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Stato:

Italia

Regione:

Puglia

Provincia:

Foggia

Coordinate:

41°53′46″N - 15°51′55″E
41.89611°N -  15.86528°E

Altitudine:

50 m s.l.m.

Superficie:

13,23 km²

Abitanti:

3.681

 

Densità:

279,8 ab./km²

Frazioni:

Lido del sole

Comuni contigui:

Ischitella, Vico del Gargano

CAP:

71012

Pref. telefonico:

0884

Nome abitanti:

rodiani

Santo patrono:

Maria Santissima della Libera

Giorno festivo:

2 luglio

Rodi Garganico è un comune italiano di 3.681 abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Fa parte del Parco nazionale del Gargano e della Comunità Montana del Gargano. È un noto centro per la produzione degli agrumi del Gargano (Arance del Gargano e Limoni Femminiello, entrambi DOP) fin dal Medioevo. Apprezzata località balneare, per la qualità delle sue acque di balneazione è stata più volte insignita della Bandiera Blu (l'ultima nel 2010)dalla Foundation for Environmental Education. Nel 2010 ha ottenuto tre "vele" nell'ambito della campagna della Goletta Verde di Legambiente. Deriva dal nome longobardo di persona Rodo. La specifica è identificativa della zona.

TERRITORIO

Rodi Garganico si trova sul litorale nord del Gargano, al centro di un tratto di costa lungo circa 12 chilometri compreso tra San Menaio ad ovest (a circa 5 km) e Foce Varano, frazione di Ischitella, ad est.Venti miglia nautiche (circa 37 chilometri) attraverso l'Adriatico in direzione nord-est la separano dall'arcipelago delle Isole Tremiti. Confina con Ischitella, Vico del Gargano. L'abitato è abbarbicato su un promontorio roccioso tra due lunghi arenili sabbiosi a pochi chilometri ad est del lago di Varano. È circondato da una lussureggiante vegetazione, composta soprattutto da agrumeti, uliveti e pinete, nonché da alberi di carrube e fichi. Il centro storico, come le mura di cui è cinto, è d'origine medievale ed è caratterizzato da vicoli stretti, in buona parte ripidi e con tracciati intricati, che si insinuano in un tessuto urbano costituito da case di uniforme aspetto architettonico, realizzate in modo tale che da ognuna sia possibile scorgere il mare. Questo grazie anche all'orografia e alla geografia del paese, che sviluppandosi su di una punta circondata dall'Adriatico su tre lati, rispondeva alle esigenze della vocazione marinara della cittadina.La costa, che volge a settentrione, è caratterizzata da lunghe spiagge la cui continuità è interrotta dalla punta rocciosa su cui sorge l'abitato di Rodi Garganico. La sabbia che compone gli arenili è chiara e caratterizzata dalla granulometria particolarmente fine. La spiaggia, riparata dai venti di maestrale grazie allo schermo offerto dal porto, si estende in lunghezza per circa 4 km fin quasi alla spiaggia di San Menaio, ed è larga in prossimità dell'abitato più di 60 metri. Nel 2009, in seguito alle operazioni di dragaggio del fondo marino compiute durante la costruzione del porto turistico, centinaia di migliaia di metri cubi di sabbia sono stati aggiunti all'arenile, contribuendo ad aumentarne ulteriormente la larghezza lungo tutto il fronte costiero.La spiaggia di ponente si sviluppa ad ovest della città comprendendo la Spiaggia della Baia Santa Barbara e la Spiaggia del Lido del sole, dove si concentra la maggior parte delle infrastrutture turistiche rodiane.L'arenile si prolunga fino al confine comunale con Ischitella per una lunghezza totale di 4950 m ed è formato nel tratto più occidentale da una lunga serie di dune sabbiose che digradano lentamente in mare, mentre nei primi 400 metri ad ovest del porto si presenta ghiaio-sabbioso per la presenza di ciottoli trasportati dall'azione dilavante di piogge e maree. La spiaggia è interrotta in corrispondenza della foce del Torrente Romandato.Il clima, già temperato per latitudine e longitudine, risente dell'influenza del mare che mitiga i rigori invernali e le calure estive. Estati calde 27°inverni freddi 8 °C.

 L'uomo di Romandato

La presenza dell'uomo nel paleolitico è testimoniata dal ritrovamento sculture litiche Lo studioso Pietro Gaietto, in particolare, il principale teorico della scultura paleolitica, ha ritrovato sul letto del torrente Romandato due sculture nella pietra risalenti al Paleolitico inferiore raffiguranti teste umane con la bocca aperta, da lui interpretate come rappresentazione dell'urlo dell' homo erectus. Nello stesso posto, numerose sono le testimonianze dell'esistenza di un villaggio neolitico, riconducibile al fatto che i reperti, in origine situati più in alto, siano stati trasportati dall'acqua alla foce del Romandato.

 

STORIA


Sono molte le prove della presenza di insediamenti umani preistorici (paleolitici e neolitici) nella zona. Ma la fondazione del nucleo abitato nel luogo dell'attuale paese è successiva. L'origine di Rodi Garganico è stata spesso collegata al movimento espansionistico dei Rodii (per altri degli Argivi), popolo di etnìa greca che nell'VIII secolo a.C. ne colonizzò le coste attratto dal clima e dalle pinete.Si tratta dello stesso popolo che fondò, secondo l'interpretazione di Strabone, la città di Elpie (o Salapia). Tale interpretazione, per la mancanza di una documentazione archeologica pertinente, risulta essere comunque piuttosto incerta.

 

Secondo diverse fonti illustri, tra cui Cellarius, Theodor Mommsen e Michelangelo Manicone,Rodi Garganico, invece, affonderebbe le sue radici nella cultura dauna, e quindi potrebbe essere stata riedificata sulle rovine della mitica Uria (o Veretum secondo il Manicone), distrutta dopo le guerre puniche, una tesi opposta a quella di Michelangelo De Grazia che descrive contemporaneamente Rodi ed Uria.

 Plinio, infine, fa menzione di un Portus Garnaeche gli storici identificano con il porto di Rodi Garganico, i cui ruderi erano visibili fino agli inizi del secolo scorso nella Cala del Castello, sotto il Rione Cambomilla. Un'epigrafe fa supporre che Rodi Garganico in epoca romana fosse una provincia amministrata dal Comite Gneo Suilio Mascillioni, magistrato ed esattore di tributi.

 Nella località Sotto il Castello si notano ancor oggi le mura difensive del porto di Rodi Garganico, che un tempo erano piuttosto imponenti e che, gradualmente, vennero trasformate in abitazioni.Una botola scolpita nella rupe, poi, permette di accedere ad un locale sulla cui architrave si legge la scritta in latino Tabularium (archivio), dove probabilmente veniva registrata l'attività commerciale e mercantile di Rodi Garganico.

 Con la caduta di Roma si susseguirono tempi difficili: Rodi Garganico fu distrutta dai Goti nel 485 d.C., ricostruita nel 553 dopo la guerra greco-gotica e attaccata dai Saraceni nel 950. Nel 1157 partì proprio dal porto di Rodi il Papa Alessandro III per recarsi a Venezia e riconciliarsi con Federico Barbarossa. Nel 1240, alleata di Federico II, fu saccheggiata dai Veneziani.

 Così come Carpino, venne occupata nel 1461 dagli Aragonesi. Nel 1446, infatti, risultava già essere feudo di Alfonso V d'Aragona e tale rimase fino al XIX secolo.

 Rodi conobbe un nuovo periodo di splendore a partire dal XVI secolo grazie alla produzione agrumaria, la cui filiera coinvolgeva quasi interamente la cittadinanza. Tale coinvolgimento è evidente nel tempo anche attraverso la religiosità locale. La "protezione" dei santi veniva considerata come un elemento fondamentale per un'agricoltura feconda: sin dal Seicento i rodiani erano in prima fila, in occasione della festa di San Valentino (protettore degli agrumeti) durante la lunga processione di febbraio verso il colle del Carmine (Vico del Gargano per benedire piante e frutti di arance e limoni. La scelta del santo arrivò dopo discussioni e pellegrinaggi alla ricerca di un patrono la cui festività si collocasse nella stagione invernale, periodo maggiormente critico per colture di arance Si narra che una delegazione di abitanti proveniente da Rodi e da Vico giunse in pellegrinaggio nella catacomba che custodiva i busti dei santi martiri, allorché il capo della delegazione, urtò il braccio sporgente di San Valentino: fu un segno provvidenziale e decisivo per la scelta. Il 10 febbraio 1618 l’Arcivescovo di Manfredonia approvò la scelta e quattro giorni dopo le ossa del santo giunsero da Roma nella Chiesa Madre di Vico, dando origine alla tradizionale processione del 14 febbraio, tutt'oggi evento seguito e condiviso da Rodiani e Vichesi.

 Nel XIX secolo Rodi Garganico (rischiando di essere assediata dall'intero esercito francese) ospitò Gioacchino Murat, che qui fuggì dopo la seconda caduta di Napoleone e dopo aver cercato di raggiungerlo a Parigi. Fu da Rodi che Murat nel 1815 cercò, invano, di tornare a Napoli con un pugno di fedelissimi per sollevarne la popolazione.

 Nel secolo scorso, durante il ventennio fascista, attraversò un periodo di discreto sviluppo economico grazie alla costruzione della ferrovia garganica. Subito dopo la seconda guerra mondiale, tuttavia, il commercio degli agrumi, principale attività economica della città, si arrestò a causa della situazione politica internazionale che ne limitava i flussi commerciali: non era infatti più possibile commerciare con le dirimpettaie coste dalmate, principale meta delle esportazioni rodiane.

 Oggi la cittadina nonostante abbia mantenuto la produzione agrumaria, in un quadro di sviluppo orientato alla valorizzazione della tipicità dei vari prodotti agricoli, gastronomici ed agrituristici, ha sviluppato principalmente la propria vocazione turistico-ricettiva. Già apprezzata meta balneare negli anni sessanta, ha subito importanti processi di restauro del patrimonio architettonico e di riqualificazione urbanistica messi in atto dalle amministrazioni comunali che si sono succedute nell'ultimo decennio; la recente costruzione di un porto turistico, infine, le ha conferito un ruolo interessante nel circuito turistico del Mediterraneo.

 

Lo stemma e il gonfalone del comune di Rodi Garganico sono arricchiti da una simbologia evidentemente ispirata al territorio ed alla storia del comune. Il gonfalone reca l'iscrizione Irium, ad esempio, evocandone le radici romane; lo stemma, peraltro, presenta sul lato destro un albero di arance, ovvero il prodotto agricolo su cui si è fondata per anni l'economia locale, e sul sinistro una galea che in araldica è simbolo di vittoria navale e prosperità acquisita con commerci d'oltre mare a testimonianza della cultura marinara della cittadina. Lo scudo che contiene lo stemma è ornato da una corona murale formata da un cerchio aperto da quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, tutto di color oro e merlato di nero.

 L'articolo 6 dello statuto comunale di Rodi Garganico al comma 3 recita:

 « Il gonfalone è costituito da un drappo azzurro merlato con frangia dorata nella parte inferiore. È caricato al centro dello stemma del comune, coronato dall'iscrizione centrata "comune di Rodi Garganico" e circondato nella parte inferiore da due rami, uno di olivo ed uno di quercia, al naturale, legati alla base da un nastro rosso ed in basso centrata la scritta su nastro azzurro, "Irium". »

 

« Lo stemma è costituito da uno scudo di forma sannitica su cui è riportato sulla sinistra un albero di arancio e sulla destra una barca a vela. È sovrastato da una corona in oro racchiusa da due rami, uno di olivo ed uno di quercia, al naturale, legati alla base da un nastro rosso e sottostante nastro azzurro recante la scritta "Rodi Garganico" »


MONUMENTI

Santuario della Madonna della Libera

Santuario da oltre 30 anni, è il luogo in cui da secoli si venera il quadro della Madonna della Libera.
In origine abbazia extra moenia (fuori le mura), il santuario venne successivamente inglobato nel tessuto del centro storico in seguito alle varie espansioni urbanistiche. La costruzione dello stesso va collegata alla necessità di ampliare la cappella divenuta ormai insufficiente ad accogliere la crescente affluenza dei fedeli.La navata centrale risale ai primi del 1700. Lo stile architettonico è un barocco pugliese.

L'altare maggiore, marmoreo, risale al 1873 e su di esso è posta l'icona della Madonna della Libera. Dipinta su tavola, essa ritrae la Vergine seduta su un trono con, sul grembo, il Bambino che gioca con una colomba trattenuta dal filo, mentre la mano destra della Vergine, benedicente, si leva facendo intravedere sul palmo il segno della croce. La tavola non è firmata, è assegnata alla scuola gotico-veneziana e risale con ogni probabilità al 1400 - 1450.[32] Nel Santuario, inoltre, si conservano quattro tele del 1700 di scuola napoletana e il Sacro Sasso su cui si posò la Vergine.

Il quadro della Madonna della Libera

2 e 3 luglio, festa patronale

La tradizione vuole che quando Costantinopoli, capitale dell'Impero romano d'Oriente, nel 1453 fu conquistata da Maometto II, i Veneziani prima di abbandonare la città sul Bosforo cercarono di mettere in salvo quante più icone sacre potevano imbarcandole sulle loro galee.
Una di queste, giunta a largo di Rodi Garganico si arrestò inspiegabilmente, non riuscendo a proseguire il suo viaggio verso Venezia nonostante il vento favorevole, mentre le altre navi proseguivano la loro rotta. Il capitano della galea, incredulo, sbarcò a terra per chiedere ragguagli circa lo strano fenomeno agli abitanti di Rodi, i quali, altrettanto sorpresi dall'accadimento non seppero fornirgli spiegazioni. Mentre questi s'incamminava fuori dalle mura cittadine per tornare all'imbarcazione vide ritto sopra un macigno, senza alcun supporto, il sacro quadro della Vergine, e lo riconobbe come una delle opere portate in salvo dalla capitale orientale. Convinto che l'immagine fossa stata furtivamente sbarcata da qualche componente dell'equipaggio, il capitano la riportò a bordo.
La galea non riuscì a riprendere il largo per tutta la notte nonostante il perseverare delle correnti e del vento favorevole e questo spinse il capitano, la mattina seguente, a riscendere a terra. Appena messo piede sulla terraferma, mentre la sua attenzione veniva attirata sul medesimo macigno dal grido «Miracolo! Miracolo!», notò che l' icona sacra si trovava lì, nuovamente ritta nell'identica posizione del giorno prima. Questo fu finalmente ritenuto dal capitano come una chiara manifestazione del desiderio mariano di non lasciare Rodi Garganico, e per questo motivo donò il quadro alla popolazione rodiana. Dopo questo gesto la nave riuscì miracolosamente a riprendere la rotta e, nonostante fosse salpata con un ritardo di due giorni, giunse nel porto di Venezia tre giorni prima delle altre.

Chiesa del Santissimo Crocifisso

Prima parrocchia cittadina, la "Chiesa del Crocifisso" fu chiusa in seguito ai danni riportati dal terremoto del 1679. Dopo il restauro curato da Michele Paolozzi (1695), venne assegnata alla Confraternita dell'Adorazione e della Morte.

L’impianto, ad una navata, conta 10 altari (di cui uno, il centrale, donato da un mercante locale vissuto nell'Ottocento, tale Carmine Carbone). Il primo a destra è dedicato alla Natività, mentre il primo a sinistra è posto sotto una statua lignea raffigurante Cristo Morto.

L'opera fu realizzata da una scuola d'arte napoletana del Seicento e tuttora viene portata in processione la sera del Venerdì Santo. Interessanti sono anche i due organi: il "piccolo" donato da don Michele Veneziani e il "grande" dalle confraternite. Sotto l’organo maggiore è posta una lapide che ricorda i morti per il colera (1886). A testimoniare l'altra epidemia colerica del 1911 è stato eretto un altare di marmo in onore di San Rocco.


Chiesa di San Nicola

 

Edificata nel 1680, fu consacrata nel 1827 dall'arcivescovo Eustachio Dentice, che depose sopra l'altare maggiore le reliquie di San Cristoforo e San Teodoro.[36] Qui si trova una statua lignea di San Cristoforo, compatrono della cittadina, venerata dalla popolazione e donata ai Rodiani dall'abate Giuseppe Spinelli (1681).

Accanto alla chiesa si eleva un campanile alto più di 20 metri, di tre piani, la cui realizzazione si è svolta in due periodi diversi: la prima parte, una torre quadrangolare di stile romanico, fu completata nel XII secolo durante la dominazione normanna. Al XIII secolo, invece, risale la struttura ottagonale con la sovrastante cupola in stile gotico orientale.

Fino al XVII secolo fu adibita a torre di vedetta e faceva parte del sistema difensivo costiero costituito da circa 25 presidi di avvistamento lungo tutto il litorale garganico.

Chiesa di Santa Barbara

Situata a 700 metri dal centro abitato, oltre le mura del paese, è la più antica. La sua esistenza è documentata già in uno scritto del 1091 come dipendenza dell'abbazia di Benevento. Un secolo dopo venne data in commenda ai Cavalieri di Malta. La struttura, oggi in precario stato di conservazione, fu restaurata nel 1645 ed allora arricchita di un prezioso quadro su tela raffigurante santa Barbara. La struttura tra il 2009 ed il 2010 è stata ulteriormente compromessa dal crollo della facciata principale e dalla costruzione di abitazioni adiacenti a pochi metri dal cimitero comunale.

Chiesa di San Pietro

La chiesa di San Pietro, situata in una suggestiva piazzetta, è la più antica chiesa urbana. Anticamente faceva parte di un convento costruito tra il 1216 ed il 1221 quando, come si narra, san Francesco d'Assisi si recò in pellegrinaggio presso la grotta di San Michele a Monte Sant'Angelo.

Proprio poiché parte di un complesso conventuale, l'architettura ne rispecchia le caratteristiche funzionali e storiche. A testimonianza di ciò, di fronte all'ingresso principale, è ancora visibile il chiostro inglobato nelle abitazioni. L'antico portico, infatti, è stato quasi del tutto convertito e sostituito da case ed edifici, mentre il pozzo centrale è tuttora visibile al centro della piazzetta sorta sulla pianta dello scomparso chiostro.
Numerose differenze stilistiche ed architettoniche documentano l'ampliamento della chiesa in momenti successivi.

Chiesa del Santo Spirito - Convento dei Cappuccini

A circa due chilometri dal centro abitato nei pressi della sorgente detta "del Pincio", su una collina immersa nella cosiddetta oasi agrumaria che domina l'intera spiaggia di Levante, si trova il primo convento cappuccino del Gargano. Edificato nel 1538 seguendo la pianta tipica dei monasteri cappuccini, comprende anche una chiesa, consacrata nel 1678. Il complesso, oltre ad ospitare nei suoi sotterranei antiche tombe di ecclesiastici e laici, presenta un piccolo chiostro di notevole valenza architettonica.

All'interno della chiesa, sopra l'altare maggiore, in legno e di fattura barocca, è custodito un pregiato dipinto su tela della Pentecoste risalente al XVI secolo ed attribuito al Mazzaroppi (1550 - 1620), raffigurante la Madonna circondata dagli Apostoli sui quali discende lo Spirito Santo. Dipendenza del convento erano alcuni terreni e casolari dell'oasi agrumaria, divenuti poi di proprietà di un mercante rodiano vissuto nell'Ottocento, Carmine Carbone.Degni di nota, infine sono gli altari barocchi delle tre cappelle laterali, i bassorilievi raffiguranti le figure dei santi e la volta della chiesa completamente decorata con affreschi antichi raffiguranti lo Spirito Santo. Qui, inoltre, è ancora conservata una preziosa campana fusa a Venezia nel 1782.

NATURA

« Si dice che sia tanto soave l'odor degli aranceti sul lido di Rodi Garganico, da far venir le lacrime agli occhi quando è il tempo della fioritura. »

La secolare produzione agrumaria è testimoniata dai Giardini di Agrumi che circondano la cittadina. Percorrendo le strade rurali che dal lungomare fino a San Menaio salgono verso le colline è possibile osservare vaste colture di arance e limoni, che fino al secolo scorso venivano esportati in tutto il mondo. A maggio, periodo di fioritura, è possibile percepire l'intenso profumo delle zagare (i fiori degli aranci) da tutto il litorale. Purtroppo l'aosi agrumaria rischia di essere distrutta dalla speculazione edilizia.

Piccoli faraglioni arricchiscono il tratto di costa su cui sorge l'abitato. Il maggiore e più noto è quello detto "del Cane" (o "del Leone") a causa della sua particolare forma che ricorda, appunto, un cane o un leone che vigila sulla cittadina dai pericoli del mare.

Sulla sommità rocciosa della rupe ad est dei faraglioni è posto un antico trabucco, un'imponente struttura lignea usata tradizionalmente per la pesca, tipica del Gargano e come tale tutelata dal Parco nazionale. Il trabucco di Rodi Garganico è stato recentemente restaurato in occasione della costruzione del nuovo porto turistico.

CULTURA

Biblioteche

Le prime notizie sulla sua esistenza risalgono al 1689 anno in cui Guglielmo Onero Cavaniglia dopo aver restaurato la rocca e riarmato l'arsenale fondò una ricca biblioteca.. La biblioteca comunale, fondata nel 1967, è stata trasferita nel luglio 2002 in una nuova sede presso l'Istituto Statale "Luigi Rovelli". Dotata di postazioni per l'accesso ad internet, fa oggi parte del Sistema Bibliotecario Provinciale di Foggia. Il patrimonio librario conta opere prevalentemente a carattere letterario, geografico e di storia locale. Purtroppo essa non è abitualmente frequentata dalla popolazione.

CULTURA

La cucina rodiana è caratterizzata da numerosi piatti tipici generalmente a base di pesce o verdure. Tra gli antipasti tipici vi sono un'insalata di acciughe o agostinelle e (alici) crude con sughetto d'olio e limone (lic' oppure iust'nedd, ogh' e k'mun), un'insalata di arance condite con olio (la n'zalet d' portaiall), o un'insalata di cozze o cannolicchi freschi conditi con limone e prezzemolo (i cocc'l' ner' oppure cann'licch pu k'mun').

Tra i primi piatti, invece, si ricordano i ditali con le telline conditi con soffritto di aglio e olio (tub'ttin pi cuchiggh'), i troccoli con seppie ripiene di pane e formaggio (secc chien e n'trucc'l), e i bucatini con le canocchie ('mbricciatill e c'kel).

Tra i secondi piatti di pesce, tipici sono i bianchetti marinati, cioè conditi con olio, aceto e prezzemolo (grugnalett mar'net); le alici "mollicate" alla rodiana, cioè condite con olio, pomodori, prezzemolo, aglio e mollica di pane, e le cozze o alici gratinate (cocc'l' ner o alic' arracanet'). Tra i secondi piatti di carne, ricordiamo gli involtini di carne alla rodiana (i ciambott), e un gulasch di capretto, patate e lampascioni (detto u rot).

Tra i dolci vi sono i taralli conditi con vincotto (mustazzul'), gli struff'l, praline sfiziose cosparse con zucchero caramellato, oppure i calzoni o panzerotti dolci (i cav'ciuncidd').

I liquori rappresentano il fiore all'occhiello della cucina rodiana. Per primo c'è il limoncello, un liquore preparato con i tipici limoni femminiello che hanno reso famosa la cittadina garganica, seguito dall'arancino, liquore di arance, dal Laurino, liquore di alloro, e dal mostocotto, un liquore di amarene.

EVENTI

- Estate rodiana: è la serie di eventi e manifestazioni culturali che da anni caratterizzano la cittadina durante i mesi estivi. Il programma presenta una serie di appuntamenti di vario tipo e che variano di anno in anno.

- Festa patronale (2 e 3 luglio): festeggiamenti in onore della patrona Maria Santissima della Libera e di San Cristoforo. Processioni per le vie cittadine si alternano a mercatini ed esibizioni tipiche. La sera del 2 luglio si tiene il concerto nel quale si esibiscono importanti artisti del panorama musicale italiano ed internazionale, invitati dall'amministrazione comunale.

- Festa di San Rocco (terza settimana di agosto), dove sono sempre previste serate-evento e le cui celebrazioni culminano con il tradizionale concerto all'aperto che annualmente ospita celebri cantanti italiani e soprattutto con l'incredibile spettacolo dei fuochi d'artificio nel mare organizzato dai maggiori maestri internazionali dell'arte pirotecnica.

Tra le rassegne annuali ricordiamo:

- Rodi Jazz Fest, il festival dedicato al Jazz italiano ed a tutta la musica da esso derivata promosso dal Conservatorio di musica "Umberto Giordano" di Rodi Garganico. Sette giorni di appuntamenti musicali e molti dei nomi più prestigiosi del panorama jazz italiano ed internazionale. Si svolge nel mese di luglio e la Direzione Artistica e il progetto fa capo a Giuseppe Spagnoli, docente di pianoforte del Conservatorio rodiano.

- GarganoLetteratura, una rassegna culturale che ha come sedi principali i due vicini comuni di Vico del Gargano ed Ischitella e che si compone di una serie di appuntamenti e manifestazioni alla scoperta del Gargano segreto e leggendario, della sua cultura e del folklore, attraverso la poesia e la narrativa.


Il nucleo abitato ha subito espansioni del tessuto urbano in più momenti storici, soprattutto in epoche recenti, ed in diverse direzioni. Originariamente il paese era circondato da imponenti mura difensive, che a partire del XVI secolo furono convertite in abitazioni. L'espansione dell'abitato verso ovest proseguì sino alla prima metà del Novecento, quando venne costruito il quartiere Camomilla, così chiamato perché eretto su un'area dove esistevano coltivazioni di fiori di camomilla; nello stesso periodo fu urbanizzata l'area prospiciente il tracciato dell'attuale SS89, originando l'attuale Corso Madonna della Libera e Piazza Margherita (poi Padre Pio).

A partire dagli anni settanta sono sorti ad ovest i quartieri Baia degli Aranci e Boschetto, caratterizzati da tracciati viari abbastanza regolari e costituiti prevalentemente da complessi residenziali. La loro zona più bassa costituisce il breve lungomare della spiaggia di Ponente. A est, seguendo la strada che conduce al Convento dei cappuccini, sono invece state edificate la zona "167" (1980-1990) con il quartiere Fontana e altre aree residenziali, mentre a nord è nato il quartiere Posta e Madonnina, seguendo il processo espansivo che ebbe inizio nei primi anni del secolo scorso lungo la SS89.

Tra il 2006 e il 2009 è stato realizzato un porto turistico in corrispondenza dello specchio di mare circoscritto tra la spiaggia di levante e l'abitato (il Mer'i varc), fino ad allora solcato da un semplice molo d'attracco. Il baricentro urbanistico del paese si è di conseguenza spostato verso il basso e verso il mare grazie al progetto del Professor Leopoldo Franco che ha fatto sì che il tessuto urbano venisse prolungato per diverse centinaia di metri nell'Adriatico attraverso la creazione di una nuova zona prettamente commerciale e turistico-ricettiva che funge da fianco orientale del porto. Dalla piazzetta del porto, creata all'estremità settentrionale della banchina orientale e progettata in modo da costituire un punto di osservazione particolarmente panoramico, è possibile scorgere quasi 30 km di costa garganica da Peschici a Torre Mileto. Tra il 2009 e il 2010 è stata urbanizzata l'area adiacente la chiesa di Santa Barbara.

Il Vuccolo (centro storico)

L'etimologia del nome deriva dal verbo longobardo "vucculare" che significa "gridare", "chiamare".[55] È caratterizzato da vicoli stretti con tracciati intricati, ripide scalinate, archi, piazzette nascoste e terrazze panoramiche. Deve il suo nome alla tipica (fino a qualche tempo fa) usanza delle popolane di chiamare (vucculare) dalle terrazze i mariti intenti a lavorare le reti a "Mer'i varc" ("mare delle barche"), il nome con cui ancora oggi viene chiamata la zona portuale. Si trovano nel centro storico la chiesa del Santissimo Crocifisso e la chiesa di San Michele Arcangelo.

Il Porto Marina "Maria SS. della Libera", (l'unico yachting point dell'Adriatico), inaugurato il 25 luglio 2009, ha rivoluzionato il profilo urbanistico del paese.Realizzato seguendo i criteri della bioarchitettura, è il porto turistico di più recente costruzione e tra i più moderni ed attrezzati del medio-basso Adriatico, nonché il più vicino alle coste della Croazia. Il porto è in grado di accogliere 316 imbarcazioni con lunghezza (ft) compresa tra gli 8 e i 45 metri. La profondità del fondale varia da un minimo di 3,50 metri ad un massimo di 7 metri. Vengono organizzati eventi diportistici in tutte le stagioni.

Il porto è collegato, attraverso trasferimenti marittimi giornalieri, con le Isole Tremiti, Peschici e Vieste. La firma di un protocollo d'intesa con il consolato croato, ha definito i collegamenti con le destinazioni di Lastovo e Pelagosa.