Condividi con

FacebookMySpaceTwitterGoogle BookmarksLinkedinPinterest

Traduzione

Chi c'è online

Abbiamo 279 visitatori e nessun utente online

Stato:

Italia

Regione:

Puglia

Provincia:

Foggia

Coordinate:

41°57′0″N 16°1′0″E/ 41.95°N 16.01667°E

Altitudine:

91 m s.l.m.

Superficie:

48,92 km²

Abitanti:

4.383

 

Densità:

Frazioni:

88,2 ab./km²

Manacora, San Nicola

Comuni contigui:

Vico del Gargano, Vieste

CAP:

71010

Pref. telefonico:

0884

Nome abitanti:

Peschiciani

Santo patrono:

Sant'Elia

Giorno festivo:

20 luglio

Peschici è un comune italiano di 4.383 abitanti della provincia di Foggia. Rinomata stazione balneare garganica, è stata più volte insignita della Bandiera Blu dalla Foundation for Environmental Education, ed il suo territorio comunale è incluso nel Parco Nazionale del Gargano. Il toponimo potrebbe riferirsi al serbo-croato pijesak (sabbia) riferendosi forse alla presenza di slavi in loco arrivati via mare.


TERRITORIO

Lungo la costa si susseguono promontori, spesso attraversati da sistemi di grotte marine e calette perlopiù inaccessibili. La copertura vegetale del territorio è in buona parte boschiva, rappresentata  da pini d'aleppo che crescono a partire dalle colline dell'interno fino ai lembi delle spiagge. É presente la macchia mediterranea.
L'abitato di Peschici è dislocato sulla sommità occidentale di un'imponente rupe
carsica che, elevandosi per più di 100 metri sull'Adriatico, domina la baia sottostante. Il nucleo storico del paese si arrampica dal porto fino alle fortificazioni del castello svevo. Il territorio comunale, compreso tra i comuni di Vico del Gargano e Vieste, presenta un'escursione altimetrica di 582 m ed un'orografia aspra e varia. Peschici dista 9 km da San Menaio (SS89), 13 km da Vico del Gargano (SS89), 14 km da Rodi Garganico, 21 km da Vieste (SS89 o SP23) e circa 122 km da Foggia. Il suo clima è alquanto freddo d'inverno, intorno ai 4°C e caldo d'estate, sui 25°C.


STORIA

Si ritiene che le origini di Peschici risalgano al 970, anno dell'arrivo degli Schiavoni o Slavi, chiamati dall'imperatore Ottone I per liberare il Gargano dai Saraceni. Il nome stesso di Peschici è probabilmente di origine slava, infatti la radice slava "pès" (o "pèsc") si riferisce alla sabbia, i toponimi slavo pjèskusa e russo pèski indicano suolo sabbioso. Numerose furono le incursioni Saracene dall'866 al 969 sulle coste garganiche che finirono nel X secolo. Nell'XI secolo Peschici era sicuramente abitata, e ciò è confermato da un documento, la Chartula Offertionis in S. Maria di Devia del 1053, in cui appare per la prima volta il nome, e in cui si attesta che tre slavi abitavano “...intus Castello Pesclizo...” Con il sistema feudale introdotto dai Normanni ritroviamo, nel 1154, Peschici sotto la contea di Lesina, ma in questo periodo passa da un feudatario all'altro.
Nel 1177 è sotto il feudo di
Monte Sant'Angelo, donato da Guglielmo II detto il Buono alla moglie Giovanna d'Inghilterra. Sotto il dominio degli Svevi, Peschici passò momenti drammatici nella contesa tra impero e papato. Sotto la dinastia Angioina, Peschici è tra i pochi paesi fedeli a re Carlo, al tempo della venuta di Corradino di Svevia nel 1267. Nel 1274 prende parte con Bari, Monopoli, Trani, Vieste e Ortona nella flotta pugliese all'assedio di Almissa, città della costa Dalmata. Nel 1401 il feudo passa a re Ladislao di Durazzo. Durante il dominio aragonese, i garganici appoggiarono, nel 1458, i baroni contro il nuovo re Alfonso, che nel 1462 occupò il Gargano affidandolo a Giorgio Castriota Scanderbeg, alleato del sovrano spagnolo. Sullo sfondo di questo scenario è sempre presente Venezia, la città marinara che controlla tutti i traffici verso l'Oriente e le coste dell'Adriatico: tra il 1469 e il 1586 Peschici compare in 23 carte e portolani, gran parte dei quali redatte da geografi della Serenissima.
La prima descrizione di Peschici ci viene fornita dal Sarnelli nel
1676: “Terra Baronale. È situata in luogo eminente, e che gode della veduta del mare”. Racconta dell'abitato che è contenuto nelle mura di recinzione: fuori le chiese della Madonna di Loreto e di Santa Maria di Sfilzi, i conventi di Calèna, S. Francesco e S. Niccolò. Nel ‘700 una lapide posta sul Recinto Baronale, nel centro storico, attesta l'appartenenza di Peschici al principe d'Ischitella Emanuele Pinto. Durante l'insurrezione antiborbonca in tutto il Gargano si costituiscono le vendite, le associazioni carbonare, e nel 1848 il peschiciano antiborbonico-liberale nonché attivo uomo politico, poeta e scrittore Giuseppe Libetta entra nel Parlamento nato dalla Costituzione Sabauda. Al plebiscito del 1860 quasi il 40% dei peschiciani votò a favore dei Borboni.
Nel 1865 l'isolamento del Promontorio Garganico è rotto grazie alla costruzione della strada circum garganica, l'attuale
SS 89. Durante il ventennio fascista, nel 1931 arriva la ferrovia e nel 1939 viene ultimato l'Acquedotto Pugliese. Solo con l'avvento del turismo intorno al 1960 ci saranno dei miglioramenti che porteranno molti frutti visibili tutt'oggi.

MONUMENTI


Le torri

Fin dalle origini la storia di Peschici è fortemente legata al mare ed ai suoi pericoli. Il borgo fu fondato nell'XI secolo da un manipolo di soldati slavi inviati nella zona da Ottone I per far fronte alla minaccia dei saraceni. A memoria di una storia secolare di attacchi ed incursioni restano oggi alcune torri costiere erette nella seconda metà del Cinquecento per difendere il territorio da pirati e corsari: queste si levano su alte rupi a picco sul mare, in posizione dominante rispetto all'Adriatico in posizione strategica e funzionale all'avvistamento ed alla segnalazione delle navi nemiche. Le torri presentano una base quadrangolare e forma di tronchi di piramide; l'accesso avveniva dal lato rivolto verso i monti per mezzo di scale retrattili in legno, successivamente sostituite da rampe fisse in muratura; le feritoie, invece, che fungevano anche da finestre, erano aperte nelle pareti laterali. Ogni torre doveva essere visibile da altre due torri: l'avviso delle imminenti incursioni di giorno avveniva per mezzo di segnali di fumo, di notte per mezzo di segnali di fuoco oppure ricorrendo al suono di campane o di corni; talvolta venivano anche inviati dei messaggeri a cavallo ad allertare la popolazione locale. Tra le torri superstiti la più famosa è sicuramente quella di Monte Pucci che regala ai suoi visitatori un panorama meraviglioso. La torre è arroccata sull'alta roccia calcarea, avvolta dal profumo di pino misto a quello del mirto, ma pur avendo perso l'originario coronamento e presentando dimensioni assai ridotte, dimostra, ancora oggi, la sua funzione di avvistamento e non, quindi, difensiva.

 


LUOGHI DI CULTO

 

L'abbazia di S.Maria di Calena


Fra i resti che testimoniano lo splendore del passato è possibile ammirare la primitiva chiesa a cui si accosta la più tarda chiesa abbaziale con navata centrale ed abside semicircolare affiancata da una absidiola perfettamente conservata con profilo “a ferro di cavallo”. La copertura a spioventi lignei è per metà crollata nel 1943 durante un incursione aerea. Una muratura in pietrame informe caratterizza il campanile a vela che presenta una formella raffigurante la Madonna. All’esterno, la parete sud, articolata da una serie d’arcate cieche, si distingue per l’eleganza del paramento murario. Nel cortile, oltre ad un pozzo risalente al 1564, vi sono i resti di quello che doveva essere il refettorio e il dormitorio dei frati; dell’antica badia non resta più nulla. Una leggenda popolare racconta che vi sia nascosto un tesoro, sepolto col cadavere di una figlia del turco Barbarossa approdato sulle coste pugliesi alla fine del XVI sec., e aggiunge che la badia era congiunta al mare da un passaggio sotterraneo, dove ora perennemente galoppa una cavalcata di demoni con infernale fragore. Forse tale passaggio in effetti doveva esistere, e serviva di scampo ai frati, i quali, se assaliti, potevano di là raggiungere il mare e cercare rifugio nella più salda e sicura badia delle Tremiti.