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Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Pippo Cavaliere, sotto forma di lettera aperta ai cittadini



'Prendo spunto da due vicende venute recentemente alla ribalta: quella del Teatro Mediterraneo e dell'annessa piscina comunale, abbandonati al loro destino dopo averci speso fior di quattrini ed alla chiusura(annunciata) di due bar della ditta Moffa dopo il duplice attentato, per un'amara considerazione ispirata anche da un pò di autocritica.
Nell'occasione qualcuno ha parlato di una ' città distratta', ma io andrei ben oltre. Ho sempre avuto la sensazione che la collettività foggiana sia pervasa da un senso di assuefazione, di rassegnazione, e forse anche d'indifferenza, come se fossimo condannati ad una triste destino senza via d'uscita.
In una società reattiva ed animata da profondo orgoglio, un teatro inagibile da circa sei anni, da solo, costituirebbe motivo di profonda indignazione; nel corso degli anni, invece, un evento che doveva costituire un'eccezionalità, è diventato normalità; così come è diventata normalità una cattedrale chiusa dal 2005, a cui tra l'altro si è tentato di dar fuoco, normalità è una città invasa dai rifiuti, normalità è una città con strade e marciapiedi dissestati, normalità è l'assoggettamento di parte di imprenditori e commercianti al ricatto estorsivo della criminalità, normalità è ricorrere agli usurai per risolvere un disagio economico. Ma ci chiediamo, di questo passo, a cos'altro dovremo abituarci? E soprattutto che ereditá lasceremo ai nostri figli?
In queste condizioni non credo sia sufficiente l'atteggiamento serio e scrupoloso, ed a tratti anche ammirevole, di un sindaco che, sebbene assediato da mille problemi e da tensioni sociali sempre crescenti, sia miracolosamente riuscito in poco più di due anni a ridurre di circa 40 milioni di euro i debiti delle casse comunali, preservandoci, almeno si spera, dall'onta del dissesto finanziario.
Ritengo che a questo punto sia indispensabile uno scatto d'orgoglio dell'intera comunità, e cioè delle istituzioni in primis, delle associazioni di categorie, degli ordini professionali, dei lavoratori, dei cittadini tutti. E' anche, e soprattutto, una questione di dignità e di amor proprio, se non un vero e proprio dovere.
Solo un risveglio delle coscienze, un rigenerato senso di appartenenza, un maggior rispetto della res publica, un rinnovato amore verso la nostra Città, la consapevolezza che una presenza così invasiva della criminalità e dell'illegalità tarpano qualsiasi possibilità di sviluppo e di crescita, potranno consentirci di assolvere ai nostri doveri nei confronti delle future generazioni.
Ai signori Moffa, infine, la mia solidarietà e stima per ciò che hanno creato, ma anche un invito a non chinare la testa, sarebbe la sconfitta di un'intera città'.




comunicato stampa