Condividi con

FacebookMySpaceTwitterGoogle BookmarksLinkedinPinterest

Traduzione

Chi c'è online

Abbiamo 334 visitatori e nessun utente online

Stato:

Italia

Regione:

Puglia

Provincia:

Foggia

Coordinate:

41°43′0″N 16°3′0″E/ 41.71667°N 16.05°E

Altitudine:

80 m s.l.m.

Superficie:

72, 81 km²

Abitanti:

6510


Densità:

89,4 ab./km²

Comuni contigui:

Monte Sant'Angelo, Vieste

CAP:

71030

Pref. telefonico:

0884

Nome abitanti:

Mattinatesi

Santo patrono:

Santa Maria della Luce

Giorno festivo:

15 settembre

Mattinata (toponimo storico Matinata, Matenéte in dialetto locale) è un comune della provincia di Foggia posta sulla costa del promontorio del Gargano, è stata più volte insignita della Bandiera Blu dalla Foundation for Environmental Education per la limpidezza delle sue acque. Deriva da matina che significa terreno coltivato o collina, dal latino mat- (altura).

IL TERRITORIO

Si estende su una superficie di quasi 72 km2 ed è situata all'interno del Parco Nazionale del Gargano. Il centro abitato è adagiato in una conca verdeggiante di ulivi, circondato da mare e boschi. Il tratto di mare che va da Mattinata a Vieste è rinomato per le sue bianche falesie, per i faraglioni, per i suoi anfratti e le sue spettacolari grotte. Mattinata è adagiata su due colline, Coppa Madonna e Castelluccio, circondata dal Monte Saraceno a sud, dal Monte Sacro a Nord, dalla pianura di uliveti e dal mare ad est e da Monte Sant'Angelo ad ovest. Confina con Vietse e Monte Sant’Angelo. Il suo clima è abbastanza mite inverni non molto rigidi di 2°C ed estati calde di 32°C circa.

STORIA

E' stato dimostrato che nel territorio di Mattinata le tracce di vita umana risalgono ad epoche remotissime, infatti si pensa che il territorio mattinatese fu abitato dall’uomo preistorico dell’età paleolitica, neolitica, eneolitica e del ferro.
Questi uomini primitivi erano di stirpe Indo – Europea, cioè Ariana; gli Japigi. Una frazione di essi erano Dauni ed una tribù di questi furono i Matinates ex Gargano o Matini.
L’ubicazione di questa città è piuttosto incerta: nell'epoca ellenica era denominata Apeneste, che etimologicamente rivela una posizione geografica esposta a Levante.
Probabilmente fu fondata dai Greci nel 694 a.C, ed in seguito alla conquista romana e alle guerre contro Pirro (275 a.C.), venne denominata Matinum, da Mater Matuta, in onore della dea del mattino, in quanto il villaggio era esposto ad Est, della quale si possono ammirare dei ritrovamenti di una villa romana, augustea, dai caratteristici muri in opus raeticulatum, in contrada Agnuli nei pressi del porto turistico di Mattinata. Forse appartenne Siponto, ma fu una terra continuamente molestata da popoli agguerriti, tanto che i sipontini, non potendoli scacciare con la forza delle armi, chiesero aiuto ai connazionali della vicina Grecia: molti di essi si stabilirono a Siponto mentre altri fondarono nel territorio dauno diverse città, tra cui Matino.
Nel IX-X secolo gli Arabi occuparono la città e si stabilirono la costa dell’Italia meridionale, della Liguria e della Provenza. Scacciati da Bari, un nucleo di essi si trincerò presso Matino su un’altura che prese il nome di Monte Saraceno; di lì scesero spesso per depredare e incendiare borghi, villaggi e città, profanare templi e commettere crudeltà.
Riguardo la fine di Matino siamo completamente allo scuro. Non si sa con certezza se sia stata distrutta, almeno in parte, da qualche violento cataclisma, terremoto o maremoto, dato che non pochi dei suoi ruderi sono stati rinvenuti dalle acque del mare circostante, oppure sia stata distrutta dai saraceni. Ma la città di Matino, avvolta nel mistero delle sue origini e dalla sua fine, non è morta, infatti essa rivive nella sua figlia che ha voluto assumere stesso nome materno e che cerca di emularne le glorie: MATTINATA.
Gli inizi dell’attuale centro abitato di Mattinata risalgono al 1780, quando sulla collinetta del Castelluccio cominciarono a sorgere i primi pagliai, e successivamente si moltiplicarono sia per la felice posizione topografica della zona. Negli anni 1860-63 anche Mattinata fu interessata dal fenomeno del brigantaggio, che trovò terreno adatto per svilupparsi grazie al clima di confusione, provocato dai disertori sbandati e dai turbolenti aiutati dai borbonici per provocare una guerra civile. La preoccupazione di mantenere continuamente l’ordine pubblico a Mattinata richiese una stabile frequenza dei Carabinieri nella borgata, i quali nel 1887 ebbero dimora fissa nel grande palazzo Malagoli.
Ll’indipendenza effettiva da Monte S:Angelo si ebbe il 4 agosto 1955, anno in cui per l’occasione la festa patronale durò un giorno in più. Le prime elezioni comunali avvennero il 27 gennaio 1956, ed il primo sindaco di Mattinata fu il democristiano Giuseppe Scirpoli.


GONFALONE


Tagliato alla sbarra d’argento sulla partizione, caricato della scrittura in caratteri lapidari di nero: “LUX VERA ILLUMINET”; il primo d’azzurro, al mare al naturale ondato d’argento, nascente dalla punta e sormontato dal sole raggiante d’oro; il secondo campo di cielo all’albero d’olivo su terreno. Drappo partito di bianco e d’azzurro riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con l’iscrizione centrata in argento: COMUNE DI MATTINATA. Le parti di metallo ed i cordoni sono argentati. L’asta verticale è ricoperta di velluto dai colori del drappo, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il mare. Cravatta e nastri tricolorati dai colori frangiati d’argento.


MONUMENTI

Il centro storico del paese si trova nella parte bassa ed è chiamato "Junno". Presenta alcuni esemplari di una tipica costruzione in pietre a secco, detta pagghiére ("pagliaio"), che risalgono alla metà del sec. XVIII. Si tratta di costruzioni basse, con base rettangolare, costituite da pietre calcaree locali, grezze, incastrate l'una sull'altra. Il "pagliaio" di campagna presenta invece una base circolare ed è una primitiva costruzione preistorica della civiltà contadina; veniva usato come rifugio per gli uomini e gli animali domestici, successivamente anche come locale per mettere la paglia. Per l'aspetto e la tecnica di costruzione della "tholos" o falsa cupola (a cerchi di pietre orizzontali gradatamente aggettanti, cioè via via più interni man mano che si sale), questo "pagliaio" è da accomunare ai trulli di Alberobello e ai nuraghi sardi. La falsa cupola sembra risalire alle tombe della civiltà micenea. Collocato nello Junno è il Palazzo Mantuano, costruito nel 1840 e allora sede di una delle famiglie più influenti di Mattinata: restaurato di recente, come memoria del passato, conserva la cornice del portone principale, ed attualmente è sede della biblioteca multimediale comunale, dove vengono anche ospitate numerose mostre di artisti.

 

Villa Romana

 Gli antichi frantoi romani in località Agnuli, sono situati a pochi metri dal mare, all'imbocco del porticciolo, riportando alla luce i resti di fabbriche e di doli di raccolta per la produzione di olio, risalente al I-V secolo d.C. Le mura sono composte di pietre quadrate esaltano l'ordinata tecnica muraria dei piccoli mattoni posti a reticolo e i pavimenti a spina di pesce.

 

 








Palazzo Barretta

 

 Risalente agli inizi del '900 il palazzo signorile Barretta è così chiamato dal nome del facoltoso proprietario terriero Giovanni Barretta che lo abitava: la tradizione vuole che la sua famiglia si sia estinta con lui, ultimo rappresentante e senza discendenti. Sito in corso Matino, dal 4 agosto 1955 il palazzo è oggi sede dell'amministrazione comunale nonché sede dell'ufficio del Sindaco di Mattinata.

 

 


 



Necropoli del Monte Saraceno


Nella baia di Mattinata naufragò in seguito ad una tempesta, Archita di Taranto (filosofo, matematico, politico, scienziato, stratega, musicista, astronomo, uomo di stato nonché generale greco antico), come ci riferisce il poeta Orazio "...Te maris et terrae numeroque carentis harenae / mensorem cohibent, Archyta / pulveris exigui prope litus parva Matinum / munera..." (Traduzione: "...Te misuratore del mare e della terra e delle immensurabili arene, coprono, o Archita, pochi pugni di polvere presso il lido Matino..."). Sul Monte Saraceno una necropoli di 500 tombe testimonia la presenza della civiltà dei Dauni, appartenente agli Iapigi (una tribù degli Illiri) di cui numerosi reperti sono conservati nel museo civico di Mattinata e in quello di Manfredonia. Dal Sellino Cavola una strada sterrata apre la vista sulla Piana di Mattinata, conducendo all'estremità del Monte nella cui roccia sono incavate le 500 tombe della necropoli dell'antica Matino; le tombe, a forma di utero, rievocano il rito del ritorno alla vita prenatale, e in esse i morti erano posti rannicchiati con gli oggetti a loro più cari. Coprivano le tombe lastre di pietra, le note “Stele Daune”, sormontate da teste, scudi e falli, secondo l'entità e l'importanza del defunto.


LUOGHI DI CULTO

Monte Sacro


A nord di Mattinata, solitario e maestoso, si eleva sino a 874 metri il Monte Sacro, la vetta più alta di tutto il Gargano orientale. La roccia della zona è calcarea, appartenente al cretaceo e all'eocene, con tracce di tufo miocenico e pliocenico. Nel IV secolo d.C. il sito era ancora conosciuto come Monte Dodoneo, consacrato al culto di Giove; trovando analogia con il famoso Sacello (boschetto di querce) dedicato a Giove Dodoneo nella Grecia settentrionale. Aòòa fine del V sec. d.C., dopo aver celebrato per la prima volta nella Sacra Grotta, in seguito all'apparizione dell'Arcangelo Michele, il Santo Vescovo di Siponto, con altri sette vescovi pugliesi si recò sul vicino Monte Dodoneo infrangendo l'idolo della divinità pagana, e dedicò il tempio alla SS.ma Trinità. D'allora quel Monte sarebbe stato chiamato non più Dodoneo ma Monte Sacro. Oggi è possibile vedere solo un ammasso di grandiose rovine dell'Abbazia Benedettina della SS.ma Trinità, di stile garganico-pugliese-romanico, i cui ruderi conferiscono una maggior suggestività a questo monte. Di difficile accesso, raggiungibile soltanto attraverso un sentiero che si inerpica per la montagna, si possono ammirare ancora le mura di cinta, numerosi capitelli e archi. L'intero complesso, composto da una chiesa abbaziale a tre navate e dal convento, è in stile romanico, al suo interno vi era una cappella dedicata a San Michele Arcangelo e un battistero a pianta quadrata. Le prime tracce dell'esistenza dell'abbazia risalgono al 1058: una bolla di Stefano IX, designava Monte Sacro come cella dell'Abbazia Benedettina di Santa Maria di Calena a Peschici. Divenne Abbazia nel 1138 ed ebbe vasti possedimenti, tanto che la sua influenza si estendeva fino al Tavoliere delle Puglie. Intorno al 1300 iniziò il suo declino.


Convento Pulsanese della Sperlonga


Il Convento Pulsanese della Sperlonga si trova in una valle, tra gli ulivi, allo sbocco di una suggestiva gola, con i resti del Convento di S. Stefano del XIV sec., rappresentato dal bel portale su cui era posta una statua del Re David che suonava la lira.






L'eremo della Sperlonga

Su di un piccolo altipiano, al centro di due bellissime vallate con pareti quasi a strapiombo e ai piedi di una parete rocciosa si possono ammirare i resti del convento pulsanese di Santo Stefano, e la splendida località che lo ospita è chiamata Sperlonga. Alla destra vi è un viottolo che conduce al complesso paleocristiano. Dopo aver varcato un piccolo accesso, si entra nello spiazzo antistante i due ingressi: sulla destra c'è la porta d'ingresso a forma rettangolare; sull'architrave risulta la presenza di graffiti, al centro una croce pulsanese, al lato sinistro il sole e a quello destro la luna. E' proprio su questo ambiente che, all'esterno, sono visibili gli avanzi di un monumento: esso doveva essere formato da tre gradinate con al centro una colonna quadrangolare; su di un lato vi era una statua rappresentante Santo Stefano, in posizione semicoricata e, all'apice della colonna, una croce. Dall'esame della statua si desume che debba trattarsi di Santo Stefano, re di Ungheria. Si accede alle fabbriche conventuali tramite un portale quattrocentesco di delicata fattura, alto 3,50 e largo 1,90 metri, che, a tutto sesto, è inquadrato da una cornice a mezzo tondo di forma rettangolare; al centro dell'arco doveva esserci una iscrizione che, con molta probabilità, fu scalpellata nell'epoca murattina, mentre, al di sopra e al centro dell'inquadratura, vi è lo stemma dell'ultimo commendatario che fece decorare la chiesa con affreschi e con un magnifico altare in pietra di Monte S.Angelo, con colonne tortili, statue e bassorilievi di ottima fattura. Le pietre dell'arcata di accesso presentano molti graffiti di simbolisismi, date e figure di diavoli e diavolesse; in molti conci interni predomina il simbolismo della stella di David. Entrando, a sinistra vi è un arco a tutto sesto, in pietra da taglio, che immette in un ambiente utilizzato dal monaco portinaio per la panificazione poichè, sulla parete di fondo, insiste un forno di discrete dimensioni. Dall'arcata monumentale al piccolo chiostro interno si percorre un corridoio coperto da volta a botte. Il chiostro, a forma rettangolare, sulla destra presenta due arcate coperte a tutto sesto ed in pietra da taglio; sulla sinistra una grande arcata con volta a botte. Sulla parete di fronte si notano altre due arcate che, come quelle di destra, presentano sugli stipiti interni, avanzi di affreschi. Al centro dell'arco di sinistra si apre l'accesso al giardino che presenta un muro in malta e pietrame; su questo muro sono ricavate 24 nicchiette arcuate. Erano, forse, sepolture, cosa non nuova in ambienti monastici e chiesastici. Il lato nord-ovest del muro di cinta è dato dalla parete rocciosa della montagna. Su questo lato vi sono, verso nord, i ruderi di due torri di vedetta. All'angolo destro di fondo vi è una tomba; mentre sulla parete sinistra un'edicola rettangolare che presenta tracce di affreschi; le pareti presentano varie feritoie. La porta d'accesso alle celle ed al piano superiore è in asse al portale principale: essa è a tutto sesto ed in pietra lavorata. I residui ambienti, salvo alcuni, sono adibiti a ricoveri di mucche e capre; lo stato delle fabbriche è fatiscente.
La chiesetta è di forma rettangolare. Il portale, in pietra da taglio, è del secolo XV. Al centro, in alto sulla facciata, vi è un edicola con arco a tutto sesto che conteneva una pregevolissima statua in pietra del secolo XIV raffigurante Re David che suona la lira, su cui è inciso il XVI versetto del Salmo 50 davidico. Al di sopra dell'architrave della porta si leggeva un epigrafe, oggi distrutta. In un solo documento c'è notizia di questo convento; si tratta della bolla di Papa Alessandro III del 1177 ove si riconosce come dipendenza dell'Abbazia di Pulsano.

 


Chiesa di Santa Maria della Luce

Rappresenta l'immolazione e l'amore materno della Madre per il suo bambino dai gesti infantili ma dallo sguardo che rivela severità e maestà divina. Il quadro di S. Maria della Luce è l'oggetto d'arte più importante della Chiesa, trattandosi di una pregevole opera d'arte del secolo XVII. Il quadro misura nel suo telaio cm 100 per 70 e vi sono rappresentate 4 figure: la Vergine, il Divin Figlio e, in alto, in atto di sostenere la corona sulla testa della Madonna, due angeli. La figura principale è quella della Madre di Dio, assisa su un trono di nubi bianche, che si vedono soltanto nel lato superiore di destra del quadro: sullo sfondo delle nubi bianche s'osservano altri cirri di nubi, con toni più scuri, attenuati da sfumature rosacee, che si rivelano, sempre più evanescenti, sui margini dello stesso lato e nell'angolo superiore di sinistra. La Vergine ha sulla testa un velo, che scende con pieghe naturali che rivelano la somma maestria nell'artista anche per il modo che il panno assume, nello scendere dalle spalle, girando sotto il collo e nel poggiarsi naturalmente sulla persona. Essa indossa una duplice veste: di giallo carico antico la sottoveste, e di sfumatissima tinta lilla quella che la ricopre. Il velo, di varie tonalità turchine, è poggiato sul capo, sulla spalla destra ed avvolge poi la persona della Madonna con ampie pieghe. Dolcissimo è il volto della Vergine, e armoniosi sono i lineamenti del volto, ma soprattutto lo sguardo, pensoso: in esso è condensata tutta la dolorosa consapevolezza della Madre di Dio, che conserva nel suo cuore l'immolazione del suo Figliuolo per la redenzione dell'umanità. Con le sue mani la Madonna mostra il Bambino Gesù e allo stesso tempo lo stringe a sé. Tutto il quadro vuole esprimere questo contrasto tra l'immolazione e l'amore materno. Il Bambino Gesù siede sul grembo della Madre e, mentre poggia la piccola mano sinistra sul mondo, in forma di globo, sormontato dalla Croce, con la destra rivolta in alto, benedice, senza saperlo, come se faccia con inconsapevolezza un gesto infantile. Tutto rivela severità e maestà divina sul volto, calmo e sereno, del redentore. La corona dipinta è sostenuta da due angeli che mostrano tutta la loro natura spirituale. La conoscenza anatomica è perfetta in entrambi attraverso gli abiti, mossi dal vento.


Chiesa della Vergine Maria Incoronata


La piccola chiesetta rurale dedicata alla Vergine Maria Incoronata risale al 1735 ed è situata su un colle tra uliveti e macchia mediterranea, in posizione panoramica, a meno di un chilometro da Mattinata.
La Chiesetta conserva ancora in parte le sue origini; alcuni elementi architettonici degni di attenzione si possono scrutare nel portale d'ingresso e nell'altare variopinto in stile barocco. All’interno è visibile un quadro che rappresenta la Vergine posata su una quercia secolare, avvolta in un manto azzurro stellato, dove tre corone, sorrette da due angeli, sul suo capo ne sottolineano la potenza e la regalità. Nell'aprile del 2001, è stata costruita, nel quartiere Madonna Incoronata, un'edicola votiva contenente l'effigie della Vergine. Al centro dello spiazzale, è posto un enorme masso di pietra locale, che la tradizione vuole sia stato utilizzato dalla Vergine per il riposo, una volta giunta a Mattinata dal mare. Lo stesso masso è stato custodito finora nei pressi della chiesetta rurale, e spostato per l'occasione, in modo da essere più visibile e più accessibile dai fedeli. Ogni anno, nel giorno dell'ultimo sabato di aprile, si festeggia la Vergine Maria Incoronata.
Una processione segue la banda del paese, accompagnata da canti e preghiere partedall'edicola votiva, nel quartiere dedicato alla Vergine, per giungere alla chiesetta rurale; qui, sotto l'albero ove si vuole sia apparsa la Madonna, viene celebrata la Santa Messa. A conclusione, uno spettacolo di fuochi pirotecnici chiude il programma religioso e da il via ai festeggiamenti civili, tra spettacoli, giochi, cabaret e ancora fuochi pirotecnici.

 



La chiesetta di San Matteo

Santuario rurale nella piana di Mattinata di grande influenza religiosa per tanti devoti. Risale all’incirca al 1714, apparteneva alla famiglia dei Giordani che possedevano in questa località, detta “Piantata”, una vigna murata. In seguito alla costruzione di una piccola Chiesa dedicata a S. Matteo Apostolo prese il nome di vigna di S. Matteo. Fu restaurata in seguito al terremoto del 1893, ed oggi è meta di pellegrinaggio da parte di tanti devoti nel giorno dedicato al Santo, e cioè il 21 Settembre. Dopo la messa celebrata dal parroco del paese seguono vari giochi pirotecnici.

 

NATURA

Baia di Vignanotica

La baia di Vignanotica è una spiaggia di ciottoli, caratterizzata dalla presenza di molteplici grotte scavate dal mare nella costa alta, a cira 13 km da Mattinata in direzione di Vieste. Si raggiunge attraverso un sentiero costeggiato da pini d'Aleppo e macchia mediterranea, un tempo l'accesso era solo via mare. Il luogo è anche conosciuto come baia dei Gabbiani per il notevole numero di questi uccelli. Ospita due delle grotte più belle e suggetive della costa Garganica: la Grotta Campana, così chiamata per la sua singolare forma simile ad una campana, e la Grotta dei Pipistrelli,  nome che le deriva dalla presenza di numerosi pipistrelli. Per la bellezza di colori, prodotti dai raggi del sole che s'infrangono nelle prime ore del mattino, quest'ultima è di gran lunga superiore a tutte le altre.


Baia dei Mergoli o dei Faraglioni

Di particolare bellezza e importanza a livello mondiale è la Baia dei Mergoli (o dei Faraglioni), fra Mattinata e Vignanotica. La presenza delle alte scogliere, dei "due Faraglioni", residui di roccia calcarea lavorati dalla natura, delle foreste di pini e della spiaggia di ciottoli bianchi, è il simbolo del territorio costiero del Gargano, e uno dei posti della Puglia più rinomati e conosciuti. La roccia bianca ha formato grotte meravigliose, e  la barca è il mezzo migliore per visitare la costa di Mattinata, alta e frastagliata.Partendo proprio dalla baia di Mattinata, con la sua spiaggia ricca di camping, villaggi e ristoranti sul mare, e spostandosi verso Vieste, ci si dirige verso Mattinatella, anch'essa ben organizzata e attrezzata.Il tragitto per giungere sin qui è ricco di numerose baie, accessibili o meno dalla terra ferma, e da pendii alberati, a strapiombo direttamente sul mare.


Baia delle Zagare

Spostandosi più in là, fra una grotta e l'altra, si giunge a Baia delle Zagare, famosa per i due enormi Faraglioni che sonnecchiano a pochi metri dalla riva, sovrastata da scogliere a strapiombo: la spiaggia è raggiungibile non solo in barca, ma anche via terra.
La delicatezza e la fragilità del suo bellissimo ecosistema hanno però portato il Comune di Mattinata a porre un limite giornaliero alle visite. Non più di 30 persone al giorno vi possono accedere e, per poterlo fare, è necessario ritirare un
pass presso l'Ufficio Turistico del Comune, muniti di documento d'identità. Negli ultimi anni, l'interesse per questo paradiso naturale è cresciuto notevolmente. Uscendo ormai dal territorio di Mattinata, ma senza che il panorama muti di colore e di aspetto, si giunge a Pugnochiuso, che oltre ad offrire il solito meraviglioso panorama, è rinomato per il suo omonimo Centro Turistico ben attrezzato per tutte le attività. Salendo ancora, c'è Baia dei Campi, una delle insenature più intriganti della costa garganica. A poche centinaia di metri da qui si ergono due isolotti, utilissimi contro l'azione imprevedibile del mare.
Da qui in poi la sabbia prende il posto ai ciottoli e ne fa splendore nella prima spiaggia, quella di
San Felice, nota per l'omonimo "architello", intagliato nella roccia.


CULTURA

 

Museo Civico

Un museo a cielo aperto unico nel suo genere, questo può definirsi Mattinata e il suo territorio, ove la storia ha lasciato innumerevoli tracce. Il Museo Civico Storico e Archeologico di Mattinata, dopo un accurato restauro, finalmente ha potuto far riscoprire il patrimonio storico-culturale del territorio del suo paese. Il museo rappresenta un interessante centro di testimonianza della civiltà locale nel tempo; ne sono prova le mostre documentarie "dal Gargano al Tavoliere" e gli itinerari archeologici sulle orme degli antichi dauni. Le mostre permanenti come "Le pietre riportano", "Il Gargano Antico" e "Scultura protostorica nella Puglia settentrionale", sono viva dimostrazione di una forte identità storica. In esso sono raccolti oggetti di corredo (spille, fibule, anelli, collane) e alcune teste scolpite rinvenute sul monte Saraceno risalenti a circa tremila anni fa. Inoltre nel Museo sono esposti i corredi funebri degli antichi abitatori saraceni, ricchi di oggetti in bronzo, avorio, ambra, osso, ceramica d’impasto.Il Museo ospita sia reperti archeologici provenienti dalle numerose necropoli ed insediamenti presenti attorno al paese, sia enormi blocchi di pietra calcarea ove evidenti sono le impronte di dinosauri. Questa eccezionale scoperta, confortata dal ritrovamento di altre impronte di dinosauro nella zona di San Marco in Lamis, sta riscrivendo la storia geologica del Gargano, anche se gli scienziati non sono ancora tutti d’accordo nello spiegare la presenza e la provenienza di questi grossi rettili terrestri nel Gargano, nel periodo in cui il promontorio doveva essere un’isola abbastanza lontana dagli allora continenti. La struttura del Museo si sviluppa su due livelli.

 

 

 

EVENTI

- La festa patronale dedicata a Santa Maria della Luce si tiene dal 14 al 16 settembre. La festa inizia ufficialmente la mattina del 14, annunciando l'evento con fuochi pirotecnici e suono di campane. Per le vie cittadine passa la banda che annuncia l'inizio dei festeggiamenti, e la via principale del paese, corso Matino, viene addobbata con delle arcate di luci. L'ultimo giorno per le vie cittadine vengono portati in processione il quadro che raffigura la Madonna e le statue di Sant'Antonio e di San Michele Arcangelo. Tutto si conclude a sera inoltrata con lo spettacolo di fuochi pirotecnici.

- Il 21 settembre, San Matteo, i mattinatesi si raccolgono in una piccola chiesa situata in località Funni per dare onore al Santo.

- L'ultimo sabato di ogni aprile mentre si festeggia la Madonna dell'Incoronata, una processione parte da Mattinata per raggiungere la chiesetta fuori paese.