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Foggia, giovedì 30 agosto 2012

 

Prospezioni di idrocarburi “d505 BR-EL” della multinazionale Petroceltic Italia S.r.l. al largo delle isole Tremiti, l’assurda decisione di un ministro della Repubblica Italiana che ha a cuore solo la moneta piuttosto la conservazione inalterata del territorio.

E’ questo quello che si deduce dall’ultima decisione del ministro dell’ambiente Corrado Clini. Uomo sensibile alle problematiche di un paese che pian piano sta cedendo il passo alla chimica assassina come nel caso dell’Ilva di Taranto, e che poi china il capo alle richieste di una compagnia che vorrebbe trivellare il paradiso delle isole Tremiti. Francamente non ho parole, se non quelle di ministro (s)venduto. Un si di Clini che il 7 agosto ha decretato la morte dell’eden italiano e che potrebbe compromettere l’intero bacino del medio e basso Adriatico. La Puglia, così facendo, potrebbe essere compromessa da questa scellerata decisione, dove il mare è fonte di sano guadagno. Pesca e turismo le fonti principali che l’Adriatico offre al nostro territorio, fonti maculate da un disegno energetico che da sempre la Regione Puglia ripudia. Energie alternative la scelta intrapresa dal governo regionale che ora si vede imporre scelte che dovrebbero essere condivise e che invece vengono ordinate con veemenza da un governo centrale sempre più prono alle richieste di un’Europa targata Merkel. Eppure mesi addietro e dopo un’estenuante battaglia burocratica, supportata da scese in piazza, si era giunti a una tregua che avrebbe dovuto mettere termine alle pretese della Petrolceltic. Lucio Dalla, compianto, sfoggiò tutto il suo arsenale artistico, e non solo, per convincere i nostri governanti a dimenticare di forare i fondali delle Tremiti. E quasi ci riuscì.

Poi fu la volta delle insistenti, giuste e scientifiche considerazioni dei danni che le prospezioni mediante l’air guns causavano lo spiaggiamento di cetacei, per la rottura dei timpani, a bloccare la trivellazione delle isole diomedee. Ma non bastarono a far desistere l’allora ministro Prestigiacomo che, senza se e senza ma, diede l’ok alla scellerata decisione (come se avesse affari in campo).

Da studi scientifici, ma basterebbe una semplice cartina geografica a farlo comprendere, il mare Adriatico è un mare chiuso tra due terre e perciò privo sfoghi: in caso di fuoriuscita di petrolio dai fondali trivellati, l’oro nero ucciderebbe irrimediabilmente flora e fauna delle coste che racchiudono il mare. Ma ciò, pare, non interessa a chi ha già fiutato l’affare petrolio e i suoi vantaggi in campo politico-bancario-europeo.

Insomma, con questo ulteriore atto “assassino” si minaccia un ecosistema già labile per il suo sovra sfruttamento delle risorse che spesso sono svalutate e non tutelate. Così facendo andremo inevitabilmente incontro a un disastro ecologico senza ritorno, come è già avvenuto a Taranto e che oggi si cerca di celare per motivi pecuniari (visti i rimborsi che molte famiglie hanno chiesto per la perdita dei loro cari ammalati di cancro).

La biodiversità delle Isole Tremiti e delle coste circostanti costituiscono il tesoro e la risorsa primaria di una provincia che con affanno cerca di sopravvivere alle continue e vessatorie imposizioni di un governo che scippa continuamente il territorio. Perforare i fondali significherebbe distruggerli, perché di questo stiamo parlando per un pugno di petrolio di bassissima qualità, decretando la morte dell’habitat marino e con essa delle nostre risorse: pesca e turismo. Difatti, la perforazione è svolta utilizzando trivelle lubrificate con fanghi e fluidi altamente inquinanti che causerebbero la riduzione fino all’80% della fauna marina. Oltretutto c’è da ribadire a gran voce che il petrolio presente nel basso Adriatico è di cattiva qualità, costituito da sostanze bituminose e con un alto grado di idrocarburi pesanti come lo zolfo, e perciò non quantitativamente sufficiente da poter costituire una risorsa energetica importante.

Dulcis in fundo vi è l’aspetto del guadagno, il nostro tanto per intenderci, quello che l’Italia dovrebbe incassare. Come previsto da accordi internazionali le Royalties sarebbero solo il 4% del totale, una miseria che non sarebbe vantaggiosa per il nostro miglior vivere finanziario (ma non per quello europeo).

Molte associazioni, gruppi spontanei, enti e alcune istituzioni stanno facendo muro a questa criminale decisione, già scellerata al solo pensarla, presentando ricorsi al TAR e denunce con molti avvocati.

Nel frattempo il Governo tira dritto e se non si riuscirà a far virare la sciagurata barra tra qualche mese le Isole Tremiti diverranno scogli abbandonati. E chissà se almeno le diomedee avranno forza per cantare la sventura del loro eden.




Nico Baratta