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Stato:

Italia

Regione:

Puglia

Provincia:

Foggia

Coordinate:

41°19′30″N 15°09′39″E/ 41.325°N 15.16083°E

Altitudine:

856 m s.l.m.

Superficie:

26,19 km²

Abitanti:

651

 

Densità:

27,5 ab./km²

Comuni contigui:

Castelluccio Valmaggiore, Biccari, Castelfranco in Miscano (BN), Celle di San Vito, Greci (AV), Orsara di Puglia, Roseto Valfortore

CAP:

71020

Pref. telefonico:

0881

Nome abitanti:

Faetani (in francoprovenzale faìtare)

Santo patrono:

San Prospero

Giorno festivo:

seconda domenica di luglio

Faeto, Faìte in lingua francoprovenzale, è un comune italiano di 651 abitanti della provincia di Foggia. È noto per formare insieme a Celle San Vito un'isola linguistica di lingua francoprovenzale. Il nome significa faggeto, derivando dal latino fagus, ossia faggio, con l'aggiunta del suffisso collettivo -etum.

IL TERRITORIO

Faeto è il comune più alto del Subappennino Dauno e della Puglia. È posizionato al confine tra la regione Puglia e la Campania, costituendo lo spartiacque delle Provincie di Foggia, Avellino e Benevento. Rappresenta uno dei punti del Sud Italia più lontani dal mare essendo situato a 866 metri di altitudine. Il territorio è prevalentemente montuoso e raggiunge le massime altezze con il Monte Cornacchia a 1.151 metri di altitudine, al confine con il territorio di Biccari, con il Monte Perazzoni a 1.060 metri ad ovest dal centro abitato, con il Monte San Vito a 1.015 metri a sud-est e con il Monte Castiglione a 959 metri a sud-est dal centro abitato. Numerosi toponimi si ricollegano alla presenza di acque e di fontane in località specifiche: Bagnaturo a circa 2 km a nord del centro abitato, Fontanelle a sud-est del centro abitato. Acqua la Rama all'estremità sud-ovest del territorio, ai confini con il territorio di Greci. Il paese è adagiato sul fianco est del Monte Perazzoni, e, per la sua posizione offre ai visitatori uno spettacolo di bellezze paesaggistiche ancora incontaminate, di storia, costumi e folklore.
Il clima è quello tipico appenninico: inverni freddi, estati non eccessivamente calde. La temperatura media annua è compresa tra i 10°C e i 18° C, ma raramente si registrano temperature che scendono sotto lo zero.

STORIA

Diverse ipotesi esistono sull'origine di Faeto. La più accreditata è quella che fa perno soprattutto sull'editto di Carlo I d'Angiò dell' 8 luglio 1269, secondo cui l'origine dell'isola linguistica francoprovenzale nasce dal gruppo di soldati mandati dal sovrano Angioino a presidiare il centro fortificato di Crepacore, collocato vicino alla chiesa di San Vito. Questi soldati, terminata la guerra, richiamarono le loro famiglie e si insediarono definitivamente in questo luogo che poi abbandonarono nel 1340, spostandosi nella località dove oggi sorge Faeto, dando origine all'attuale paese. A determinare questo abbandono di Crepacore e la scelta dei nuovi siti ci furono vari fattori tra cui il clima e l'estrema pericolosità del posto. A tutto ciò si aggiunge l'offerta di sicurezza che potevano garantire i due Monasteri benedettini del SS. Salvatore e di Santa Maria, per l'insediamento più numeroso nella località dove sorge l'attuale centro di Faeto. Faeto quindi pur nascendo come agglomerato di abitazioni per soldati, si sviluppò, nel tempo, come pacifico borgo contadino. Gli abitanti di Faeto e quelli della vicina Celle di San Vito, a distanza di oltre sette secoli, parlano ancora il francoprovenzale, che, proprio perché non ha avuto più contatti diretti con la regione d'origine, è rimasto ibernato al XIII secolo,rappresentando un utile strumento di lavoro per verificare e confrontare quei fenomeni linguistici che nelle regioni originarie sono mutati o si sono persi.
La nascita di Faeto e di Celle è fatta risalire alle vicende degli ultimi sovrani svevi: Manfredi, figlio di Federico II, e suo nipote Corradino con gli Angioini. Carlo I, figlio del re di Francia Luigi VIII e di Bianca di Castiglia, conte dell' Anjou, del Maine, dell'Hainaut e di Provenza, venne a Roma nel 1265, chiamato dal papa Clemente IV, per combattere Manfredi di Svevia, re di Sicilia che minacciava i domini romani. Nominato senatore dal partito guelfo, fu raggiunto dal suo esercito, passato dal Piemonte in Lombardia. Il 6 gennaio dell' anno seguente venne incoronato in San Pietro re di Sicilia e subito dopo iniziò la marcia verso il Mezzogiorno, e il 26 febbraio si scontrò a Benevento con il re Manfredi, il quale, dopo una viva resistenza delle milizie tedesche e saracene, abbandonato anche da quelle feudali, fu sconfitto e ucciso.
Anche il tentativo di Corradino di Svevia, figlio di Corrado IV di opporsi a Carlo d'Angiò e di recuperare il regno di Sicilia riuscì vano: nell'agosto del 1268 presso Tagliacozzo, negli Abruzzi, l'esercito Svevo fu sconfitto, Corradino si rifugiò ad Astura, fra Anzio e Terracina, presso Giovanni Frangipane, che lo tradì consegnandolo al re Carlo: il 29 ottobre venne decapitato a Napoli e Carlo s'impadronì in breve di tutta l'Italia Meridionale. Solo i saraceni dell'insediamento musulmano di Lucera, asserragliatisi nel locale castello, resistettero al suo urto.

È durante questo lungo assedio che gli storici ascrivono la nascita delle due colonie di Faeto e Celle. Carlo I d'Angiò, con l'editto dell'8 luglio 1269, distaccò da Lucera un nucleo di duecento soldati e li spedì al Castello di Crepacuore; successivamente, fece venire le famiglie dei duecento soldati, che, raggiunti i familiari, restarono tranquille ed operose per un certo numero di anni. Quando ricominciarono le ostilità tra le stesse dinastie Angioine ed in seguito con gli Aragonesi, che minacciavano la tranquillità del posto da loro occupato, le famiglie decisero di abbandonare il Casale e di trovare una più tranquilla residenza nello stesso territorio a loro concesso, e la maggior parte di loro si sistemò nei pressi del cenobio dei Benedettini, detto Monasterium Sancti Salvatoris de Fageto nei pressi dell'attuale campo sportivo e distante poche centinaia di metri da un altro monastero, quello di Sancte Marie de Faieto o Fageto: nacque, così, Faeto, dai nomi Faieto o Fageto con i quali venivano denominati i due monasteri. La rimanente parte andò ad occupare il Casale San Felice e, successivamente, un fabbricato costruito dai frati del Cenobio di San Nicola per la loro residenza estiva, dando origine a Celle San Vito, la cui denominazione scaturì dalle celle monacali di tale residenza estiva e dalla ecclesia sancti Viti: siamo intorno alla metà del 1300.
Successivamente, avvenimenti politici e religiosi sconvolsero la vita tranquilla del paese, soprattutto la prepotenza e l'arroganza del figlio di Alfonso V di Aragona, Ferdinando I, il quale, sconfitto da Giovanni d'Angiò, assediò in seguito le città di Troia ed Orsara, dove i suoi rivali si erano fortificati. Dopo alterne vicende, Ferdinando I riuscì ad espugnare le città e a mettere in fuga i francesi, i quali, raggiunti nei pressi di San Vito, vennero definitivamente sconfitti il 18 agosto del 1462: la località dove avvenne il terribile scontro da allora ha preso il nome di Lago di Sangue, proprio a ricordo del triste e sanguinoso evento, che segnò, dopo due secoli di dominio, la fine del governo angioino nel Regno di Napoli.
Ferdinando, diventato il nuovo padrone dell'Italia meridionale, s'impossessò arbitrariamente di tutto il territorio di Faeto, di Celle, di Greci e di Orsara per destinarlo ad allevamento di puledri. Nella lotta per la successione al regno di Napoli, Renato d'Angiò fu sconfitto dall'altro contendente, Alfonso V d' Aragona, che gli tolse la Baronia di Castelluccio e la concesse momentaneamente alla Contessa di Celano. Il nuovo re di Napoli Ferdinando I, conosciuto anche come Ferrante, dopo la vittoria ottenuta sugli Angioini a Lago di Sangue, assegnò definitivamente nel 1463 la Baronia al marito della Contessa Celano, Don Antonio d'Aragona de Piccolominibus, in seguito nominato anche duca di Amalfi. Nel 1507, la Baronia passò a Don Giovanni Battista de Piccolominibus, figlio di Don Antonio e marchese di Iliceto o Ilicito, ora Deliceto, che nel 1519 la cedette a tale Giacomo Recca. Nel 1561 la Baronia ritornò al Marchese di Deliceto, il quale, però, l'anno successivo la vendette a Marco Antonio Pepe di Napoli. Cinque anni dopo fu acquistata per diciassettemila ducati dalla contessa di Biccari e di Ariola, nobil donna Emilia Carafa, la quale chiese ed ottene dal viceré di Napoli il titolo di baronessa e il privilegio di dichiarare sua camera riservata la Baronia di Val Maggiore.
Nel 1576 passò al figlio della Carafa, Ferrante Caracciolo, ed in seguito ai suoi eredi. Ultima dei Caracciolo fu Antonia, principessa di Riccia, contessa di Altavilla, duchessa di Airola, contessa di Biccari, Montuoro e Rotello, nonché baronessa di Castelluccio, Faeto e Celle. Il dominio della Baronia, dalla Caracciolo passò al marito Giovanni Battista De Capua, principe di Riccia, e da questi ai vari eredi, fino a Bartolomeo II che la tenne in possesso per oltre cinquant'anni, cioè fino al 1792. In quest'anno il burgensatico della Baronia venne donato a Francesco Vincenzo Sanseverino, duca della Saponara, mentre i diritti feudali furono devoluti al fisco che li ritenne fino all'inizio del secolo successivo, quando venne abolito il feudalesimo.

LUOGHI DI CULTO

 

Chiesa Madre del Santissimo Salvatore

 

La chiesa ha una facciata grigia di stile rinascimentale., venne costruita nel 1570 sui resti del castello per evitare che i valdesi diffondessero il loro credo nel paese. Ha un'unica ed ampia navata.

 





CULTURA

Museo Etnografico di Faeto

Il centro Archeologico Etnografico di Faeto è stato inaugurato l'8 agosto 1988, ma la sua nascita è legata al giorno della istituzione della locale sede dell'Archeoclub delle Comunità Francoprovenzali di Faeto e Celle San Vito, avvenuta due anni prima.
Il museo etnografico terriroriale delle comunità franco-provenzali di Faeto e Celle San vito, uniche colonie linguistiche del genere esistenti nell'Italia centro-meridionale, rappresenta una raccolta di attrezzi di eccezionale interesse; essi venivano usati dalla gente non solo per il lavoro dei campi ma anche per tante altre attività legate alla vita stessa del lavoro del contadino. Si può affermare con certezza che sia la testimonianza storico-culturale della civiltà prettamente contadina, pastorale ed artigianale della vita della comunità: dagli attrezzi specifici per la lavorazione e coltivazione della terra agli arnesi per la raccolta del fieno; dalle varie fasi della raccolta del grano all'allevamento del bestiame; dalla transumanza alla produzione e lavorazione dei formaggi; dalle varie forme di artigianato alla stessa vita domestica.

 

La Casa del Capitano

E' ubicata nel centro storico di Faeto. Secondo una leggenda in esso abitava il capo dei briganti del luogo, mentre, secondo la storia vi risiedeva la persona più altolocata: il governatore del paese. Tale edificio, con accesso da Vico Valentino, risale presumibilmente al XV secolo, mostrando elementi storico-artistici di elevato interesse. L'elemento di maggior rilievo è costituito dalla caratteristica bifora che si affaccia su via Vittorio Emanuele: gli elementi che la costituiscono provengono dai resti del Monastero del Santissimo Salvatore.
Nella prima sala, oltre agli attrezzi per la coltivazione della terra, si possono ammirare oggetti ed utensili di cucina e del focolare domestico; i vari sistemi di illuminazione; attrezzature per la sfarinatura, preparazione e cottura del pane e della pasta fatta a mano, contenitori di ogni genere, pesi vari e misure d'altri tempi.
Nella seconda stanza sono stati raccolti tutti gli oggetti da trasporto, dalla barella alla slitta o "treggia" al calesse.

Nella terza stanza si possono ammirare tutti gli attrezzi utilizzati dagli artigiani.

Nell'ultimo locale è stata ricostruita una camera da letto tipica della tradizione locale.
A sua volta, ogni stanza è stata suddivisa in settori, ed in ognuno di questi è riportata una scheda la quale, oltre ad indicare la denominazione degli oggetti in lingua italiana e nell'idioma franco-provenzale, descrive anche il processo lavorativo e l'uso a cui essi servivano. Su ciascuna scheda, inoltre, è stato riportato il nominativo della persona che ha donato al museo l'oggetto o l'attrezzo.
Il Museo è ubicato in Via Vittorio Emanuele, 5

EVENTI

Sagra di S.Antonio: seconda domenica di luglio.

Sagra del Maiale - Fféte de lu Cajunne: prima domenica di febbraio.

Sagra del Prosciutto di Faeto: prima domenica di agosto.