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LachiavediSaraDue giorni di riflessioni ispirate dal film “La chiave di Sara”, 27 e 28 proiezioni all'aula magna di Economia.
Domani e dopodomani appuntamenti organizzati dall'associazione culturale Falso Movimento e dall'istituto Scientifico, l'invito del Rettore
«ad andare oltre la ricorrenza riflettendo profondamente sulla barbarie della persecuzione razziale e dello sterminio degli ebrei».
Sarà “La chiave di Sara” (titolo originale “Elle s'appelait Sarah”, uscito nel 2010, diretto dal regista Gilles Paquet-Brenner e tratto dall'omonimo romanzo scritto da Tatiana de Rosnay) il film al centro del dibattito e delle conseguenti riflessioni degli alunni di alcune classi del Liceo Scientifico Guglielmo Marconi di Foggia, che domani e dopodomani saranno ospiti dell'aula magna del Dipartimento di Economia dell'Università di Foggia in occasione del 70esimo anniversario della liberazione (da parte dell'esercito sovietico) del campo di concentramento di Auschwitz1.
Organizzato dall'associazione culturale Falso Movimento diretta da Mauro Palma, il doppio appuntamento prevede una breve introduzione alla visione della pellicola e al termine un'ampia analisi sul fenomeno criminale più atroce che l'Europa abbia conosciuto: la discriminazione razziale, la persecuzione degli ebrei e la ghettizzazione degli individui ritenuti diversi. «Sono giorni in cui giustamente si susseguono appuntamenti su appuntamenti per onorare la memoria di chi ha sofferto la più grande atrocità della storia dell'umanità – dichiara Mauro Palma – ma noi abbiamo voluto raccontare la Shoah attraverso l'esperienza, crudele ma bellissima, di una bambina: gli occhi dei bambini credo abbiamo molto da raccontare soprattutto a questi ragazzi, agli studenti di oggi che saranno gli uomini di domani. Lavorare sulle loro coscienze, credo sia la cosa migliore da fare». Naturalmente dello stesso parere il Rettore dell'Università di Foggia prof. Maurizio Ricci, che aggiunge «bisognerebbe andare oltre la ricorrenza riflettendo profondamente sulla barbarie della persecuzione razziale e dello sterminio degli ebrei. Noi siamo aperti a qualsiasi collaborazione, quest'anno riceviamo il liceo Marconi, ma naturalmente siamo disposti ad estendere
questo tipo di collaborazione con tutte le scuole della città e della provincia».

> La chiave di Sara (sinossi)
Il 16 e 17 luglio 1942, gli ebrei di Parigi vengono arrestati. Fra loro c'è anche Sarah Starzynski, una
bambina di 10 anni che ha nascosto il fratellino Michel in un armadio. Sessant'anni dopo la giornalista
Julia Jarmond, americana residente in Francia dove ha sposato l'architetto Bertrand Tezac, deve realizzare
un servizio su quel rastrellamento. Coincidenza vuole che Julia e la sua famiglia si stiano trasferendo
in un appartamento al nr. 36 di rue de Saintonge, dove i nonni di Bertrand hanno abitato fin
dall'agosto 1942: in occasione del Mémorial sulla Shoah Julia apprende che in quella casa viveva la
famiglia Starzynski, i cui genitori sono morti nel campo di concentramento di Auschwitz mentre nulla
invece si sa dei figli Sarah e Michel (rimasto chiuso nell'armadio). Convinta che Sarah sia sopravvissuta
allo sterminio, Julia ne insegue le tracce consultando archivi, intervistando i testimoni e cercando
i sopravvissuti. Julia scopre via via la crudele e bellissima storia di Sarah fino a rintracciarne il figlio
William, che era rimasto all'oscuro del triste passato di sua madre.
1 Ricorrenza storica celebrata in tutto il mondo come “Giornata della memoria”, in ricordo delle vittime della Shoah: oltre 6 milioni dal 1937 al 1945.

Davide Grittani Portavoce dell'Università di Foggia