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spicgilStasera, venerdì 13 settembre, la presentazione alle 18.15 Fabbriche ex Convento San Francesco
Dialogo con l’autore di Franco Mastroluca, Michele Apollonio e Gigi Giuffrida

MANFREDONIA Il lavoro che non c’è, la necessità di andare via dalla propria terra, la voglia di restare nel posto in cui si è nati per “crederci”, non arrendersi: è questo il filo conduttore di “Ci voglio credere”, il romanzo che oggi, venerdì 13 settembre 2019, sarà presentato in via San Francesco a Manfredonia, alle ore 18.15, nelle Fabbriche ex Convento di San Francesco. Assieme all’autore, Giovanni Forte, che è il segretario generale SPI Cgil Puglia, i temi e i significati del libro saranno affrontati da Franco Mastroluca e dal giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno Michele Apollonio. Brevi stralci del romanzo saranno letti e interpretati dall’attore e regista Gigi Giuffrida.
LA TERRA CHE NON VORRESTI ABBANDONARE. Attraversa anche la Capitanata la storia raccontata da Giovanni Forte nel suo nuovo libro “Ci voglio credere”. Si discute moltissimo di migranti e delle dinamiche che spingono milioni di persone, in tutto il mondo, a lasciare la propria terra. C’è una lacerazione che attraversa anima e cuore di chi, italiano o straniero, è costretto suo malgrado ad abbandonare il proprio Paese. “Ci voglio credere” comincia proprio da questo, dalle vicende di una famiglia spaccata, da due fratelli italiani, pugliesi, che compiono scelte diametralmente opposte rispetto all’urgenza di vivere, di realizzarsi, di trovare la felicità o soltanto un equilibrio. C’è chi va via e chi resta.
LA PUGLIA TRA PASSATO E PRESENTE. “Il cambiamento senza lavoro non esiste”. La frase di uno dei protagonisti rimbomba nel vissuto, nell’attualità di una regione, la Puglia, che appare come uno scenario sempre in bilico tra bellezza, fiducia e rassegnazione: la criminalità organizzata, l’inquinamento, l’opacità che rende inquietanti gli interessi attorno al ciclo dei rifiuti incombono su un paesaggio umano, naturale e urbano che suscita meraviglia, genera speranze, alimenta il senso di identità e di appartenenza di chi, nonostante tutto, non vuole arrendersi.