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iononfesteggioQuanti 8 marzo dovranno ancora trascorrere per dare una giusta connotazione a questa data? La Giornata Internazionale della Donna, nonostante abbia origini controverse, fu per la prima volta celebrata nella nostra Penisola nel 1922. Di decenni ne sono passati e ci ritroviamo con la quotidianità scandita dalla conta di molestie, violenze e minacce che le donne subiscono.
Soprattutto negli ultimi trent’anni abbiamo assistito ad una vera maratona del progresso sociale diretta all’annientamento della violenza di genere, ma il traguardo è ancora lontano. Non possiamo negare che ci siano stati passi in avanti ma in che misura è davvero cambiato qualcosa?
Dichiara Antonella Zuppa referente del Dipartimento Tutela Vittime di FdI-AN: “Nel primo trimestre del 2015, l’Istat ha rilevato circa 35 mila casi di percosse e oltre 25 mila violenze sessuali. Sterili statistiche che in realtà rappresentano vite spezzate o quasi. 110 omicidi e altrettanti 292 tentati omicidi. Numeri che in realtà sono donne, alcune delle quali ce l’hanno fatta, altre invece non sono più tra noi.
La percentuale di donne, poi, che ricoprono posti di potere nel Bel Paese continua ad essere irrisoria così come il numero delle Parlamentari.
Mi domando cosa ci sia da festeggiare l’8 marzo. Abbiamo bisogno di azioni concrete e mirate. Ci sono sportelli e centri di ascolto in affanno perché le richieste di aiuto aumentano quotidianamente; associazioni private che vorrebbero far di più ma il problema dei finanziamenti blocca ogni iniziativa. Nel frattempo, però, le donne restano sole.” Continua A. Zuppa: “Ancor più grave è che non ci si rende conto che siamo di fronte a un’emergenza sociale. Il problema è, spesso, sottovalutato anche dalle stesse donne. A volte bisognerebbe giudicare meno e ascoltare di più. Fino a quando vedrò e saprò di donne maltrattate, di donne a cui viene imposta una scelta tra fare la madre o far carriera, di immigrate ai bordi delle strade costrette a prostituirsi, io non avrò nulla da festeggiare.”