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Ma ci avranno pensato bene i componenti dell’attuale Amministrazione Comunale quando hanno deciso di chiamare ‘San Severo Bene Comune’ la coalizione che poi vinse le elezioni comunali del 2014? Certo il termine ‘comune’ (sostantivo o aggettivo) si presta a un gioco di interpretazioni molto diverse, ma dopo tre anni di governo cittadino ci è abbastanza chiaro il senso, ormai scevro di ogni ambiguità.
Per ben due volte abbiamo creduto che l'iniziativa della Consulta dello Sport, nata proprio su sollecitazione degli sportivi locali, avrebbe consentito di migliorare, incentivare e valorizzare la pratica dello sport in città.
Invece dobbiamo, purtroppo, constatare il fallimento (di cui anche noi siamo vittime) di un progetto nato con lo spirito della condivisione e della partecipazione e morto a causa della politica delle vecchie logiche.
A quasi tre anni dalla sua istituzione, non siamo nemmeno riusciti a sapere quante e quali siano le strutture sportive comunali (indoor e outdoor) che possono essere messe a disposizione delle associazioni, delle quali non ancora esiste un albo.
Ancora una volta, inoltre, l'Amministrazione Comunale, ha stanziato le risorse a disposizione di tutto il mondo sportivo, quasi esclusivamente a favore delle ‘solite (tre) fortunate società’ (ricordate il buon vino giallonero da € 15.000,00? Ma l’ultima in ordine di tempo è la delibera di giunta del 14 luglio u.s. che prevede, a favore della U.S.D. San Severo Calcio per l’anno sportivo 2017/2018, l’esonero delle spese per la concessione del campo Sportivo Ricciardelli e la concessione di un contributo di € 12.000,00), e, senza alcun criterio di equità, ha preteso il pagamento dei canoni per l’uso delle strutture comunali - anche per una manifestazione di un solo giorno - da tutte le altre (molte delle quali senza il benché minimo sponsor e con budget risicati).
Uno degli obiettivi della Consulta dello Sport era proprio quello di fare rete, collaborare con le istituzioni e consentire che le poche risorse a disposizione venissero destinate non soltanto alle grandi società che già usufruiscono di un numero considerevole di utenti paganti e di importanti sponsorizzazioni, ma anche alle realtà minori, con criteri di proporzionalità.
Nonostante le rassicurazioni ricevute alla ricostituzione del Direttivo, lo scorso ottobre, tutti i compiti previsti dallo Statuto della Consulta sono rimasti sulla carta, senza alcuna differenza rispetto al passato (a parte l’assegnazione di una sede in condominio con la Consulta delle Associazioni).
L’epilogo è solo uno: le nostre dimissioni in blocco, alle quali si associa anche il consigliere Marco Cantoro, rappresentante dell’Amministrazione Comunale e, in quanto tale, membro di diritto del Direttivo.
Il nostro impegno di formatori ed educatori continuerà con i ragazzi. Avevamo un sogno, ma se questi sono i risultati preferiamo continuare a sognare senza la presenza delle istituzioni, che dovranno dar conto del proprio operato non di certo a noi, ma all'intera collettività e alle giovani generazioni di sportivi alle quali questa vicenda avrà insegnato che il significato di bene comune dovranno cercarlo su di un altro vocabolario, in un’altra terra, in un altro tempo.