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ciaNell’area del Parco, gli olivicoltori non sanno come smaltire il frascame, regole e limiti da rivedere

FOGGIA “Nell’area garganica, nei territori che ricadono all’interno del perimetro del Parco del Gargano, è necessario trovare una soluzione equa e giusta a una problematica che segnaliamo da anni, vale a dire l’impossibilità da parte degli olivicoltori di smaltire i residui di potatura degli ulivi, poiché la bruciatura delle frasche è vietata. Incontreremo l’assessore all’Agricoltura, Donato Pentassuglia, per esporgli nuovamente la questione. La conformazione montana dei territori di cui stiamo parlando impedisce la trinciatura del frascame e rende difficile e oltremodo onerose tutte le operazioni. Per questo motivo, è necessario mettersi attorno a un tavolo e discutere serenamente ma in modo approfondito la problematica e trovare una soluzione”. E’ Angelo Miano, presidente di CIA Capitanata, a tornare su un problema che l’organizzazione sindacale degli agricoltori sta evidenziando da tempo. “Dovendo far rispettare l’attuale norma in vigore”, ha aggiunto Miano, “i Carabinieri Forestali intervengono comminando le sanzioni previste. Tutto questo, però, non fa che aggravare condizioni economiche già estremamente pesanti per le aziende agricole, che in questo periodo sono strette nella morsa dei rincari dei costi di produzione, della bolletta energetica e delle materie prime. Il problema”, ha spiegato Miano, “è anche sociale, produttivo e occupazionale, visto che sempre più agricoltori sono spinti ad abbandonare la propria attività e a lasciare incolti i terreni, soprattutto dove le condizioni per mandare avanti la propria impresa sono più difficili, in special modo nelle zone più impervie del Gargano. Bisogna tenere nella giusta considerazione, inoltre, il fatto che gli agricoltori e gli allevatori garganici sono i primi alleati e difensori del patrimonio ambientale di tutta l’area, poiché rappresentano un presidio a difesa e tutela di un territorio che, altrimenti, sarebbe abbandonato”.
La problematica investe soprattutto gli olivicoltori che operano nei territori interni al Parco del Gargano di Ischitella, Rodi e Vico.
“Stiamo parlando, dunque, di un’area dove si produce un olio extravergine d’oliva di straordinaria qualità, attraverso la coltivazione della pregiata cultivar dell’ogliarola garganica. Un potenziale produttivo da 200mila quintali l’anno di olive da olio merita di essere considerato degno di ogni attenzione, per non inaridire un tessuto imprenditoriale e occupazionale che assicura reddito, giornate lavorative e sostentamento a un’ampia fascia di popolazione nel Gargano. Il Parco deve essere una fonte di ricchezza per il territorio, per questo va tutelato nella maniera più opportuna, facendo in modo che limiti e opportunità assicurino un equilibrio sostenibile per tutti. Se restano soltanto i limiti, non si rende un buon servizio nemmeno allo sviluppo dello stesso Parco del Gargano”.