – per me è una notevole soddisfazione portare nella mia Università un convegno di così alto valore scientifico sulla medicina di genere. L’OMS ha sottolineato l’importanza dell’attenzione al genere nei ruoli e nelle responsabilità delle donne e degli uomini, nell’accesso alle risorse, nella diversa posizione sociale e nelle regole sociali che sottendono e governano i loro comportamenti. Dopo una prima parte sistematica e programmatica sulle politiche sanitarie in un’ottica di genere, nella seconda parte il convegno illustrerà lo stato dell’arte relativo ad alcuni aspetti clinici. Sono infatti trattate alcune patologie, descrivendo le principali differenze tra l’uomo e la donna nell’incidenza, nella sintomatologia, nel decorso clinico e nella risposta alle terapie farmacologiche. Gli interventi dei relatori spaziano dall’esame della Legge 3603, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, alle fonti normative che disciplinano la salute e il benessere nei luoghi di lavoro, alle proposte di formazione degli studenti di medicina nei Corsi di Laurea universitari, all’analisi di una serie di patologie differenziate per genere nel campo delle malattie asmatiche, cardiache e dell’apparato immunitario, all’approfondimento del concetto di “appropriatezza della cura”.»
Le conclusioni del convegno saranno affidate all'Europarlamentare Elena Gentile, che dall'alto della sua esperienza – di medico pediatra, prima ancora che di esponente politico di lungo corso – farà il punto sulle indicazioni provenienti dall'OMS all'interno del Parlamento Europeo e, più nel dettaglio, di come si stanno adeguando i Paesi della Comunità Europea.

Davide Grittani