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LUOGHI DI CULTO

Chiese

Le chiese di Foggia sono 47 e la loro storia si intreccia con la storia religiosa, sociale ed artistica della città. Tra di esse da segnalare la Cattedrale di Foggia, la Chiesa delle Croci o di Monte Calvario (monumento nazionale), la Chiesa di San Tommaso (la più antica della città) e di San Giovanni Battista. Importante è anche la chiesa della "Beata Maria Vergine Madre di Dio Incoronata", presso Borgo Incoronata, frazione di Foggia.

Cattedrale della Beata Maria Vergine Assunta in Cielo


L'EX COLLEGGIATA DI S. MARIA ICONA VETERE

La nascita della città di Foggia è sempre stata posta in relazione al ritrovamento miracoloso e al culto dell'Iconavetere o Madonna dei Sette Veli, rinvenuta in un pantano nel 1062. Secondo la tradizione, l'attenzione di alcuni pastori fu richiamata da una scena inconsueta: un bue genuflesso dinanzi a tre fiammelle risplendenti sull'acqua melmosa di uno stagno: sotto le fiammelle trovarono l'icona della Madonna avvolta dai sette veli. La venerata icona è oggi presente ed invisibile nella sua corazza d'ornamenti preziosi. Studi condotti sulla base di una rara fotografia, ne propone una datazione tra il XI e il XII secolo, con una propensione per l'XI. Nonostante l'attenuata visibilità dell'immagine, la Vergine Sedes Sapientia è ben riconoscibile: la Madre siede frontalmente in abiti sontuosi, reggendo sulle ginocchia il bimbo benedicente. La foggia delle vesti riccamente bordate e quel che si indovina dall'acconciatura, hanno suggerito un rimando alla Mater Ecclesia come appare su alcuni rotoli di Exultet di area campano-cassinese. Le tracce di lapislazzuli e d'oro e le impronta lasciate dalle pietre ornamentali scomparse, parlano dell'originaria preziosità del dipinto. La costruzione della Colleggiata ebbe inizio durante il regno di Guglielmo II, nel 1172: i foggiani vollero una chiesa di nobile fattura che interpretasse la crescente importanza della città.Oggi si presenta come una fabbrica a navata unica voltata a botte con coro poligonale, cappelle laterali e cupola all'incrocio, innalzata sulla cripta medievale e, in corrispondenza dell'asse longitudinale, su un lungo succorpo realizzato alla fine del Seicento. In origine la chiesa era divisa in tre navate da un duplice colonnato; nel corso del XVII e XVIII secolo, una serie di demolizioni e rifacimenti trasformarono l'assetto in forme barocche. Devastata dal terremoto del 1731, fu nuovamente ricostruita secondo un progetto volto al recupero delle parti medievali: le pareti d'ambito, impostate su uno zoccolo continuo e percorse da un ritmo ininterrotto d'archi, sono sorrette da lesene, l'adozione di arcate cieche in sequenza costituisce durante il Medioevo un carattere qualificante dell'architettura di aree culturali diverse. Tutto il corpo longitudinale fu elevato in blocco; la facciata, in origine a due ordini, è scandita da cinque arcate che ai lati del portale includono bifore e oculi dalle cornici bicrome. La porta principale, disfatta per il mutato livello del corpo longitudinale, è stata ricreata secondo il modello romanico durante il restauro degli anni '50. oltre la porta principale, si aprivano due porte nel fianco nord e nel fianco sud, in corrispondenza dell'ottava arcata cieca. Di essa rimane, murata sul lato settentrionale della chiesa, quella della Vergine fra Arcangeli nella lunetta, che prende il nome di S. Martino, che è ritratto benedicente in abiti vescovili. Sul lato meridionale si intravede l'avvio dell'arco che cingeva la lunetta dell'arco distrutto. Il cornicione attraversa come un nastro la facciata, piegandosi per un breve tratto sul lato nord e simmetricamente sul lato sud; qui si conclude con una massiccia figura di bovino che sporge direttamente dalla parete, la figura che doveva fare da pendant sul lato opposto è invece scomparsa. A intervalli regolari si susseguono venti mensole, delle quali alcune hanno perduto le immagini scolpite. Dalle mensole angolari si proiettano nello spazio due gruppi costruiti simmetricamente: un uomo barbato aggrdito da coccodrilli alati ed un giovane imberbe azzannato da due serpenti. Salvo il piccolo ignudo accosciato sotto la nona mensola e due testine che sbocciano dalla corolla di due rosoni sospesi alla cornice dopo la dodicesima mensola, nel resto dell'animata sequenza di figure, l'uomo cede il passo ad animali reali e soprattutto mostruosi.La fauna feroce e mostruosa, in palese contrasto con le immagini sacre, le piante elegantemente stilizzate e i fiori lussureggianti, sospingono in un'intricata “foresta di simboli”, a prima vista impenetrabile all'osservatore moderno.

LA CRIPTA


 

La cripta triabsidata corrisponde nel disegno al coro medievale distrutto e all'ampio transetto. Lungo l'asse principale e lungo l'asse trasversale è scandita in tre navate mediante pilastri cruciformi e semipilastri a parete, con quattro tozze colonne in breccia corallina poste ad enfatizzare l'incrocio. La decorazione scultorea risale alla prima metà del XII secolo, come viene documentato anche dalle numerose donazioni registrate in questo periodo. I quattro capitelli centrali segnano un momento avanzato rispetto al corredo scultoreo esterno: se si osservano in sequenza sembrano tipi di capitelli di diversa ascendenza e impostazione. La compattezza dei volumi e la rigidezza plastica conferiscono agli elementi vegetali una raggelata durezza. La singolare fortuna dei capitelli foggiani è ribadita dal capitello con due ordini di foglie e una corona di rosette, che si diffonde in area abbruzzese, pugliese e campana fino all'età angioina.



Chiesa di Sant'Agostino


Risale al 1714 ed è di forma rettangolare con abside semicircolare, pur avendo una cappellina con ricco altare marmoreo a sinistra, tra sacrestia e presbiterio. Danneggiata interamente dalla guerra del 1943 venne completamente restaurata nel 1954.Inizialmente nella metà del Duecento dipendeva dal Monastero di San Leonardo di Siponto, prima intitolata allo stesso e poi ribatezzata chiesa di Sant'Agostino per la presenza a Foggia dei Monaci Osservanti e poi degli Agostiniani.
Succesivamente Il tempio viene riedificato nel 1599, subito dopo l'erezione della Confraternita di Santa Monica (1597). La costruzione è per lo più in tufo, le colonne esterne sono di pietra garganica.
All'interno vi è una sola navata che è suddivisa in sette altari di varia fattura, uno dei quali, arricchito da pregevoli marmi con intarsi policromi, è dedicato a Maria Santissima della Cintura. Un ostensorio d'argento risalente al 1325, ed un parato bianco i cui ricami si ricollegano a momenti della vita della Madonna e qualche antica lapide. Presenta anche una cripta sotterranea.
Si presenta con una facciata di puro stile barocco che in alto, al centro, reca la statua di Sant'Agostino e ai lati del grosso finestrone due nicchie con le statue di San Leonardo e di San Nicola da Tolentino. Le statue marmoree sono tipiche dell'epoca in cui la chiesa fu realizzata. Il portale, ornato di due eleganti colonne di mandorlato del Gargano, nei due riquadri ai lati del portale, lo stemma (l'aquila bicipite) di Carlo d'Asburgo imperatore e quello dell'agostiniano Adeodato Summantico, divenuto vescovo di San Severo nel 1717.
Alla chiesa era annesso un convento tale convento dopo le soppressioni di Murat e dell'Unione d'Italia fu adibito a caserma di gendarmeria; poi ad Orfanotrofio ed Ospedale di Maternità; da pochi anni ospita uffici ed aule della facoltà di Lettere dell'Università di Foggia e le sale del museo del Territorio.



Chiesa dell'Addolorata

 

 

La Chiesa dell’Addolorata si affaccia sulla piazzetta omonima, in pieno centro storico di Foggia, ed è introdotta da un arco suggestivo. Nel 1711 venne fondata ed eretta in Foggia da Mons. Emilio Giacomo Cavalieri, zio materno di Sant’Alfonso dei Liguori e Vescovo di Troia, la confraternita di Maria dei Sette dolori, con l’aiuto dello stesso Vescovo e le offerte di privati cittadini. Costruita tra il 1739 e il 1742, su un’area di vecchie case distrutte dal terremoto del 1731, l’edificio presenta pregevoli motivi architettonici e decorativi in stile barocco. Nella struttura si stabilirono dal 1741 i confratelli della Congregazione dedicata ai Sette Dolori della Beata Vergine Maria, nel 1871 fu abbellita con fregi d’oro, pitture, marmi e ornamenti preziosi. La facciata, originale e armoniosa, è in stile barocco ottocentesco. La parte centrale è concava e coronata da un fastigio con volute laterali che riprendono le linee del fastigio del portale. Caratteristico è il campanile, ricostruito nel 1833 e sopraelevato nel 1954: incompleto, supera di poco l’altezza del tetto della chiesa. L’interno, di forma ellittica, riprende uno dei motivi ricorrenti dell’architettura religiosa barocca: la fusione tra pianta centrale e assetto longitudinale. Gli altari in marmo sono di notevole pregio. Sull’altare maggiore è posta la statua della Madonna Addolorata, portata in processione dai fedeli il venerdì santo. La chiesa custodisce importanti dipinti, fra i quali spiccano il Cristo morto portato al sepolcro, di Vincenzo De Mita (1805), e la Sacra Famiglia di Francesco De Mura. Pregevole l’organo, opera di un artigiano locale. All'interno si segnala un pregevole organo di artista locale.

 

 




Chiesa di Sant'Anna

 

La chiesa venne aperta ai fedeli nel 1891, dopo che, nel 1882, i cappuccini del vecchio convento di santa Maria di Costantinopoli, tornarono a Foggia e si stabilirono nel quartiere delle Croci, con l'aiuto dei così detti “ terrazzani” edificarono la chiesa. Nel 1916 nel convento soggiornò Padre Pio.
Dal prospetto classicheggiante, ha navata unica ed una cappella sul lato sinistro.
La chiesa è ad una navata è realizzata in mattoni ed è stata quasi completamente ristrutturata dopo aver subito ingenti danni durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale subiti da Foggia nell'estate del 1943.
Originariamente la chiesa non era come la vediamo oggi, infatti
presentava cinque altari marmorei, quattro dei quali demoliti nel 1969 a seguito della riforma del Concilio Vaticano II. La chiesa è sempre stata legata all'Ordine dei Cappuccini sin da quando i frati cappuccini giunsero per la prima volta a Foggia nel 1579. Alcuni nobili e facoltosi della città realizzarono per i Frati un Convento fuori della Città ai margini del Tratturo Regio Foggia-San Severo per accogliere i fedeli, soprattutto Abruzzesi, che scendevano a Foggia per la transumanza. La chiesa sorge vicino a quell'antico convento.
Nell'interno della chiesa troviamo la statua di S. Anna, appartenente al periodo barocco con risentimenti rinascimentali; nella Cappella sorge un Crocifisso artistico che prima era nella chiesa distrutta di S. Maria di Costantinopoli; nella volta della chiesa troviamo i dipinti di N. Penati, raffiguranti S. Anna, S. Michele Arcangelo e S. Francesco orante. All’ingresso del convento si trovano due tele: L’Angelo custode e S. Antonio di Padova, forse provenienti dalla chiesa distrutta. Nel convento troviamo anche un dipinto della Pietà, opera settecentesca. Il desiderio dei Cappuccini di tornare a Foggia era molto grande. Tra questi c'era padre Donato Pontonio da S. Marcoin Lamis. Dopo vari ma vani tentativi di avere il vecchio conventnei pressi di Porta San Severo, su suggerimento dello stesso padre, i frati pensarono al duca di S. Paolo e principe di S. Nicandro Garganico come acquirente della palazzina che tiene avanti al frontespizio delle Croci di rimpetto a S. Eligio. Per acquistare tale palazzina furono spesi £. 7.000. La “palazzina” fu trasformata in convento. La chiesa fu consacrata il 16 maggio 1916 da mons. Salvatore Bella, vescovo di Foggia ed intitolata a s. Anna. Dal 1932 è parrocchia.



Chiesa dell'Annunziata

La Chiesa dell'Annunziata, è posizionata alle spalle della Cattedrale. La sua edificazione venne fatta per far si che se la stessa Cattedrale fosse impossibilitata a celebrare messe, fosse lei a farle.
Costruita forse nel XIV secolo, fu ampliata nella seconda metà del XVII secolo.
La
sua facciata è molto semplice e lineare, per la spiegazione data prima, mentre il suo interno è stile barocco.
Nel suo interno possiamo ammirarae una tela della Madonna che osserva l'Angelo, di autore ignoto, appartenente al tardo barocco.



Chiesa del Carmine Vecchio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Chiesa del Carmine o meglio conosciuta come Chiesa del Carmine Vecchio venne costruita nel 1648 da alcuni devoti muratori dopo un'epidemia di colera,
Nel 1740 fu costruita una sacrestia e un oratorio per la Confraternita, costituitasi nel 1702. Danneggiata dal terremoto, fu riparata e ristrutturata. La chiesa ha una facciata barocca tipica del seicento , il portale d'ingresso (in brecciato rosso) è presente una ceramica policroma della Madonna. L'interno è a navata unica absidale. All'interno vi sono tre altari marmorei, l'interno si completa con ricche decorazioni a stucco. Sull'altare maggiore di questa chiesa vi è una statua della Vergine Maria, che ha in braccio Gesù Bambino, che a sua volta con la mano sinistra regge il globo. Anche la statua, ha una costruzione barocca del seicento.



Chiesa Santa Chiara

 

La chiesa è situata nei pressi di Via Arpi, quindi nel cuore del centro storico di Foggia. La chiesa venne eretta nel 1500 ma il terremoto del 1731 la distrusse quasi completamente per poi essere ricostruita nel 1742. La chiesa è chiusa ai fedeli a causa di gravi lesioni verificatesi nella volta e, dopo l’aggravamento dei danni delle incursioni aree del 1943, non venne più restaurata fino all’ultima progettazione e riapertura. Oggi è in concessione al Comune di Foggia ed è adibito ad auditorium e centro espositivo. E’ caratterizzata dalla facciata barocca, con ali laterali introflesse e finestre sagomate. La chiesa ha un piccolo campanile, dove c'erano tre campane, dedicate a Santa Chiara, all'Immacolata e a San Francesco Saverio.Nel giugno 1866 le religiose furono espulse per le leggi eversive, ed il monastero fu adibito ad usi diversi. La chiesa era stata spogliata dei preziosi arredi sacri e di moltissima argenteria a causa dell'incameramento dei beni ecclesiastici. La facciata è di stile rococò, caratterizzata dalla introflessione delle ali laterali e da un'alta cornice marcapiano, è interrotta in asse col portale da una finestra con fastigio sagomato. Nell'interno la struttura è a pianta ellittica, con copertura a volta, quattro cappelle delimitate da vari arconi, addossati alle pareti: il maggiore dedicato a Santa Chiara. uno dedicato all'Immacolata, l'altro a San Francesco Saverio. L'altare maggiore di marmo fu demolito e ricostruito nella chiesa di San Luigi, ma oggi si presenta ridotto nelle sue proporzioni. Il quadro di Santa Chiara, opera di Francesco Solimena, fu prestato, e si trova esposto nella Pinacoteca comunale. La statua dell'Immacolata è custodita nella vicina chiesa dell'Addolorata.



Chiesa delle Croci (o del Monte Calvario)

La chiesa risale al 1693 anno in cui arrivò a Foggia il padre cappuccino Antonio da Olivati. Lui stesso piantò sette croci fuori le mura della città. Così naque il complesso monumentale del “ Real Tempio di Monte calvario sotto il titolo della santa Croce”. La zona venne spontaneamente recintata dal popolo e si costruirono sulle croci cinque cappelle di stile composito, una chiesa ed un monumentale arco trionfale. La chiesa chiude il suggestivo percorso. La costruzione è di stile tardo barocco, con due cappelle laterali. Sulla volta una grande tela rappresenta la “ Salita al Calvario “. Sotto la chiesa la cripta, ricordata come luogo di riunioni segrete durante il Risorgimento.
Nella parte inferiore del portale, diviso da quattro fusti a pianta rettangolare, dette lesene ci sono un finto capitello con sopra riportati alcuni strumenti della crocifissione: chiodi, tenaglie e martello. Sotto ciascuna nicchia vi è un riquadro vuoto. Sull'arco, in mezzo, sorge una colomba di pace e di lato vi è l'effige del Sole e della Luna.
Il portale presenta un'altana, un riquadro sovrastato da due angeli appena abbozzati e sgrossati ed al centro una croce di ferro. Nel riquadro doveva esserci un affresco andato completamente distrutto che con molta probabilità doveva rappresentare la Pietà. Ai lati dell'altana compaiono due statue e due pinnacoli.
Subito dopo il portale d'ingresso troviamo, le cinque croci con le cinque cappelle.

La Prima cappella (la più povera strutturalmente ma la più ricca di decorazioni) ha una cupola a forma di un trullo. Su ciascuno dei quattro archi, si notano i simboli della passione e morte di Cristo la corona di spine, il gallo appollaiato sulla colonna, il lino della Veronica con il volto sofferente di Gesù.
La Seconda Cappella (simile alla prima) ha una cupola più definita e il fregio è adorno di fogliame e rosette.
La Terza Cappella (la più elaborata e complessa), ha un fregio liscio e da i quattro pilastri emergono due lesene lavorate a colonna con base e capitello corinzio.
La Quarta Cappella è di stile barocco e nei capitelli emergono volti diabolici e scimmieschi. Su due dei quattro archi è incastonato l'Arcangelo Michele.
La Quinta Cappella è molto simile alla precedente tranne per il capitello che, in questo caso, è molto composito.

La Chiesa

Nella chiesa, dietro l'altare maggiore, si vede la grande Croce con infissi gli stessi simboli della Passione che rvengono ritratti nella prima cappella. Sul soffitto della navata appare una tela di enorme titoloata "Salita al Calvario" . Vi è raffigurata la quarta stazione della Via Crucis (Gesù incontra la Madonna). Il dipinto sarebbe stato eseguito nel XVIII secolo e probabilmente da Francesco De Mura (1696-1782). Nella Chiesa vi è anche un'opera raffigurante S.Alfonso de' Liguori del pittore foggiano Vincenzo De Mita vissuto a cavallo tra il 700 e l'800. Altri due dipinti, due ovali raffiguranti la Maddalena e S.Elena Imperatrice, concludono il riferimento alla Passione e morte di Gesù e introducono alla venerazione della Croce. Arrivando poi nel centro della Croce troviamo un reliquiario che conterrebbe un pezzo della croce dove fu crocifisso Gesù; la Chiesa conserva anche un altro reliquiario con una spina della corona del Cristo.
Incontriamo poi altri due altari laterali, uno dedicato a Gesù deposto nel Sepolcro e l'altro a S.Alfonso. Nella Chiesa sono riportati i nomi dei caduti foggiani nella Grande Guerra mentre sul pavimento si può notare una grande lastra che ricopre una botola. La lastra c'è scritto: "HUMANAE FRAGILITATIS MONUMENTUM HIC CONFRATUM CONGREGATIONIS OSSA CONDUNTUR / AERAE CHRISTIANAE ANNO MDCCXLVII. La lastra,tramite una scalinata, portaà nella cripta dove venivano sepolti i confratelli ma con ogni probabilità li sotto vi erano le riunioni dei carbonari locali che auspicavano l'Unità d'Italia.



Chiesa di San Domenico

 

 

 

 

 

Inizialmente la chiesa apparteneva all’Ordine dei Padri Predicatori detti Domenicani che dimoravano nell’attiguo convento. Il Successivamente, quando il terremoto del 1731 rase completamente al suolo la chiesa, causando ingenti danni anche al convento. Ricostruita all’indomani dell’evento sismico, la chiesa è di stile barocco, con la caratteristica facciata introflessa. L’interno, a pianta ellittica, con altari marmorei e decorazioni a stucco, conserva affreschi eseguiti alla fine del 1800 dal pittore conterraneo Antonio.


Chiesa di Sant'Eligio


Le sue origini risalgono all'epoca angioina. Dopo vari restauri, l'utimo risale al 1952, per porre rimedio ai danni subiti durante la seconda guerra mondiale. Oggi la chiesa si presenta architettonicamente molto semplice, con la facciata delimitata da lesene e da un cornicione piano, al di sopra del quale un breve fastigio incornicia una ceramica policroma raffigurante Sant'Eligio e la Madonna. Il piccolo campanile ha due campane, l'una dedicata a Sant'Eligio, l'altra alla Madonna del Buon Consiglio. L'interno è a navata unica, con abside semicircolare. La copertura è realizzata con soffittatura piana, decorata con finti cassettoni e rosette a stucco; al centro del soffitto c'è l'immagine della Madonna di Loreto e della Santa Casa, dipinta da Vito Fasano nel 1952. sulla parte destra del corpo centrale si aprono due nicchie che accolgono Santa Rita e Sant'Eligio; a sinistra, invece, si trovano le nicchie con San Ludovico, il Sacro Cuore di Gesù, l'Addolorata e, sotto questa statua, il Cristo deposto nel sepolcro. Risale a questo secolo un mutamento nella “gerarchia” della tradizionali devozioni della chiesa di S.Eligio: l'introduzione della venerazione per S. Rita, dovuta probabilmente alla lunga presenza nel complesso di consacrate ( le oblate del Buon Consiglio, le suore del mendicicomio ), più compenetrate nell'esperienza di una santa come Rits e legata ad una leggenda sul ritrovamento del simulacro della santa di Cascia. La leggenda vuole che una donna di lucera, a cui Rita sarebbe apparsa in sogno indicando il punto in cui la statua era celata all'interno della chiesa di S.Eligio, in una nicchia preesistente e poi murata, abbia comunicato al priore del tempo il misterioso messaggio, dimostratosi poi veritiero.


Chiesa di San Francesco Saverio (Chiesa delle Colonne)


Indicazione esatte sulla costruzione della chiesa non se ne hanno. L'unico episodio/documento storico riconducibile, è il progetto della costruzione della Cappella dedicata a S. Francesco Saverio, che Mons. E. G. Cavalieri, Vescovo di Troia nel secondo decennio del 1700 sviluppò. Nel 1720 Mons. E. G. Cavalieri, morì prima di veder terminata la sua opera anche a causa del terremoto del 1731. Nel 1760, la chiesa divenne sede nonché propietari della Congregazione delle Anime sante dei Sacerdoti o Capitoletto per distinguerlo dal Capitolo della Collegiata. Nel 1827 venne prese in custodia dal Decurionato del Comune di Foggia, questo la definì “rozzo abituro”. Vennero effettuati, quindi, lavori di restauro che dessero importanza anche alla piazza sulla quale la chiesa affaccia. Con l'avvento delle nuove norme liturgiche emanate dal Concilio Vaticano II, molti parroci e rettori potettero modificare i presbiterio delle proprie chiese. Infatti nel 1968 Don Paolo Pesante, in accordo con l’Ufficio Liturgico diocesano, iniziò i lavori di demolizione dei tre altari già esistenti e della balaustra del presbiterio, costrì il nuovo altare nella parte centrale dell’abside, la mensa Eucaristica fatta in pietra di Apricena venne eretta al centro del presbitero, ai lati furono create la cappellina del SS.mo Sacramento e la sede del Battistero. L'interno venne ridipinto. Nel 1972 fu rifatta la pavimentazione sempre in pietra di Apricena, utilizzata anche per la composizione del nuovo Battistero. Fu smantellata l’antica cantoria sita sulla porta d’ingresso. E' vennero rifatti la bussola d’ingresso e i confessionali. Sul fondo dell’abside venne collocato un Crocifisso del XVIII secolo, e la statua di S. Francesco Saverio, dopo essere stata restaurata passò nella nicchia laterale, a sinistra dell’ingresso. Mentre la statua dell’Incoronata (rifatta tutta in legno, salve la testa e le mani dell’antico manichino, dalla Ditta Mussner di Ortisei), resta nella nicchia a destra dell’ingresso.



 

Chiesa di Gesù e Maria


Dopo i Frati Conventuali già presenti a Foggia dal 1227 nel Convento sito allora nella periferia della città con Chiesa dedicata a S. Antonio, seguirono, a distanza di quasi tre secoli, i Frati Minori Osservanti. Nel 1510 il Comune di Foggia (e la cittadinanza), nutrendo grande stima e amore verso l'Ordine Serafico decise la costruzione di un Convento non lontano dalla città per accogliere i dodici religiosi componenti la comunità. I lavori per costruire Convento e Chiesa (dedicata a Gesù e Maria) furono portati a termine nel 1521 e l'erezione canonica del Convento avvenne con Bolla di Papa Leone X del 6.7.1521. Fu sede centrale dei Frati Minori Osservanti.
Filippo IV di Spagna il 3.5.1664 concedeva al Convento il titolo di "Reale Convento", titolo e privilegio confermato da Carlo II il 25.9.1683.
Sorto il Terz'Ordine di S. Francesco, costituito in gran parte dalla nobiltà foggiana, nel 1686 fu concesso ai rappresentanti degli aggregati facoltà di costruire un Oratorio accanto alla Chiesa e intercomunicante con essa. È presumibile che l'Oratorio, intitolato alle Sacre Stimmate di S. Francesco, funzionasse già negli anni novanta del 1600. Il terremoto del 1731 danneggiò gravemente il Convento e la Chiesa. Durante il periodo napoleonico, il Convento fu in parte occupato dalla gendarmeria francese.
Nel 1809 G. Murat aboliva gli Ordini religiosi e nel 1811 i Frati Minori dovettero abbandonare il Convento. Con la restaurazione del Regno Borbonico, mentre la Chiesa tornava ai Frati, il Convento fu per alcuni decenni adibito a Caserma, poi nel 1832 si decise di demolirlo per far posto alla costruzione di un Orfanotrofio intitolato a "Maria Cristina di Savoia" (ora c'è il Palazzo degli Uffici statali), che iniziò nel 1835 e terminò nel 1845.
I Frati furono costretti a prendere in fitto una casa in prossimità della Chiesa fino a quando si decise la costruzione di un secondo Convento, sia pur modesto, alle spalle della Chiesa.
I lavori di costruzione durarono circa quattro anni, dal 1853 al 1857. Il 28.2.1863, per le leggi eversive dello Stato Unitario, fu decretata la chiusura del secondo Convento dei Frati in esecuzione del decreto di soppressione del 17.2.1861. Il Convento divenne alloggio per i militari.
I Frati per non lasciare la Chiesa si accamparono nella sacrestia e in una stanzetta del campanile, ma furono cacciati via anche dalla Chiesa, che dal settembre 1864 fu occupata dalla truppa e poi adibita a magazzino di grano e sansa.
Il 1.8.1869, dal Demanio la chiesa fu restituita alla Diocesi e, dopo necessari e sommari interventi di restauro, nel 1872 fu affidata a don Giacomo Testa, sacerdote diocesano, che volle come sacrestano fr. Raffaele da Lucera.
Per l'incremento demografico della città si verificò attorno alla Chiesa di Gesù e Maria l'erezione di nuove abitazioni, sicché Mons. D. Marinangeli, Vescovo di Foggia, per provvedere alla cura pastorale di quella zona, con bolla del 13.2.1885 erigeva Parrocchia la Chiesa di Gesù e Maria. Inizialmente funzionò come Vicario Curato il francescano P.Giambattista Poliseno, che vestiva gli abiti del clero diocesano.
Lo stesso Poliseno fu successivamente eletto Parroco con bolla del 27 .3.1890 e resse la Parrocchia per altri venti anni; poi, ottenuta dal Vicario Provinciale la secolarizzazione (da frate divenne prete diocesano) nel 1910, con bolla di Mons. S. Bella fu nominato Canonico della Cattedrale di Foggia. Successore del Poliseno fu D. Francesco Paolo LaTorre, Parroco dal 19.4.1911 al 1920, cui seguì Don Saverio Lombardi, Parroco dal 1920 al 1936. Nel 1933,a spese del Comune, fu realizzata l'attuale volta della navata centrale, perché il settecentesco soffittoin legno, ricoperto da grande tela dipinta dal Nersottinel 1750, era fatiscente.
Sempre nel 1933, gli affreschi della cupola, raffiguranti angeli e personaggibiblici, opera di Nersotti del 1754, furono ritoccati dal pittore Sebastiano Fortuna. Dopo la parentesi dei preti diocesani chiamati a reggere la nuova Parrocchia, Mons. F. M. Farina, Vescovo di Troia e Foggia, con bolla deI21.11.1936, dichiarava Gesù e Maria Parrocchia regolare e insediava come Parroco P. Agostino Castrillo, che con gli altri Frati suoi collaboratori, ancora privi del convento, domiciliava in quello di S. Pasquale.
La richiesta di riavere dal Governo il proprio Convento non fu mai accolta, sicché P. Castrillo ripiegò su un'altra: costruire un terzo Convento. Quest'ultima fu accolta dalla Famiglia Rotundi Leonardo di Foggia, che nel 1939 fece costruire a proprie spese cinque celle per i frati sull'area della vecchia sacrestia.
P.Agostino Castrillo, sebbene Ministro Provinciale dal 1939, rimase titolare della Parrocchia fino al 1953,avendo come validi collaboratori P. Egidio Costantino,P. Tarcisio Castriotta e P. Bonaventura Albano.
Nel 1945 sul tetto della navata destra della chiesa vennero costruite altre cinque stanzette. Intanto, in quellostesso anno Mons. Farina e P.Agostino Castrillo Ministro Provinciale sottoscrissero un atto di concessione,datato 22.3.1945, dove vengono elencate le finalità e le condizioni perché l'ex Chiesa di S.Ciro(così veniva chiamata volgarmente l'Oratorio delle Sacre Stimmate di S. Francesco, quando nel secolo precedente furono offerte ed esposte alla venerazione le Reliquie di S. Ciro) con i vani sottostanti e tutta l'area fiancheggiante venissero dati in uso ai Frati per assicurare alla Parrocchia locali utili per le attività pastorali e realizzare una sala per conferenze ed assemblee a livello interparrocchiale. Fu data facoltà ai Frati Minori di costruire, sulla sala destinata alle conferenze, locali utili al convento, data l'insufficienza di celle fino ad allora. Nella concessione è detto anche che qualora i Frati cessassero dalla cura della Parrocchia, eccetto i locali sovrastanti la sala che resteranno proprietà della Provincia Monastica, tutto il resto ritorna in possesso dell'Ordinario.
Inoltre, di comune accordo, Vescovo e Provinciale, si decise di intitolare la Sala a S. Francesco d'Assisi.
Nel 1949, su progetto dell' Arch. Petracca, la Ditta edile Fratelli Rotundi costruì la Sala S. Francesco col porticato e su di essa furono realizzate 15 celle e un salone.
Nel 1965, Superiore P. Bonaventura Albano, furono demolite le cinque celle sovrastanti la sacrestia e la stessa sacrestia fu smantellata perché fatiscente, per costruire la nuova luminosa sacrestia, su cui furono sopraelevati due piani con cinque celle ciascuno.
I lavori furono eseguiti dalla Ditta Giuseppe Farinola. Infine, in Via S. Tugini, su area di abitazioni private, in parte donate ai Frati nel 1943 e in parte acquistate nel 1962 dagli stessi Frati, ne1 1977, su progetto dell'Ing. Mario Altamura, la Ditta Gaudiano e Cavalli costruì la Scuola materna intitolata a P.Agostino Castrillo, comprendente un seminterrato, un piano rialzato e un piano superiore.
I lavori furono finanziati dallo Stato, dalla Comunità religiosa e dalla Famiglia Caione.
Nel 1950 fu installato nell' area absidale l'organo elettrico a canne della Ditta Fratelli Ruffati di Padova.
Nel 1954 due altari in legno posti ai lati del presbiterio furono sostituiti da altari in marmo.
Tra il 1964 e il 1968 furono restaurati statue e dipinti ad olio su tela da Gaetano Lorenzoni.
Nel 1969,in attuazione delle norme liturgiche del Concilio Vat.II, la navata a destra dell'ingresso principale, fu sgombrata dagli altari; quelli tufacei furono demoliti e quelli di marmo furono collocati nella navata sinistra; al posto degli altari, nella navata destra furono sistemati cinque confessionali. Nel 1993 furono eseguiti diversi lavori di sistemazione e di restauro: riparazione del tetto dell'abside, impermeabilizzazione della copertura della navata sinistra della Chiesa, impianto elettrico secondo le nuove norme, ridipintura della Chiesa e di tutti i locali, anche quelli del Convento, nuova pavimentazione dell'abside e del presbiterio con marmo bianco statuario venato di Carrara, restauro del Coro ligneo del '700 e dei confessionali, nuova pedana dell'altare e nuovo altare lavorato dalla Ditta Legnaghi di Verona, restauro dell'organo, sistemazione della sacrestia con nuovi mobili, più adeguato sistema di illuminazione della Chiesa.
I lavori sono durati tre anni e sono stati sostenuti dalla Fratemità religiosa e dal concorso generoso dei fedeli
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Chiesa di San Giovanni Battista


Appena fuori della Porta Arpana, proprio di fronte sul Tratturo Foggia-Candelaro, sorgeva una Chiesetta dedicata a S. Giovanni Battista. Proprietà della Collegiata di S. Maria di Foggia, fu agli inizi del secolo XVI ceduta in uso o in proprietà all’Ordine di Malta. Era la sede fin dal 1500 della Confraternita della SS. Annunziata, sorta nella prima metà del secolo XV, per concessione del Capitolo della Collegiata. Nel marzo del 1528 Foggia fu teatro di battaglia nella guerra tra Carlo V e Francesco I, Re di Francia, per la pretesa del trono di Napoli. Da quel conflitto ne uscì vincitore Carlo V che, in eterno ricordo di questo avvenimento fece erigere, fuori Porta Grande, la famosa Croce che ancora oggi è possibile ammira inoltre, riconfermò alla città di Foggia tutti gli antichi privilegi e quelli nuovi che furono concessi in suo nome dal Vice Re don Pedro di Toledo, marchese di Villafranca, per la pubblica Amministrazione Civica e per la fiera degli animali da tenersi nel mese di aprile, spostata poi nel mese di maggio. Nel 1618, a causa di “vessazioni” da parte dei Canonici (certamente per ragioni logistiche e di interesse), chiese al Vescovo di trasferirsi nella Chiesetta di S. Giovanni Battista, previo consenso del rappresentante dell’Ordine di Malta, dove ebbe sede e potè svolgere le sue funzioni fino al 1724. La piccola Chiesetta, nonostante vari interventi di ricostruzione (1626) e ammodernamento (1705), non riuscì mai a soddisfare a pieno le crescenti esigenze della Confraternita; inoltre, dopo oltre un secolo, gli iniziali rapporti tra la Confraternita e il Commendatore dell’Ordine di Malta erano andati via via deteriorandosi fino a raggiungere l’incompatibilità. Di qui la decisione, da parte della Confraternita, di costruire una nuova chiesa, capace di contenere tutti i frati, tutta propria in altro sito. Nel 1714, con la richiesta anche al Viceré di Napoli di un suolo demaniale posto sul lato destro del Tratturo (dove attualmente sorge la Chiesa di S. Giovanni Battista, al Piano della Croce). Ottenuto in dono il suolo, si dette inizio ai lavori.Il 1° gennaio 1725 il Can. don Ferrante Lioncelli inaugurò ufficialmente l’apertura della nuova Chiesa di S. Giovanni Battista col rito della benedizione. Successivamente vennero costruiti gli altari laterali, la sacrestia, l’oratorio e la Canonica. Solida nella costruzione, la Chiesa resistette anche alla distruzione dal terremoto del 20 marzo 1731. A fronte di questa esigenza che dal 1° aprile di quell’anno ospitò il S. Tavolo della Madonna dei Sette Veli, proveniente dalla Chiesa dei Cappuccini, S. Maria di Costantinopoli, dove fu portato al sicuro (la Chiesa maggiore fu gravemente danneggiata dal sisma), e dove avvennero le prime apparizioni della Madonna. Il miracolo delle apparizioni si rinnovò anche in S. Giovanni Battista, dove accorsero numerosi i fedeli per implorare la materna protezione della Vergine SS.ma. Nel 1732 Mons. Faccolli, Vescovo di Troia, invitò S. Alfonso a predicare un novenario nella Chiesa di S. Giovanni Battista in onore della Madonna e a ricordo delle sue apparizioni. Ancora una volta si rinnovò il miracolo: il volto della Vergine appariva chiaramente dall’ovale del S. Tavolo. Lo stesso S. Alfonso rimase in estasi per quasi un’ora, sollevato da terra, attratto dal volto di Maria. Il Santo, a memoria dell’esperienza vissuta, ordinò che venisse dipinto il volto della Madonna, così come l’aveva visto; il quadro è ora custodito a Ciorani (Salerno). Nel 1733, il 21 marzo, la Confraternita dell’Annunziata, ebbe il regio riconoscimento, proprio in concomitanza nel giorno dell'apparizione.Nel 1805 la chiesa venne ristrutturata, per i danni subiti in seguito al terremoto, il restauro fu a cura della Confraternita. Dal 1820 al 1832 furono eseguiti lavori di restauro a spese dell’Amministrazione Comunale, giacché per sovrana disposizione la Chiesa passava sotto il patronato del Comune. Infatti, la Real Segreteria di Stato il 2.4.1834, accogliendo le richieste della Confraternita, obbligò il Comune di Foggia a saldare i conti rimasti sospesi con l'azienda restauratrice ovvero, i fratelli Giuseppe e Raffaele Petrosillo. Nel 1832, concluse tutte le pratiche si eresse Parrocchie la Chiesa di S. Giovanni Battista e quella di S. Francesco Saverio.Già nella Chiesa di S. Giovanni Battista, dove l’Iconavetere restò esposta al culto fino al 1736, si iniziò a far memoria con particolare solennità dell’evento delle Apparizioni ogni 22 di marzo, finché, accertate e canonicamente riconosciute, potè quella data essere inserita nel Calendario liturgico come Festa solenne cittadina in onore di Maria SS. dell’Iconavetere.Dopo l'apparizione del volto della Madonna, un'altro miracolo segna la storia della Chiesa di S. Giovanni Battista, ovvero quello accaduto il 15 luglio 1837. Il colera aveva già sterminato un sacco di persone nel Nord-Italia tra gli anni 1835-36, l'epidemia arrivò anche a Foggia. Nei mesi tra giugno e luglio 1837 l’epidemia si diffuse anche a Foggia, facendo numerose vittime. La forte epidemia portò i foggiani a implorare la Vergine Addolorata, la cui statua era esposta nella Chiesa di S. Giovanni Battista, la cessazione dell’epidemia (la statua fu acquistata a Napoli ed esposta per la prima volta alla pubblica venerazione il Venerdì Santo, 28 marzo 1834). In questo triste frangente avvenne in S. Giovanni Battista il fatto miracoloso descritto dal Parroco don Carlo Rotundi nella lettera inviata a Mons. Monforte il 17 luglio 1837. A testimonianza di tale evento vi è anche un documento della Curia Vescovile di Troia “La sera del 15 luglio 1837 nella Chiesa di S. Giovanni Battista a Foggia, la statua della Vergine Addolorata, particolarmente implorata dal popolo durante l’epidemia, miracolosamente “alzò le pupille degli occhi verso il Cielo, le abbassò verso il popolo, chiuse le labbra, tramortì come svenuta, perché penetrata da amarissima doglia, trasse dal cuore profondi respiri, versò lagrime, scarmigliò i capelli, ebbe dei movimenti convulsi”, evidenti segni, riconosciuti soprannaturali dal Tribunale Ecclesiastico di Troia, che la Vergine Addolorata, partecipe del dolore dei figli, aveva ascoltato i loro gemiti e ottenuto dal suo divin Figlio la cessazione del colera.Non solo questo evento, ma anche altri fenomeni prodigiosi canonicamente riconosciuti, si verificarono nella chiesa, nel 1865 in occasione del morbo asiatico e durante l’epidemia di colera nel 1886, sicché alla Vergine Addolorata venerata in S. Giovanni Battista fu dato il titolo di “Liberatrice dal colera”. A grata memoria di detti prodigi la S. Sede concesse di poter celebrare la Messa votiva dell’Addolorata il 15 luglio. Dal febbraio 1832 la Chiesa eretta a sede parrocchiale, pur essendo di proprietà della Confraternita, divenne Patronato del Comune di Foggia, che si assunse l’impegno di unire i Parroci e di intervenire per riparazioni e restauri della Chiesa. Nella chiesa sorge una lapide, dove vi è inciso “il 05 02 1888 in riconoscimento dei miracoli della Vergine Addolorata, Liberatrice dal colera, questa Parrocchia di S. Giovanni Battista, con decreto della Basilica S. Maria Maggiore, viene dichiarata Basilica Minore, Parroco D. Vincenzo Ricotta”. Il 19 aprile 1888 Mons. Marinangeli consacrò la Chiesa. La chiesa venne ristrutturata grazie anche alle offerte di alcuni benefattori, l'interno della chiesa venne rivestita di marmi e venne decorata con alcuni dipinti. Intorno alla fine degli anni sessanta, il Parroco D. Antonio Rosiello apportò alcune modifiche alla chiesa, la mensa staccata dal corpo originario fu collocata al centro; fu tolta la balaustra; e agli estremi del presbiterio furono collocati il Battistero e l’ambone per la proclamazione della Parola di Dio. Altri lavori di restauro riguardarono il pavimento della Chiesa e la realizzazione del nuovo portone d’ingresso. Eliminati gli altari della navata, al loro posto furono collocati quattro nuovi confessionali. Nel 1988, don Rosario Casparrini, attuale Parroco, ricollocò la statua di S. Giovanni Battista nella nicchia centrale dell’abside, posizionò il Battistero in un modo migliore e rifece l’ambone come degna sede per la proclamazione della Parola di Dio.



Chiesa di San Giovanni di Dio


 

La chiesa sorge sullo stessa area di una chiesa dei Celestini dedicata a Santa Caterina. Probabilmente il nome originario di questa chiesa era Spirito Santo, ma da alcuni documenti il titolo è "Santa Caterina Vergine Martire". Nel 1597 i Fatebenefratelli fondarono una nuova chiesa con convento, sempre dedicata alla Santa, ma chiamata San Giovanni di Dio, in onore del fondatore dell’Ordine. Fu ricostruita nel 1748, poiché distrutta dal terremoto. Con l’Unità d’ Italia il complesso fu incamerato dallo Stato e trasformato in ospedale. La chiesa, fu riaperta ai fedeli nel 1932, dopo anni di abbandono. La facciata della chiesa è barocca ed è divisa in tre parti nella parte centrale, sul portale sono scolpiti i simboli del martirio di S. Caterina, mentre in alto si apre un finestrone sormontato dallo stemma dei Fatebenefratelli, cioè una melagrana leggermente aperta, sormontata da una croce, in cima alla facciata, al centro di un timpano curvilineo, vi è un bassorilievo in pietra rappresenta S. Caterina. Due volute e una conchiglia terminano la costruzione, slanciandola verso l'alto. L'interno della chiesa è rettangolare ed è ad unica navata, sulle pareti, ci sono esposti quattro dipinti del concittadino Vincenzo De Mita. Sull'altare centrale, proveniente dalla distrutta chiesa di S. Angelo, vi è un dipinto, raffigurante l'apparizione della Vergine col Bambino a San Giovanni di Dio.


Chiesa di San Giuseppe

 

 

 

 

 

La chiesa sorge nel cuore del centro storico di Foggia, ovvero in via Manzoni. La chiesa venne costruita grazie alle donazioni della Pia Unione di S. Giuseppe ( 1694), formata in maggioranza da falegnami. Pur non essendo molto grande è un vero splendore. La facciata, così come quasi tutte le chiese di Foggia, è stile barocca. Lìnterno, a navata unica , conserva diversi dipinti e nel sotteraneo della chiesa stessa conserva una cripta.
Un dettaglio non trascurabile è quello che la chiesa di San Giuseppe non deve esser confusa con quella Di San Giuseppe Artigiano, posizionata da tutt'altra parte di Foggia e di recente costruzione.



Chiesa della Madonna delle Grazie

La chiesa della Madonna delle Grazie venne eretta nel XVIII secolo per poi essere finita nel 1777 per conto della congregazione di Santa Maria delle Grazie sotto il patrocinio di San Gioacchino, già costituitasi nel 1746, alcune offerte vennero date anche da artigiani del posto, nella maggioranza sarti. Durante la Seconda Guerra Mondiale nel 1943, la chiesa fu sottoposta a rifacimenti e trasformazioni, la sola facciata è rimasta intatta con uno stile di modesto barocco.

 


Chiesa di San Michele Arcangelo


L’antica Chiesa di S. Angelo, già esistente nella seconda metà del secolo XII, era soggetta alla Chiesa S. Maria e al Capitolo della Collegiata.La data esatta in cui la Chiesa fu eretta a Vicaria Curata dipendente non si sa, però dai documenti dell’Archivio Capitolare risulta primo Vicario Curato, designato dal Capitolo e confermato dal Vescovo di Troia con bolla di nomina il 25.2.1429, Don Antonio De Luca.La vecchia Chiesa legata all’antico Monastero delle Redentoriste, era a forma ellittica all’interno, con tre altari: l’altare maggiore dedicato a S. Michele era in marmo, gli altri due, dedicati a S. Donato e a S. Lucia, erano in pietra. Dopo la demolizione della chiesa, l’altare maggiore fu ricomposto nella chiesa di S. Giovanni di Dio.Il complesso parrocchiale dell’Opera S. Michele fu realizzato secondo la volontà di Mons. Bella vivamente interessato a fare delle parrocchie autentiche palestre di formazione dei ragazzi e giovani della Città. Sotto tale aspetto è la Parrocchia più attrezzata: oltre la Chiesa, l’Ufficio parrocchiale e la Canonica, ci sono aule scolastiche per la Scuola Elementare, sale per sedi di associazioni, campi da gioco con relative attrezzature sportive, e un Cinema-Teatro. Su suolo adiacente alla parte absidale della Chiesa, fu costruito negli anni sessanta l’edificio per la Scuola materna gestita dalle Suore Murialdine di S. Giuseppe, chiamate ad operare in Parrocchia nel 1964. I locali dell’ex scuola elementare sono ora adibiti a sale per associazioni. Il complesso è una di stile novecentesco, a croce latina: sul portale d'ingresso vi è una croce in pietra circondata da otto altorilievi in pietra raffiguranti i Cori degli Angeli. Per illuminare la navata e le pareti centrali dei tre absidi con luce indiretta sono utilizzate una serie di vetrate. Gli altari e tutti gli elementi di arricchimento della chiesa sono rivestiti di marmi pregiati.



Chiesa del Purgatorio o Chiesa dei Morticelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Costruita nel 1650 la chiesa è dedicata a Santa Maria della Misericordia, era sede della confraternita dei Bianchi o dei Morti. Sulla facciata superiore, rifatta dopo il terremoto del 1731, compare un festone fermato da alcune riproduzioni di ossa umane intrecciate a teschi e alcuni simboli del potere religioso e civile e della peste che colpì Foggia nel seicento. L'interno è un unico ambiente coperto da un soffitto ligneo a cassettoni, opera del Fontana (1683). Nel suo interno possiamo ammirare l'altare maggiore, fatto in marmi pregiati e intarsi policromi, con due sculture raffiguranti San Michele Arcangelo e l'Angelo Custode, di Lorenzo Vaccaro e Antonio Fontana. Sempre sull'altare, ritroviamo il dipinto della Madonna della Misericordia, e un ‘'Ecce Homo attribuito a Guido Reni. Sulle pareti laterali, ci sono quattordici grandi tele che rappresentano le opere di misericordia corporali e spirituali attribuite a Benedetto Brunetti (XVII secolo).




Chiesa di San Pasquale Baylon

Il convento di S. Pasquale, con di fianco la Chiesa, fu fondato dai Frati Alcantarini di Napoli, convocati direttamente dall'allora Vescovo di Troia, Mons. Emilio Cavalieri, tra il 1724 e il 1731. Però dopo pochi anni il convento, nel 1808, fu soppresso per costruirvi una caserma. Nel 1899 con l'unificazione delle varie Famiglie Francescane Il convento, divenne Curia Provinciale, con sede del Ministro Provinciale. Con l’aumentare delle attività provinciali e delle altre esigenze, non essendo più in grado di poter ospitare con le solo otto camere costruite sulla chiesa, si pensò di costruire un nuovo convento, che venne edificato sul lato destro della chiesa nel 1950. Nel 1960 il vecchio convento, che stava al lato sinistro della chiesa, venne riscattato dalla Provincia e nel 1968 venne abbattuto per far posto alla costruzione di un edificio per Opere Sociali che ha funzionato fino al 1993. Nel 1970 il Vescovo di Foggia Mons. Giuseppe Lenotti istituiva la Parrocchia.La chiesa ha uno stile barocco. La facciata è caratterizzata da un portico e da un rosone policromo raffigurante San Pasquale Baylon. L'interno della chiesa è ad un unica navata, ed è a croce latina, ci sono delle cappelle laterali intercomunicanti e il catino absidale. Nella prima cappella a sinistra vi è una "deposizione" di scuola napoletano del XVIII secolo. Nel suo interno possiamo ammirare le statue di Santa Lucia e di Sant'Antonio da Padova: infatti proprio in onore di quest'ultimo santo, la chiesa festeggia il 13 giugno la festa commemorativa.

Chiesa di San Rocco

L'attuale costruzione fu eretta dai lavoratori della Compagnia di San Rocco, addetti al carico e scarico del grano dalle fosse. Nella chiesa, nel 1739, si insediò la congrega della SS. Trinità.
L'interno della chiesa è arricchito da tre altari, sopratutto quello maggiore che fu dedicato alla Trinità, al suo interno si trova anche una tela del conterraneo Antonio

Chiesa di Santo Stefano

A Foggia vi era già una cappella chiamata "Santo Stefano dei Ferri", nei pressi della Chiesa di San Giovanni Battista fuori dalla Porta Arpana. Con ogni probabilità la cappella venne eretta intorno alla seconda metà del XXIII secolo.
La chiesa fu poi distrutta dal terremoto del 1456, ma subito ricostruita. Accanto alla chiesa c'era anche una camera sotteranea, che venne data in affitto ai fabbri. Risulta che a quei tempi la chiesa aveva un solo altare, come diceva il vescovo di Troia Sorrentino.
Con il tempo fu abbandonata e venne venduta da Monsignor Manforte, ma il ricavato non era necessario per la costruzione di una nuova chiesa. Intanto il marchese Francesco Filiasi vendette il tratturo S. Lorenzo. Nell'atto di cessione Monsignor Manforte veniva obbligato a dedicare la Chiesa a Santo Stefano e a versare un canone annuo.I lavori ebbero inizio i lavori per la nuova chiesa nel 1839 e portati a termine nel 1842 con l'aiuto economico di Mons. Monforte.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943, mentre si concludevano le pratiche per ottenere i fondi dallo Stato necessari a riparare la Chiesa, Mons. Farina e il Vicario Curato D. Gaetano Fares acquistarono con i propri risparmi due aree adiacenti alla Chiesa, occupate da abitazioni andate distrutte dai bombardamenti aerei.
La chiesa venne riaperta ai fedeli, il 27 Luglio 1954 la Chiesa, venne ulteriormente adeguata dopo i lavori di ampliamento e abbellita nel 1898 per iniziativa del Sac. D. F.sco Paolo Salerni, dopo i lavori di riparazione e di restauro eseguiti a spese del Genio Civile.Negli anni ’70, in occassione delle nuove norme della Riforma Liturgica, divulgata dal Concilio Vaticano II, iniziarono i lavori di rifacimento del presbiterio: vennero demoliti l’altare maggiore e la balaustra, fu eliminato il pulpito, il nuovo altare venne eretto al centro del presbiterio ed anche la Mensa Eucaristia, mentre agli estremi furono sistemati il leggio e il Battistero; in quella occasione le pareti dell’abside furono adornate da tre mosaici, raffiguranti S. Stefano, S. Pietro e S. Paolo, venne rifato anche l'intero pavimento con pietra di Apricena.
Nel 1994 fino al 1996, vennero apportate nuove modifiche ad opera del nuovo Parroco D. Antonio Sacco. Il pavimento del presbiteriovenneadornato con marmo bianco di Carrara, ci fu il trasferimento dei mosaici absidali nella Cappella della Madonna del Rosario e la collocazione dell’ottocentesca statua di S. Stefano in cartapesta, nella riaperta nicchia absidale, vennero eliminati i vecchi confessionali, venne risistemato il Battistero nella Cappella laterale, venne creata la porta d’accesso dalla Chiesa alla Penitenzieria e agli uffici parrocchiali, L'interno della chiesa fu ridipinta, furono rifatte tutte le coperture della Chiesa.
La chiesa acquistò nel 1998 un suolo confinante, per dotare la Parrocchia di un cortile all’aperto pluriuso, parte dei finanziamenti vennero dati dalla Curia Arcivescovile (8‰) e dei parrocchiani, l’altra parte del suolo è stata concessa, a titolo gratuito e a tempo indeterminato, dal Comune di Foggia.


Chiesa di San Tommaso


La chiesa di S.Tommaso Apostolo è la più antica, tanto da legare la sua storia a quella delle origini della città. Come vuole la tradizione, sorse sullo stesso luogo della storica Taverna del Gufo, luogo di riposo e di ristoro per i viandanti, per le carovane e per i pellegrini che si recavano al santuario di S. Michele sul Gargano. Qui i pastori portarono il tavolo dell'Iconavetere, appena lo rinvennero nelle acque di uno stagno. In questa chiesa fu quindi esposta la sacra icona, e vi rimase fino a quando il duca Roberto il Guiscardo fece costruire, intorno al 1086, l'attuale succorpo, il primo tempio dedicato a S: Maria de Fovea, vicino al luogo del ritrovamento. L'antica chiesa andò distrutta nel terremoto del 1731, così fu allestita una temporanea baracca presso la chiesa di S. Agostino fino al 1766, quando si provvide al restauro della chiesa. Allo stato attuale la facciata è di stile barocco: superiormente, in asse col portale, presenta un finestrone con cornice mistilinea. L'interno si presenta ad una sola navata con una cappellina sul lato sinistro. Sempre sul lato sinistro, presso l'ingresso e l'antico fonte battesimale, si legge un'iscrizione che ricorda il battesimo di Vincenzo Lanza. Attualmente vi sono altri due altari: il maggiore proveniente dalla chiesa Annunziata di Troia, dedicato all'apostolo Tommaso; da esso fu rimossa la mensa, per ricomporla, formando l'altare rivolto verso il popolo; di lato i due amboni eretti con i marmi della rimossa balaustra del presbiterio. Il secondo altare si trova nella cappellina dedicata al S. Cuore, e con molte probabilità reoviene dall'ex chiesa del convento di S.Francesco, attuale distretto militare.

Chiesa del Succorpo - Cripta

 

Chiese del XX secolo

Notevoli progressi ci furono a Foggia nel XX secolo, dove ventiquattro chiese vennero create per lo sviluppo della città.

Chiesa di Sant'Alfonso Maria de' Liguori

Chiesa di Sant'Antonio di Padova

Chiesa dell'Annunciazione del Signore

Chiesa della Beata Maria Vergine Madre della Chiesa

Chiesa della Beata Maria Vergine Regina della Pace

Chiesa del Carmine Nuovo

Chiesa di San Ciro

Chiesa di San Filippo Neri

Chiesa di San Giovanni di Dio o "Chiesa dell'Ospedale"

Chiesa di San Giuseppe Artigiano

Chiesa dei Santi Guglielmo e Pellegrino


Chiesa dell'Immacolata

Chiesa di San Luigi Gonzaga

Chiesa della Santa Maria della Croce

Chiesa della Madonna del Rosario

Chiesa Ossario dei caduti

Chiesa di San Paolo apostolo

Chiesa di San Pietro apostolo

Chiesa di San Pio o "Chiesa della Stazione"

Chiesa di San Pio X

Chiesa della Sacra Famiglia

Chiesa del Sacro Cuore

Chiesa del Santissimo Salvatore

Chiesa dello Spirito Santo

Chiese scomparse

Chiesa di Sant'Andrea

Chiesa di Sant'Angelo

Chiesa di Sant'Antonio Abate

Chiesa di San Ciro

Chiesa di Sant'Elena

Chiesa di Sant'Eleuterio

Chiesa di San Francesco o Sant'Antonio

Chiesa di San Giovanni Pleuti

Chiesa di San Giovanni del Tempio

Chiesa di San Lazzaro

Chiesa di San Marco

Chiesa di Santa Maria di Foggia di Castiglione

Chiesa della Santa Maria della Croce

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Chiesa di Santa Maria Maddalena

Chiesa di San Pietro

Chiesa di Santo Stefano ai Ferri

Chiesa dello Spirito Santo

Chiesa di Santa Teresa