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unifgateneofoggia copyXylella fastidiosa, il batterio killer che minaccia migliaia di piante al vaglio del Laboratorio di analisi fitosanitarie dell'Ateneo dauno.
La Regione Puglia affida al prof. Frisullo circa 2000 test da effettuare, gli esiti saranno valutati anche dal Ministero per le Politiche agricole.
L'Università di Foggia è stata investita del difficile compito di studiare e tentare di risolvere l'annoso problema della Xylella fastidiosa, il cosiddetto “batterio killer” che ha già contaminato centinaia di migliaia di ulivi nel Salento e che rappresenta una concreta minaccia per molte coltivazioni dell'area Mediterranea. La Regione Puglia, per l'esattezza l'Area politiche per lo sviluppo rurale – Servizio agricoltura, ha commissionato al Laboratorio di analisi fitosanitarie dell'Università di Foggia, di cui è responsabile il prof. Salvatore Frisullo del Dipartimento di Scienze agrarie, degli alimenti e dell'ambiente dell'Università di Foggia, circa 2000 test da eseguire su altrettanti campioni di piante alla ricerca del batterio Xylella fastidiosa. I test verranno effettuati con il metodo chiamato “Elisa”, che consente non solo l'individuazione pressoché immediata del batterio ma anche l'eventuale grado di resistenza (e quindi di sopravvivenza) al processo di risanamento a cui dovrebbe successivamente essere sottoposta la pianta. Quello del “disseccamento rapido dell'olivo” è un problema che, in Puglia, riguarda soprattutto le province di Brindisi, Taranto e Lecce, con una percentuale di aggressione da parte del batterio – rispetto alle coltivazioni presenti sul territorio – che sfiora il drammatico dato del 50%: un caso, molto più che allarmante, che ha spinto CNR, Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti dell'Università Aldo Moro di Bari, Centro di ricerca, sperimentazione e formazione Basile Caramia e Servizio fitosanitario regionale della Regione Puglia ad organizzare un simposio internazionale in programma dal 21 al 24 ottobre 2014 tra Gallipoli (Lecce) e Locorotondo (Bari). «Una grande soddisfazione – ha dichiarato il prof. Salvatore Frisullo, responsabile del Laboratorio di analisi fitosanitarie dell'Università di Foggia – essere stati interpellati per questa vasta attività di screening, che in realtà noi facciamo già da molto tempo e per diversi altri casi di epidemia batterica rilevata su piante singole o intere coltivazioni industriali. Una chiamata, quella della Regione Puglia, che testimonia l'elevato grado di attendibilità del nostro laboratorio, poiché l'emergenza della Xylella fastidiosa è una vera e propria emergenza europea e non solo regionale: ci sono piantagioni che rischiano di compromettere gli investimenti di coltivatori e imprenditori agricoli, con tutto quello che ne potrebbe conseguire per un settore già fortemente indebolito come quello agricolo. Noi svolgeremo il nostro lavoro al meglio delle nostre possibilità, fornendo i risultati nel più breve tempo possibile». Da protocolli scientifici acquisiti, i test richiesti dalla Regione Puglia al Laboratorio di analisi fitosanitarie dell'Università di Foggia dovranno rispondere a determinati requisiti e quindi essere sottoposti alla valutazione di una Commissione scientifica del Ministero per le Politiche agricole, che ne valuterà l'esito (ed eventualmente anche i rimedi, anche se fino ad ora il batterio si è purtroppo mostrato invincibile).
La scheda / Xylella fastidiosa
Il batterio trasportato da una piccola cicala
Secondo recenti studi specialistici, la grave fitopatia sarebbe riconducibile ad un batterio, la Xylella fastidiosa, agente della malattia che in America è denominata “malattia di Pierce” (dal nome del ricercatore che l’ha studiata). Il patogeno, trasportato da una piccola cicala, ha purtroppo esito infausto. La sintomatologia iniziale della batteriosi riguarda un ingiallimento fogliare, dovuto a disidratazione, visibile anche a distanza, seguito da una rilevante filloptosi ed un deperimento generale della pianta. Negli anni successivi gli stessi sintomi si ripetono fino alla morte della pianta stessa, che avviene nel giro di 1-5 anni. Con riferimento ai sintomi, in pratica si tratta di un decorso simile alla verticilliosi e per questa patologia scambiata in Salento, sebbene gli attacchi di Verticillium su piante adulte, o addirittura secolari, non diano quasi mai esito mortale. Ciò è dovuto alla capacità del batterio di colonizzare, come il fungo della verticilliosi, ostruendo i vasi ascendenti che “alimentano” la parte aerea della pianta.

Comunicato stampa 

Per ulteriori informazioni: prof. Salvatore Frisullo
responsabile del Laboratorio di analisi fitosanitarie
del Dipartimento di Scienze agrarie, dell'ambiente e dell'alimentazione
dell'Università di Foggia
Tel.: 3338060043
Tel.: 3204394558
salvatore.frisullo@unifg.it