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Comunicato del 6 febbraio 2013

Considerazioni dei Rettori degli Atenei Pugliesi sulla presentazione del D.M.
“Determinazione dei livelli essenziali e requisiti di eleggibilità delle prestazioni per il diritto allo studio universitario ai sensi del D.Lgs. n.68 del 29.03.2012”.


Questa mattina i massimi vertici istituzionali delle quattro università pugliesi, su iniziativa del prof. Volpe subito condivisa dagli altri rettori compreso il prof. Petrocelli anch’egli autosospesosi per la candidatura alle prossime elezioni politiche, hanno trasmesso al Ministro Profumo le seguenti considerazioni sulla presentazione del D.M.“Determinazione dei livelli essenziali e requisiti di eleggibilità delle prestazioni per il diritto allo studio universitario ai sensi del D.Lgs. n.68 del 29.03.2012”:
"Il Decreto Ministeriale in oggetto prevede sostanzialmente una diminuzione del numero degli aventi diritto alle borse di studio, una diminuzione degli importi dei finanziamenti e l’introduzione di una macroscopica differenziazione sul livello massimo dell’ISEE in base all’individuazione di macroregioni. Contempla infatti una rimodulazione dei parametri di assegnazione delle borse di studio che differenziano in modo discutibile gli studenti universitari italiani a seconda delle fasce territoriali di appartenenza.
La creazione cioè di tre macroregioni di riferimento per la residenza che regola il livello massimo di ISEE per poter accedere alle borse: Nord (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna) con tetto massimo di 20mila euro, Centro (Toscana, Marche, Lazio e Umbria) con tetto di 17.150 euro e Sud (Molise, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sardegna, Sicilia) di 14.300 euro. Contestiamo anche la prevista riduzione media del valore della singola borsa, che sarà del 10% circa per gli studenti residenti nella città dell’università, mentre raggiungerà tagli anche del 40% per alcune fasce di fuorisede.
In definitiva, grazie al Decreto a tutti gli studenti con reddito ISEE superiore ad euro 14.300 sarà negato l’accesso al bando per l’erogazione delle borse di studio nelle Università Prot. 3276 – V/5 Foggia, 06.02.2013 2/3 del Mezzogiorno, mentre con la precedente normativa era sufficiente avere un reddito ISEE inferiore o uguale ad euro 17.000.
E’ di tutta evidenza che, come Rettori di Università meridionali, opportunisticamente potremmo salutare con favore questa riduzione del limite di accesso all'esonero, che aumenta il numero di studenti che pagano le tasse. Ma è altrettanto evidente che fortissima è la nostra preoccupazione della certa riduzione ulteriore degli iscritti e, soprattutto, dell’enorme danno socio-economico che il provvedimento comporta per famiglie già in condizioni difficili, che potrebbero essere costrette a rinunciare all'istruzione universitaria. Tale meccanismo condurrà infatti inevitabilmente, se confermato, all’ennesima contrazione del numero di studenti universitari, e conseguentemente del numero di laureati, che vede il nostro Paese agli ultimi posti in Europa e, nella migliore delle ipotesi, all’emigrazione dei nostri giovani verso le regioni del nord e del centro, depauperando ancor di più il Mezzogiorno della propria migliore risorsa, il capitale umano.
Tale sperequazione si aggiunge ad un’altra che da tempo stiamo contestando al Ministro, senza ricevere ascolto. Ci riferiamo alle modalità con le quali viene distribuito dal Ministero il FFO tra le Università italiane. Nel 2012 si è registrata un’oscillazione tra un massimo di € 6.050 per studente ad un minimo di € 2.065. Gli Atenei pugliesi si pongono nella parte bassa della lista con circa € 3.500 per studente. Se il FFO fosse ripartito, come sarebbe equo, assegnando ad ogni studente il valore medio di € 4.218, le Università del sud e delle isole riceverebbero oltre 200 milioni di euro in più. Perché allora si utilizza il punto organico, cioè il costo standard nazionale, per la programmazione delle risorse umane, ma ci si guarda bene dall’introdurre il costo standard per studente, pure previsto dalla Legge 240/2010 e ribadito dal decreto legislativo 49/2012? Come mai l’introduzione del suddetto costo standard rimane di fatto l’unico elemento della cosiddetta “Riforma Gelmini” a non trovare attuazione?
Contestiamo a priori la sola possibile – e peraltro fantasiosa – giustificazione che potrebbe essere portata a sostegno di queste inaccettabili discriminazioni, e cioè il (presunto) differente livello degli indicatori macroeconomici nelle diverse regioni. Certo: il PIL pro capite nel Mezzogiorno è inferiore di oltre il 30% a quello delle regioni del centro-nord, ma ciò non si rispecchia automaticamente in analoghi livelli nel costo della vita; e, soprattutto, da un governo “nazionale”, sensibile pertanto alle tematiche della coesione territoriale, ci si aspetterebbero interventi tesi a diminuire le differenze tra i territori, non a perversamente esaltarle, come si fa con i provvedimenti sopra stigmatizzati.
Anche noi pertanto ci uniamo a tutti gli studenti che, in questi giorni, stanno vivacemente protestando contro questo ennesimo attacco al sistema universitario nazionale. 3/3 E chiediamo anche noi che tale provvedimento venga respinto con decisione nella riunione della Conferenza Stato-Regioni in programma il 7 Febbraio. La Regione Puglia ha ottenuto quest’anno un traguardo importante riuscendo con propri fondi e con il FSE a consentire al 92% degli aventi diritto di ottenere la borsa di studio. Risultato straordinario che questo provvedimento ministeriale rischia di vanificare per il futuro spingendo ancora una volta i giovani a non confidare, per il loro futuro, sulla conoscenza e sulle competenze".
Firmato dal
Prorettore Vicario dell’Università di Foggia, prof. Giuseppe Carrieri
Prorettore Vicario dell’Università di Bari, prof. Augusto Garuccio
Rettore dell’Università del Salento, prof. Domenico Laforgia
Rettore del Politecnico di Bari, prof. Nicola Costantino