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Stato:

Italia

Regione:

Puglia

Provincia:

Foggia

Coordinate:

41°10′0″N 15°16′0″E / 41.16667°N 15.26667°E

Altitudine:

859 m s.l.m.

Superficie:

36,04 km²

Abitanti:

1.136

 

Densità:

36,4 ab./km²

Comuni contigui:

Accadia, Anzano di Puglia, Ariano Irpino (AV), Panni, San Sossio Baronia (AV), Sant'Agata di Puglia, Savignano Irpino (AV), Zungoli (AV)

CAP:

71020

Pref. telefonico:

0881

Nome abitanti:

Monteleonesi

Santo patrono:

San Rocco

Giorno festivo:

16 agosto

Monteleone di Puglia è un comune italiano di 1.136 abitanti della provincia di Foggia. La prima parte del nome è un composto di monte e del nome di persona Leone: la specifica identifica la zona. Le origini del toponimo sono avvolte nel mistero; ma una delle spiegazioni più accreditate vuole che derivi da Monlione, simile alla pronuncia dialettale oggi ancora in uso: Munt Lion. Questo termine sarebbe legato all’arrivo su questo monte dei lionesi. Secondo un'altra ipotesi il nome potrebbe essere legato alla presenza di leoni in tempi lontanissimi, e unito alla configurazione montuosa del luogo, coperto di boschi, ne suggerisce il nome. Fa parte della Comunità Montana dei Monti Dauni Meridionali.

TERRITORIO

Con i suoi 859 m s.l.m. è il comune più alto della Puglia ed è situato sui monti del Subappennino Dauno. Occupa una posizione a cavallo che abbraccia le province di Avellino e di Foggia e dista circa 60 km da entrambi i capoluoghi. Confina con Accadia, Anzano di Puglia, Ariano Irpino (AV), Panni, San Sossio Baronia (AV), Sant'Agata di Puglia, Savignano Irpino (AV), Zungoli (AV). Il suo è un clima tipico del paese di montagna, con inverni freddi con abbondandi nevicate, dove si va al di sotto dei 0° C ed estati fresche di 18° C.

STORIA

La sua origine è fatta risalire probabilmente al tardo periodo romano, tesi supportata dal ritrovamento di reperti in località Valle delle Noci nel 1967: scheletri allineati in tombe di pietra, vasi di terracotta e armi, reperti di una necropoli risalente al mille o ad un periodo anteriore. Questa tesi è stata poi recentemente rafforzata, nel 1998, quando in località San Martino, sono stati rinvenuti 5 scheletri allineati in cunicoli di pietra, 5 paia di orecchini e 4 braccialetti di bronzo, facendo così pensare al ritrovamento di un cimitero romano.
La sua centralità geografica fece sì che nel suo territorio fosse convocato nel 1140 da Ruggero il Normanno l’Assise di Selvamala, l’Assemblea costituente che diede le prime leggi fondamentali al regno normanno del Sud. Durante il periodo tardo medioevale, Monteleone è stata al centro di importanti conflitti religiosi, ospitando tanti perseguitati in fuga a causa della propria fede religiosa: motivo per cui le autorità ecclesiastiche spesso si lamentavano che queste contrade fossero infestate da eretici. Amministrativamente ebbe la sua libertà nel 1588, fu prima cella, poi castello ed infine Universitas. Nel 1285, per privilegio di Carlo I d'Angiò, fu venduta come demanio feudale e durante il regno di Ladislao I dipende amministrativamente da Ariano Irpino, ma ottenne la sua libertà nel 1588. Nel Quattrocento Monteleone assume grossomodo la struttura urbanistica attuale, viene costruito il castello e la chiesa viene elevata a parrocchia. I Monteleonesi, in conseguenza delle alterne vicende politiche del tempo, chiedono di essere nuovamente inglobati nel feudo di Ariano. Nel 1588, viene eretto un monumento a ricordo dell’autonomia. Nel XVII secolo Monteleone viene amministrato dai Platti che mantengono la signoria per quasi un secolo. Questo periodo è di ripresa per il paese: viene costruita la chiesa madre e l’agricoltura prende slancio. Con le leggi napoleoniche il feudo viene diviso tra le Università dei Beni e i Bracciali. Con l’unificazione d’Italia, per oltre 25 anni, diventa sindaco Luciano Trombetti. Egli tesse diplomatici rapporti con i briganti. Ristabilisce i rapporti con il clero, fa restaurare la Chiesa Madre, quotizza i terreni demaniali. In quegli anni vengono aperti il servizio postale, la ricevitoria con telegrafo, viene eretto il campanile della chiesa madre e iniziano i lavori di trasformazione del municipio. Dagli anni Cinquanta del secolo passato, l’emorragia emigratoria colpisce il Meridione e i Comuni del Preappennino dauno e Monteleone registra un flusso emigratorio tra i più alti della Capitanata. Il comune è entrato a far parte della provincia di Foggia solo nel 1929, facendo parte prima di quella di Avellino.

GONFALONE

D'azzurro, al leone d'oro, linguato e allumato di rosso, con gli arti anteriori posti in banda, nascente dal colle all'italiana di verde, fondato in punta, esso colle unito ad altri due simili colli, più stretti e più bassi, ugualmente fondati, uno a destra, l'altro a sinistra, di verde. Ornamenti esteriori da Comune. Drappo di giallo con la bordatura di verde, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dallo stemma comunale con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento.


LUOGHI DI CULTO

Chiesa di San Giovanni Battista


La chiesa di S.Giovanni Battista fu edificata nel XIV secolo accanto al castello, ora Palazzo Trombetti, in concomitanza ai primi insediamenti sul monte. Nel 1412, per privilegio concesso alla città di Ariano da Ladislao, figlio di Carlo d'Angiò, la chiesa di S.Giovanni Battista fu nominata  parrocchia e assolse alla sua funzione per cinque secoli, ma per lo stato in cui era ridotta, non essendo più agibile e, per l'incremento demografico, non era più sufficiente ad accogliere i fedeli, per cui dal 1821 al 1827 Monteleone fu tutto un cantiere sotto la guida del proprio parroco, e le spese vennero divise tra la popolazione, che potè offrirne solo un quinto, e D. Tommaso, che provvide al resto attingendo ai beni personali e patrimoniali. Negli anni successivi al 1827 continuarono le opere interne alla chiesa, intese al completamento e al decoro della stessa, ma alla fine dei lavori di costruzione dell'edificio questo apparve di notevole ampiezza rispetto alla modestia dell'abitato. Presenta un impianto a croce latina, con navata e transetto coperti da volte a botte, mentre la ccampata all'incrocio è chiusa da una cupola; sui muri longitudinali si aprono cappelle con archi a tutto sesto. La decorazione dell'interno è costituita da fregi fitomorfi, lacunari e cornici in stucco molto semplici. La chiesa all'interno è illuminata da 14 finestroni.


EVENTI

- 13 agosto: sagra del caciocavallo