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Stato:

Italia

Regione:

Puglia

Provincia:

Foggia

Coordinate:

41°18′0″N 15°29′0″E/ 41.3°N 15.48333°E

Altitudine:

284 m s.l.m.

Superficie:

51,31km²

Abitanti:

2.087

 

Densità:

38,0 ab./km²

Comuni contigui:

Ascoli Satriano, Bovino, Deliceto, Foggia, Orsara di Puglia, Troia

CAP:

71025

Pref. telefonico:

0881

Nome abitanti:

Castelluccesi

Santo Patrono San Salvatore
Giorno festivo 6 agosto

Castelluccio dei Sauri è un comune italiano di 2.200 abitanti della provincia di Foggia. Sorge sui primi rilievi del Subappennino Dauno. Il suo nome deriva da Castellucium de Sauro. La prima parte del nome assume il significato di fortezza o villaggio fortificato. La specifica è di difficile interpretazione in quanto potrebbe far riferimento ad un nome di persona o di luogo non ancora identificato con precisione.


IL TERRITORIO

Il comune confina con Ascoli Satriano, Bovino, Deliceto, Foggia, Orsara di Puglia, Troia. E' attraversato dal fiume Cervaro e il suo clima è forse uno dei più miti di tutta la Capitanata con inverni che non vanno al di sotto dei 2°C ed estati che non raggiungono i 20°C.


LA STORIA

Sull'esistenza di Castelluccio in epoca pre-romana non abbiamo a disposizione notizie certe e ben documentate cui fare riferimento, ma si sa che in località Sterparo ai confini con l'agro di Bovino, sorgeva in epoca remota un importantissimo luogo di culto, testimoniato dal ritrovamento di numerose stele, alcune delle quali sono tuttora visibili nel Museo civico di Bovino. In epoca romana, il paese è stato identificato con "l' oppidolum" (villaggio) di cui parla il poeta Orazio nella sua Quinta Satira. Orazio era solito fermavisi per passare la notte nel corso dei suoi viaggi da Roma a Brindisi (dove si imbarcava per la Grecia e viceversa). Detto villaggio era attraversato dalla via Appia ed era conosciuto per la fonte di Maggio. Il grande poeta latino afferma che le acque di questa fonte, che dopo le piogge invernali erano al massimo della loro resa nel mese di Maggio, sembravano essere miracolose per chi soffriva di dolori al corpo e all'addome: chi ne soffriva, infatti, dopo aver bevuto l'acqua di questo "oppidulum" avvertiva presto leggerezza e riacquistava il benessere. Anche il pane lavorato con quest'acqua acquistava maggior pregio. All'inizio della loro conquista (intorno all'anno mille),che culminò con l'unificazione dell'Italia meridionale ad opera di Ruggero II, i signori Normanni (uomini del Nord), costruirono dei "castra", cioè piccoli insediamenti rurali fortificati, che furono numerosi sulle colline subappenniniche. Tali insediamenti miravano in primo luogo a raggruppare i contadini per la coltivazione e la valorizzazione del territorio e fornire al potere signorile, di natura innanzitutto militare, un base fortificata.
Quando i Normanni conquistarono insediamenti di origine bizantina, e Castelluccio doveva essere uno di questi per via del "Saurorum" (dei Sauri), probabilmente fu ripopolato da un nucleo di cavalleria Isaurica (dal nome dell'imperatore bizantino Leone III, l'Isaurico). ll primo documento che accerta l'esistenza del paese risale al 1118, anno in cui il conte Roberto II di Loretello (umile borgo del Molise) ne fece dono al Capitolo della Chiesa di Bovino.
Sotto la dominazione sveva di Federico II, il paese divenne una "masseria" regia, cioè un'unità produttiva agro pastorale. Dopo la morte di Federico II e la fine della sua dinastia, nel 1273 il feudo di Castelluccio dei Sauri venne assegnato ad Ugo di Brienne, conte di Lecce e duca di Atene. Nel 1324 il re Roberto d'Angiò riconferma al Capitolo Bovinese la donazione del Casale di Castelluccio degli Schiavi.
A partire dal 1390 il paese entra in una fase di declino, che lo porterà al completo spopolamento nel periodo che va dal 1415 al 1446. In seguito, come abbiamo già detto, fu ripopolato da 60 famiglie di Albanesi e ritornò così a vivere, anche se nel 1549 per via della natura violenta dei suoi abitanti, su ordine del vicerè Pietro di Toledo, il casale fu fatto bruciare insieme ad altri. Gli Albanesi portarono con se il rito greco-ortodosso, praticato nella chiesa di San Giorgio, probabilmente l'attuale cappella di San Gerardo, mentre gli abitanti del posto si recavano presso la chiesa di Santa Maria, probabilmente una cappella preesistente alla attuale chiesa della Madonna delle Grazje. Nel 1564 Giovanni Guevara, signore di Bovino, acquista il feudo di Castelluccio dei Sauri dalle mani di Fabrizio Mormile, che così fa parte dello Stato feudale dei Guevara fino al 1860 data della nascita del Regno d'Italia.

GONFALONE


MONUMENTI

Il Monumento ai Caduti

Il Monumento ai Caduti fu inaugurato negli anni ottanta insieme al nuovo gonfalone comunale e alla consegna del vessillo alla locale Stazione dell'Arma dei Carabinieri da parte dell'Amministrazione Comunale di allora. Il triplice avvenimento che ebbe carattere particolarmente solenne sisvolse con l'intervento delle massime autorità locali e provinciali, oltre che di alcune altre di livello nazionale, in una cornice di popolo e di ex combattenti che per l'occasione, sfoggiavano le loro decorazioni.











Il pozzo di Annibale

I resti di quel che si ritiene un pozzo fatto costruire da Annibale si trovano lungo la Statale ex 161 in località Lamia nei pressi dell'Ippodromo dei Sauri. In questa zona che si trova di fronte a Troia (FG), l'antica Eca, restò accampato per molto tempo l'esercito di Annibale e la tradizione vuole che questo pozzo fosse stato costruito appunto per le necessità delle truppe. Nessuna notizia certa od ufficiale esiste, ma è stato da sempre e da molti storici ritenuto tale. Certamente la cosa non è infondata dal momento che anche durante la costruzione della suddetta strada statale, si operò una deviazione per evitare di distruggerlo.




Le stele antropomorfe

Quella delle stele è senza dubbio la produzione che maggiormente caratterizza l'età del Rame del Subappennino. Le prime furono individuate nell'autunno del 1954, nel corso di arature in un podere al confine tra i territori dei comuni di Bovino e Castelluccio dei Sauri. In quella circostanza fu portato in superficie numeroso pietrame di grandi dimensioni, tra cui furono riconosciute due stele pressoché integre e una terza frammentaria. Il frammento di una quarta venne successivamente individuato inglobato nella facciata di un edificio rustico della zona. Ulteriori rinvenimenti si sono verificati in seguito fino a raggruppare complessivamente, allo stato attuale, più di trenta esemplari. Le stele sono generalmente di non grandi dimensioni (altezza media cm 60) e l'altezza prevale sulla larghezza; anche lo spessore è esiguo, inferiore solitamente ai dieci centimetri. I materiali adoperati sono il calcare o la pietra arenaria, facilmente reperibili in loco. Gran parte di esse mostra ornamentazioni varie esclusivamente su una faccia, preventivamente sottoposta ad un sommario lavoro di lisciatura. L'altra faccia è invece scabra, spesso appena sbozzata, poichè evidentemente le stele erano destinate a una prospettiva solo frontale. Anche la parte inferiore è volutamente poco curata, non di rado rastremata per agevolare l'infissione nel terreno.La morfologia varia dalla sagoma naturale, che richiama quella umana, alla lastra sulla quale è evidente l'intervento dell'uomo che le ha conferito un carattere antropomorfo schematizzato. Anche i margini mostrano talora i segni di una sommaria squadratura, mentre il distacco tra i piani ventrali e dorsali risulta attenuato dall' arrotondamento dei contorni.
Il materiale litico adoperato per la loro realizzazione si presta facilmente a essere lavorato e istoriato: i particolari descrittivi sono incisi, intagliati, oppure eseguiti con un procedimento artisticamente evoluto, ricavandoli cioé nel volume della pietra mediante ribassamento dei piani. L'impiego di scalpelli e punteruoli consente la delineazione e l'incisione delle figure. Unici elementi eseguiti a rilievo sono i seni e il cordone, che sembrano scandire le parti che
compongono la stele, delimitando la zona bassa destinata all'infissione. Le stele non presentano in alcun caso la testa differenziata dal resto del corpo. Le espressioni più elaborate vedono variamente realizzata l'estremità superiore con l'astratta e schematica rappresentazione delle spalle e del capo, quest'ultimo costantemente privo di particolari fisionomici.
Il sito di Sterparo costituisce allo stato l'unica attestazione meridionale di realizzazioni rientranti in questo particolare tipo di istanza, presenti nello stesso periodo lungo l'arco alpino italo-elvetico. Del resto il sito si avvale di una sintesi privilegiata di fattori geografici che si ritrovano alla base della nascita e dello sviluppo dei centri alpini, quali la dislocazione prossima ai primi contrafforti montani in vicinanza di antichi corsi d'acquae, soprattutto, lungo una fondamentale direttrice di attraversamento, il cosidetto Vallo di Bovino, in ogni tempo punto di trasito obbligato nel percorso tra la costa adriatica con i suoi approdi e i vicini valichi della dorsale appenninica. L'insieme di questi fattori potrebbe aver favorito il movimento di genti portatrici di nuovi concetti e innovazioni tecnologiche, come le stele antropomorfe e le armi metalliche, i luoghi di culto e i rituali di consacrazione degli stessi, la ceramica a solcature, scanalature e striature, l'uso dell'aratro. D'altra parte già nel V millennio a.C. è provato l'uso di questa via di collegamento per stabilire contatti tra aree distanti: lungo la stessa direttrice si colloca, infatti, l'insediamento neolitico di La Stanza presso Ariano Irpino, che ha restituito frammenti di ceramica dipinta tipo Masseria la Quercia.



LUOGHI DI CULTO


Chiesa del S.S. Salvatore

Nel periodo del dominio bizantino, prima che gli Albanesi si insediassero in Castelluccio, dove fu eretta la Chiesa di S. Giorgio, in cui un proprio arciprete officiava in rito greco bizantino, doveva già esservi una Chiesa officiata dai locali in rito latino, detta Chiesa di S. Maria delle Grazie. In un documento datato 3.3.1235, conservato nell'Archivio del Monastero Benedettino di Montevergine, è detto: "Pietro, Vescovo di Bovino in presenza e con la approvazione di tutti i Canonici della Cattedrale, dona al Monastero di S. Maria di Monteverginele Chiese di S. Quirico, S. Martino e S.Nicola nelle pertinenze di Deliceto e quella di S.Giovanni nelle pertinenze di Castelluccio degli schiavi". Data la scarsezza numerica degli abitanti di Castelluccio, è da scartare l'ipotesi di una terza Chiesa e, pertanto, la Chiesa di S. Maria delle Grazie non è altra che quella di S. Giovanni sotto un nuovo titolo. Nelle visite pastorali del XVI e XVII secolo viene descritta così la situazione religiosa di Castelluccio: "A ponente del Villaggio si vedono i ruderi di una Chiesa greca, chiamata S. Giorgio, con le sepolture; i Latini ne avevano un'altra a levante, sotto il titolo di S. Maria delle Grazie".
I ruderi della Chiesa di S. Giorgio trovano la loro spiegazione nella distruzione del villaggio decisa da Pietro di Toledo, nel 1539, per punire gli Albanesi, resisi un po' ovunque colpevoli di saccheggie ruberie. Gli Albanesi di Castelluccio trovarono rifugio a Deliceto e, quando vi fecero ritorno, rinunciarono alla ricostruzione della propria Chiesa, anche perché il Vescovo di Bovino, Giandomenico d'Anna, nel 1570 aveva soppresso in tutto il territorio della Diocesi le Celebrazioni di culto in rito greco. Verso la fine del XVII secolo viene per la prima volta descritta la Chiesa del SS.Salvatore, durante la Visita pastorale compiuta a Castelluccio nel 1685 da Mons. Angelo Ceraso, Vescovo di Bovino, è detto che la Chiesa matrice o del SS. Salvatore era in buon stato e aveva cinque altari, l'altare maggiore e quattro altari laterali. È probabile che un secolo dopo la distruzione della Chiesa di S. Giorgio sia stata costruita sui suoi ruderi una Chiesa dedicata al SS. Salvatore, affidata ad un Economo Curato: corrisponderebbe all'attuale cappella di S. Gerardo. Quando alla fine del XVIII secolo o all'inizio del XIX fu costruita accanto alla cappella, prima chiesa del SS. Salvatore, la nuova chiesa più ampia e più accogliente, il titolo passò dalla cappella alla nuova Chiesa e la cappella fu dedicata a S.Gerardo Maiella.


Chiesa di S. Giovanni o Madonna  delle Grazie

La Chiesa di S. Giovanni, successivamente detta di S. Maria delle Grazie, è ubicata a levante del paese, probabilmente più volte ricostruita e restaurata nel passato, agli inizi degli anni '70 di questo secolo, fu demolita per far posto ad una nuova, realizzata per iniziativa della devota Ausilia Cornacchia e inaugurata il 18.8.1971. In questa Chiesa ha avuto sede provvisoria la Parrocchia del SS. Salvatore, quando la Chiesa parrocchiale, danneggiata dal terremoto del 1980, fu chiusa per consentire i lavori di riparazione, finanziati dallo Stato.

Il quadro della Madonna delle Grazie,secondo alcuni studiosi, risale al XVI secolo e il suo realizzatore è stato un allievo del grande pittore Raffaello Sanzio. Alcuni anni fa il quadro è stato sottoposto ad un trattamento ad opera di una professionista del posto.

 



Chiesa di S. Gerardo

La cappella di San Gerardo fu costruita tra il XVII e il XIX secolo affianco alla nuova chiesa dedicata al SS. Salvatore, permettendo la venerazione di San Gerardo, un santo molto amato dai Castelluccesi. Nel 2005, nel mese di maggio, Castelluccio ha vissuto una giornata memorabile accogliendo nella sua città le reliquie di San Gerardo in omaggio alla sua grande devozione al Santo di Materdomini.


IPPODROMO

Nato nel 1995 per mano della società Ippica di Capitanata s.r.l., l'Ippodromo dei Sauri di Castelluccio dei Sauri riceve la sua consacrazione a livello nazionale sotto la direzione imprenditoriale della Signora Francesca Romana Maglione. Strutturalmente sorge a 25 Km da Foggia su un'area complessiva di 360.000 mq cosi divisi: 58.000 mq sono destinati al pubblico, 80.000 alle scuderie e 20.000 per usi diversi. La felice posizione geografica dell'impianto (in una pianura alle pendici del Subappenino dauno) fa si che si possa godere di un clima fresco e piacevole per tutto l'anno, a beneficio non soltanto del numeroso pubblico che affolla le tribune dell'impianto, ma anche e sopratutto dei cavalli impegnati in pista che possono correre ed allenarsi senza soffrire sbalzi di temperatura. La pista da corsa è lunga 1000 metri a un metro dalla corda interna. Presenta in larghezza massima in dirittura di 22 metri e una minima (alla prima curva di 16 metri), il fondo della pista è composto da materiale magnesiaco, stabilizzato calcareo e frantumato, il manto sabbioso ha uno spessore di 2 cm. durante il periodo estivo è usata sabbia vagliata, mentre durante il periodo invernale è usato il frantumato. La dirittura presenta una pendenza del 3% mentre le curve una pendenza massima del 9%. La pista è delineata da paletti di gomma alti quanto il mazzo della ruota del sulky al fine di permettere una più agevole via di fuga ai concorrenti. La pista di allenamento è lunga 800 metri ad un metro dalla corda interna e si trova all'interno dell'area della pista da corsa. Il tondino per il passaggio dei cavalli è dello stesso materiale della pista, ma è ricoperto di 3 cm di sabbia. Un'autobotte assicura l'innaffiamento della pista prima e dopo ogni corsa mentre un rastrellatore prepara e uniforma la pista per la corsa successiva. La vasta area della scuderie annovera 200 box e comprende diversi magazzini, un maniscalco, alloggi e servizi per il personale, vari letamai, il servizio veterinaio e ancora bar e parcheggi riservati. L'ippodromo è attrezzato per lo svolgimento di corse in notturna. Le corse sono riprese da tre telecamere e il pubblico può seguirle anche dai 19 monitor disseminati all'interno dell'impianto. Un tabellone installato al centro della pista offre agli spettatori tutte le informazioni sull'andamento della corsa: ordine di arrivo dei primi 5 cavalli classificati, i ritirati, gli squalificati, il tempo del cavallo vincitore, le rotture prolungate e quelle in arrivo. Il pubblico è ospitato in un area capace di contenere più di 16.000 spettatori con una tribuna coperta da 1.300 posti (900 a sedere). L'area è servita da un ristorante, 3 bar, un moderno e attrezzato parco giochi per bambini mirabilmente sorvegliato da 2 animatrici e da 2 parcheggi custoditi, uno all'interno capace di contenere 500 auto e l'altro all'esterno di 2000 posti. All'interno dell'impianto in concomitanza con le corse, si svolgono sagre o manifestazioni ludico-creative, con esibizioni canore di giovani artisti locali e mostre d'arte e pittura.

EVENTI

La Festa Patronale

La festa patronale in onore al SS Salvatore e alla Madonna delle Grazie si svolge dal 5 al 7 agosto, e proprio in quest'occasione si organizzano in collaborazione con la Pro-Loco e il Comitato Feste Patronali un programma ricco di eventi quali fiere, sagre, musica, teatro e uno splendido spettacolo di fuochi pirotecnici. Il programma religioso invece prevede il 6 Agosto la celebrazione della Santa Messa e la processione con la statua del SS. Salvatore, mentre, il 7 Agosto dopo la celebrazione della Santa Messa, la processione per le vie principali del paese prevede l'ostentazione del Quadro della Madonna delle Grazie.