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Oggi voglio parlarvi dell’importanza di rimanere, per tutta la vita, degli studenti avidi di nuove conoscenze e di informazioni all’avanguardia che possono aiutare a risolvere situazioni difficili e ad accelerare l’acquisizione di risultati importanti per la nostra vita in generale. Abbandonato definitivamente il concetto che ognuno di noi venga addestrato ad affrontare la vita personale e professionale attraverso il solo percorso scolastico, intraprendere un percorso formativo equivale ad essere sempre aggiornati, ad avere una marcia in più rispetto agli altri. Molta parte dell’attuale crisi, dopotutto, è stata determinata proprio dal non percepire o non voler vedere i cambiamenti che si stavano profilando all’orizzonte. I tempi cambiano e ognuno di noi deve cambiare con loro, pena il restare indietro rispetto agli altri e quindi cadere in crisi. È proprio in momenti di crisi, quindi, che diventa necessario rinnovarsi e migliorarsi attraverso la formazione.

Ok, ma come faccio a distinguere un percorso formativo valido?

Innanzitutto scegli il percorso formativo che più è importante per te in questo momento della tua vita: quali capacità vorresti acquisire? Quali abilità che già possiedi vorresti migliorare? Quale vecchio comportamento deleterio vorresti abbandonare definitivamente? Quali nuove informazioni potrebbero aiutarti dal punto di vista personale e professionale?
Un corso di formazione valido utilizza metodologie validate dalla comunità scientifica. Ciò significa che tutte le informazioni, le tecniche, le strategie e gli strumenti utilizzati durante il corso, devono appartenere ad una scienza ufficialmente riconosciuta come valida ed efficace. Solo questo garantisce il raggiungimento degli obiettivi formativi ed il miglioramento delle proprie capacità. Tutto questo ci fa capire che corsi di formazione improvvisati da fantomatici guru senza nessun titolo, corsi a distanza soltanto attraverso e-book di pochissime pagine che promettono di cambiarti la vita, sono fortemente sconsigliati. Quindi, prima di iscriverti ad un corso di formazione, prima di investire dei soldi, del tempo e delle energie, innanzitutto consulta il curriculum del relatore chiedendoti: a quale titolo può parlare di queste cose? È il suo lavoro? Ha delle certificazioni “serie” che mi dicono che è bravo nel suo lavoro? In Italia, purtroppo, (vi basta fare una piccola ricerca su internet) ci sono troppi formatori che parlano tranquillamente di questioni psicologiche senza essere minimamente del campo, trasferiscono informazioni  non solo completamente sbagliate dal punto di vista scientifico ma addirittura deleterie per il pubblico ignaro e pagante. State attenti!!

Qual è l’atteggiamento mentale giusto da tenere durante un corso di formazione?

Premesso che il cervello è altamente plastico, cioè può cambiare in continuazione, può apprendere informazioni nuove, può modificare vecchi comportamenti che non ci stanno più bene, ecc… (la Psicoterapia sfrutta proprio questa capacità del cervello), l’atteggiamento mentale giusto di chi voglia trarre il meglio da un percorso di formazione è senz’altro un sano atteggiamento di apertura verso il cambiamento. Cambiamento è = a miglioramento: se vuoi migliorare un aspetto di te, una tua abilità, devi necessariamente cambiare qualcosa, perché se fai le cose come le hai sempre fatte, il risultato sarà sempre lo stesso che hai ottenuto fino ad adesso, non cambierà mai niente, non migliorerai mai.

 

P.S.: Se avete dei quesiti da porre a Salvatore Panza, scrivete direttamente alla casella di posta del Dottore: salvatore_panza@virgilio.it. Per altre informazioni visitate il sito: www.salvatorepanza.it oppure telefonate al: 340.2351130.

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In un periodo storico come questo che stiamo vivendo attualmente, la frenesia è all’ordine del giorno. A tutti noi capita di avere la sensazione che il tempo a nostra disposizione in una giornata sia sempre troppo poco e che ci servirebbe una giornata di almeno 48 ore per poter fare tutto quello che abbiamo da fare quotidianamente. Eppure, il tempo è la risorsa più democratica che possediamo: tutti (dal multimilionario al barbone in stazione) abbiamo 24 ore a nostra disposizione per vivere nel migliore dei modi. È come impieghiamo il nostro tempo e come lo facciamo fruttare che fa la differenza tra una persona e l’altra.

Nell’articolo di oggi voglio darvi alcuni consigli semplici ma importanti che vi serviranno per incominciare (se vorrete approfondire questo argomento potrete seguire il mio seminario sulla “Gestione del tempo” in partenza a Settembre) a sfruttare meglio il vostro tempo e a dare più valore alla vostra vita.

Ecco a voi una lista di 10 consigli per gestire meglio la risorsa più preziosa che abbiamo: il tempo.

1.    INIZIA DALLE COSE IMPORTANTI E DIFFICILI: ad inizio giornata chiediti “quali sono le cose più importanti da fare oggi?”. Dopo aver fatto una lista inizia da quelle più impegnative e portale a termine.
2.    NON LAMENTARTI: spesso quando dobbiamo portare a termine compiti impegnativi tendiamo a lamentarci. Sbruffare e lamentarsi porta il cervello a concentrarsi sulle cose negative, a diminuire la motivazione nel fare quella cosa, a rallentare il nostro ritmo di lavoro e quindi… a perdere tempo. Se una cosa è importante bisogna trovare il tempo e la motivazione per farla, senza trovare scuse o rimandare.
3.    IMPEGNATI AL MASSIMO: quando svolgi un’attività mettici il massimo dell’impegno in modo tale da non commettere errori che ti costringerebbero a perdere tempo per correggerli.
4.    SFRUTTA I TEMPI MORTI: quando sei in treno, in fila dal medico, in coda in banca o alla posta, ecc… sfrutta quei tempi morti per portarti avanti il lavoro (rispondere alle e-mail, leggere un libro, organizzare il resto della giornata, fare alcune telefonate, ecc…)
5.    IMPARA A DIRE DI “NO” AI LADRI DI TEMPO: avete presente quelle persone che vi dicono apertamente “Posso rubarti 5 minuti?”. Ebbene, quelle persone sono ladri professionisti di tempo altrui e se la vostra risposta è sempre “Sì” verrete ricoperti di compiti e mansioni che non vi spettano e che vi fanno soltanto perdere inutilmente del tempo prezioso e vi fanno aumentare lo stress.
6.    DECIDI CONSAPEVOLMENTE QUANTO TEMPO DEDICARE ALLO SVAGO: per carità, staccare un po’ la spina, fare una pausa ha innumerevoli benefici sul nostro cervello. Il problema nasce quando perdiamo il controllo di questa pausa, quando incominciamo a dire “OK, vediamo un attimo che succede su Facebook” oppure “Fammi dare un’occhiatina a quel sito di auto” o ancora “Vediamo cosa c’è in TV” ecc… e senza accorgercene passa almeno mezz’ora.
7.    DELEGA IL PIÙ  POSSIBILE: è vero che il proverbio dice “chi fa per sé fa per tre” ma la realtà è che se impariamo a delegare quelle attività che possiamo non seguire noi direttamente faremo molto di più e con minor dispendio di energie e tempo prezioso.
8.    USA UN’AGENDA: conosco molte persone che tengono a mente i loro impegni e ovviamente capita spesso che se ne dimentichino qualcuno. Il nostro cervello ha una capacità limitata nel trattare informazioni e se lo ingolfiamo con cose inutili stiamo togliendo energie che potremmo impiegare diversamente e più efficacemente.
9.    FAI UNA COSA ALLA VOLTA: quando cerchi di fare più cose contemporaneamente (e qui le donne sono delle specialiste) aumenti lo stress, la tensione, la confusione ed è facilmente comprensibile che in uno stato mentale del genere fare un errore e quindi perdere tempo sia una cosa molto probabile.
10.    FATTI SPESSO LA DOMANDA: “STO FACENDO IL MIGLIOR USO DEL MIO TEMPO, ADESSO?”. Questa piccola domandina ti costringe ad essere consapevole di quello che stai facendo, di come stai impiegando il tuo tempo e se lo stai utilizzando male, molto probabilmente incomincerai a sentire un’emozione negativa che ti porterà a sfruttare il tuo tempo in maniera più costruttiva.

I 10 consigli che vi ho appena dato per sfruttare meglio il vostro tempo e così raggiungere più risultati positivi nella vostra vita, sono di facile applicazione, quindi… non perdete altro tempo: incominciate ad applicarli da subito.


P.S.: Se avete dei quesiti da porre a Salvatore Panza, scrivete direttamente alla casella di posta del Dottore: salvatore_panza@virgilio.it. Per altre informazioni visitate il sito: www.salvatorepanza.it oppure telefonate al: 340.2351130.

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Nel mio lavoro mi capita frequentemente di occuparmi dei problemi relazionali, di coppia, delle difficoltà nel trovare un partner o meglio “IL” partner, la cosiddetta “persona giusta”. Spesso arrivano da me giovani coppie che mi chiedono “è l’uomo/la donna che fa per me?”.
Ma quali caratteristiche ha la “persona giusta”? Come ci si accorge che è l’uomo giusto / la donna giusta? Innamorarsi di qualcuno è un evento puramente casuale oppure no? C’è qualcosa di predeterminato in questo evento? Che cosa esattamente ci guida in questa scelta?
Iniziamo a rispondere a queste domande con un celebre proverbio: "Dio li fa e poi li accoppia".
È proprio così, la scelta del partner non è assolutamente casuale ma segue delle regole biologiche e psicologiche ben precise che giocano un ruolo determinante nel far sì che ci orientiamo su di una persona piuttosto che su di un’altra.
Su un piano biologico, secondo le più accreditate teorie evoluzionistiche, l’Uomo sceglie da sempre partner che gli diano maggiori probabilità di garantire la sopravvivenza della sua prole. Se con un po' di immaginazione proviamo a proiettarci nella savana dove vivevano i nostri progenitori, possiamo capire che a quell’epoca per i nostri antenati il problema della sopravvivenza era una cosa veramente seria. Questa esigenza della specie si è tradotta nell’uomo e nella donna in meccanismi e strategie differenti di selezione dei propri partner.
Nell'uomo la strategia migliore per assicurarsi una buona discendenza è stata quella di massimizzare il numero di rapporti sessuali con partner diversi e quella di preferire, in maniera del tutto inconsapevole, quelle caratteristiche femminili di per sé indicative di salute, giovinezza e fertilità (la pelle liscia, un corpo e un viso ben proporzionati, ecc). In altre parole, per i nostri progenitori, una donna “sana” era più in grado di garantire la sopravvivenza della prole e dunque veniva preferita. Scendendo nei particolari fisionomici, le ricerche oggi ci dicono che un viso femminile è più attraente se rispecchia un mix fra tratti infantili (occhi grandi, viso rotondo, ecc.) e caratteristiche facciali che segnalano la maturità sessuale. Il trucco femminile potenzia i segnali infantili, pur mantenendo i tratti adulti come le guance più scavate e gli zigomi alti e pronunciati. Inoltre, le sopracciglia alte e il sorriso comunicano emozioni positive come calore, sensibilità, capacità di accudimento.
Le femmine, invece, hanno da sempre preferito e scelto uomini con caratteristiche di maggiore disponibilità a proteggere e accudire la famiglia. Con la precisa finalità di massimizzare le probabilità di sopravvivenza della propria prole, le femmine hanno scelto nel corso dei millenni maschi che fossero più “affidabili”. Le ricerche dimostrano che le donne gradiscono molto gli uomini che interagiscono in modo affettuoso con i bambini, trovando l’atteggiamento protettivo ed accudente estremamente attraente. Dal punto di vista estetico, gli studi evidenziano che le donne non ricercano affatto partner con caratteristiche altamente aggressive e iper-mascoline. Viceversa, quegli uomini che raggiungono la maturità sessuale conservando alcune caratteristiche fisionomiche infantili vengono percepiti come più attraenti.
Su di un piano più propriamente psicologico, invece,  ciò che ci guida nella scelta del nostro partner è, in linea generale, il principio della somiglianza. Quindi, continuando con i proverbi, dobbiamo sfatarne immediatamente uno che recita così: “I poli opposti si attraggono”. Gli studi confermano, infatti, esattamente il contrario: le coppie durature sono caratterizzate da un'alta somiglianza fra i partner rispetto a intelligenza, valori, caratteristiche di personalità ed interessi.
Un ultimo aspetto, ma che forse è il più importante ed il più inconsapevole, che ci guida nella scelta del nostro partner ha radici più profonde. Nella relazione con il partner ognuno di noi porta una propria precisa modalità, uno “Schema”, un modello di come quella relazione sarà e di cosa ci aspettiamo da essa. Questo “schema” lo abbiamo imparato nel corso della nostra storia personale e lo riproponiamo in maniera abbastanza sistematica nelle nostre relazioni intime. E’ uno “schema” che ricalca, in linea generale, quello che abbiamo sperimentato nel corso delle nostre primissime relazioni significative, ovvero quelle con i nostri genitori. E’ l’esperienza del nostro primo amore, quello con nostra madre (per i maschietti) o con nostro padre (per le femminucce), che ci imprime nella mente un’idea di cosa ci dovremo aspettarci dalle relazioni importanti. Con quell’idea in testa noi ci muoveremo nel mondo e cerchiamo storie e relazioni che possano consentirci di ritrovare quel modello.
E’ evidente, dunque, che oltre alla somiglianza “sociologica”, un criterio che ci guida nella scelta del nostro compagno o della nostra compagna di vita è l’aderenza del partner al nostro “schema” di relazione e la possibilità che quel partner ci da di replicare quello schema. Se però lo schema di partner che avete in mente e che vi è stato “gentilmente” offerto non vi sta più bene (ad es.: se subite continuamente violenze dal vostro partner perchè probabilmente lo avete imparato dai vostri genitori, ecc… ecc…) potete chiedere aiuto ad un Terapeuta che vi sgancerà definitivamente da quel modello sbagliato di relazione di coppia che avete appreso nella vostra infanzia e vi permetterà di trovare un partner che vada bene a voi e che non necessariamente rispecchi lo schema disfunzionale del rapporto coniugale che avevano i vostri genitori.


P.S.: Se avete dei quesiti da porre a Salvatore Panza, scrivete direttamente alla casella di posta del Dottore: salvatore_panza@virgilio.it. Per altre informazioni visitate il sito: www.salvatorepanza.it oppure telefonate al: 340.2351130.

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Oggi vi voglio parlare di uno dei meccanismi più affascinanti ed utili da comprendere della Psicologia umana. Si tratta di un concetto proposto per la prima volta nel 1948 dal sociologo Robert K. Merton (1910-2003) che descrisse la profezia che si auto avvera come “una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità”. L’idea alla base è che un’opinione pur essendo falsa, per il solo fatto di essere creduta vera porta la persona a comportarsi in un modo che la fa avverare, fa avverare cioè l’aspettativa. A questo proposito egli descrisse il fallimento di una banca, provocato dai clienti, che convinti che la banca stesse per fallire, si precipitarono a ritirare tutti i loro risparmi provocandone il fallimento (vi ricorda per caso qualche meccanismo psicologico che sta attivando nella nostra mente la crisi economica?).
Uno dei più importanti studiosi di questo concetto è stato Rosenthal che nel 1974 ha messo in luce quello che fu definito “l’effetto Pigmalione”. Egli effettuò il seguente esperimento all’interno di una scuola elementare: fingendo di aver somministrato un test alla classe, informò le maestre del fatto che i bambini del gruppo “X” erano risultati più predisposti allo studio e più intelligenti rispetto a quelli del gruppo “Y”. Il risultato finale fu il fatto che a conclusione dell’anno scolastico i bambini del gruppo X ottennero valutazioni più elevate da parte degli insegnanti e questo portò l’autore a ipotizzare che l’atteggiamento degli insegnanti, influenzato dalle previsioni, avesse condotto alla realizzazione della previsione stessa (Per gli insegnanti: attenzione a questi meccanismi psicologici involontari quando valutate un alunno!!).
Questo fenomeno, ovviamente, è presente anche nella nostra vita di tutti i giorni ed ha diverse implicazioni.
Prima di tutto può portare a valutare e interpretare in modo errato gli individui con cui entriamo in contatto. Le prime impressioni che noi ci formiamo, basate su caratteristiche fisiche, comportamentali, sulla similarità dell’altra persona a noi, sono inficiate da queste profezie. In che modo? Le aspettative che abbiamo nei confronti del soggetto porteranno l’individuo stesso a comportarsi come noi ci attendiamo. L’idea alla base è il fatto che le nostre impressioni degli altri possono causare comportamenti che tendono a confermarle.
Il discorso, di conseguenza, si sposta anche a livello degli “stereotipi”. Perché essi hanno la tendenza a conservarsi e sono resistenti al cambiamento? In generale ognuno di noi cerca di individuare nel mondo solo informazioni che li confermano (ad es.: lo stereotipo che “tutti gli extracomunitari sono delinquenti” viene confermato quando in tv sentiamo di un omicidio commesso da un extracomunitario). Si parla di errore di conferma (“vedo solo ciò che mi aspetto di vedere”).
Infine, non legato specificatamente alla percezione sociale, la profezia che si autoadempie esiste anche in relazione a noi stessi e ai nostri pensieri: quando pensiamo o temiamo che avvenga qualcosa di negativo ci comportiamo in modo che la previsione si realizzi davvero. Ad esempio, una persona che teme di essere considerata antipatica dagli altri mette in atto comportamenti di chiusura e di sottrazione così da sembrare realmente sgradevole.

Cosa si può fare per non autoingannarci?

I meccanismi fin qui descritti non sono di tipo patologico. Ognuno di noi, infatti, nella sua esperienza quotidiana può trovare prova di come essi agiscano, a volte senza particolari conseguenze. In questi casi un ottimo antidoto contro le profezie è rappresentato semplicemente dall’agire “come se” non si avessero quelle convinzioni.
Altre volte al contrario, possono determinare grosse difficoltà nel perseguire i propri obiettivi, la propria realizzazione personale, il benessere delle proprie relazioni sociali e sentimentali. In questo secondo caso possiamo chiedere l’aiuto di uno Psicoterapeuta. La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale ad esempio, ha proprio come obiettivo quello di identificare gli schemi e le credenze disadattive, limitanti e depotenzianti che determinano e mantengono circoli viziosi disfunzionali e attraverso la loro modifica consentono di creare nuovi schemi e convinzioni più adattive, flessibili e potenzianti. La persona potrà così innescare nuovi circoli virtuosi ed ottenere un maggiore benessere ed una maggiore stabilità relazionale ed emotiva.


P.S.: Se avete dei quesiti da porre a Salvatore Panza, scrivete direttamente alla casella di posta del Dottore: salvatore_panza@virgilio.it. Per altre informazioni visitate il sito: www.salvatorepanza.it oppure telefonate al: 340.2351130.

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A tutti può succedere di dire una frottola, grande o piccola, innocente o malvagia. Quando però, la menzogna diventa una costante della propria vita, quando per sentirsi meglio bisogna assolutamente presentarsi migliori di come si è, o di come si pensa di essere, allora si può parlare di Megalomania: un disturbo caratterizzato dalla tendenza abituale ad inventare bugie servendosi dell’esagerazione, della millanteria e del falso ricordo. I megalomani raccontano di avere stipendi da favola, di andare in vacanza in posti da sogno, di fare conquiste sentimentali invidiabili, di avere amicizie potenti, di possedere ricchezze ed agevolazioni. All’inizio, ovviamente, sembrano persone dotate di fascino, ma nel giro di poco tempo e soprattutto se si approfondisce un po’ la relazione, si rivelano per quello che sono: dei racconta frottole.

Perché fanno tutto questo?

I megalomani non sanno accettare loro stessi e le loro vite per quello che sono. Alla base di questi comportamenti c’è una Depressione latente che potrebbe manifestarsi da un momento all’altro se smettono di raccontare le falsità. Così, vivono costantemente nell’illusione di condurre una vita bella ed invidiabile, perché quella reale è troppo piatta, monotona e triste. Paradossalmente, con la megalomania, però, le loro vite diventano davvero difficili da condurre, al contrario di quanto vogliono far credere agli altri: quando raccontano bugie a qualcuno e quest’ultimo ci crede (perché sono bravi e convincenti), devono subito inventarne altre per coprire la bugia precedente e così via. Le bugie, però, con il tempo diventano così grosse e numerose che queste persone finiscono per perdere il controllo della situazione e incominciano a credere davvero a quelle cose inventate, oltrepassando il limite della bugia detta consapevolmente e sfociando in una specie di vita parallela completamente inventata.

Qual è l’origine di questo Disturbo?

La Megalomania ha un’origine molto profonda e remota nel tempo (sin dalla prima infanzia ci sono i primi campanelli d’allarme). Il megalomane ha una bassissima stima di sé che gli deriva dall’educazione ricevuta dai genitori e dall’ambiente familiare: giudizi familiari negativi, scarsa considerazione delle proprie potenzialità, derisione, disprezzo, disattenzione, assenza di incoraggiamento e valorizzazione, ecc…. Il bambino, non possedendo capacità di critica al quella età, crede fermamente ai messaggi negativi circa se stesso ricevuti dai genitori (che sono i suoi punti di riferimento) e quindi comincia a crearsi una frattura nella sua mente, si formano convinzioni di svalutazione di se stesso, delle altre persone, del mondo e della vita in generale che lo portano a vivere in una continua fuga dalla realtà e dalla coscienza di sé (fantasticherie).

Quali possono essere le conseguenze della megalomania?

Molto spesso il megalomane compie azioni che nelle sue intenzioni servono ad alimentare fantasie e progetti, ma che nei fatti finiscono per mettere nei guai loro stessi, i familiari ed eventualmente le persone che si sono fidate di loro. Non sono rari i casi di persone che “bruciano” montagne di soldi giocando in borsa o lanciandosi in investimenti rischiosi, fallimentari o semplicemente esagerati rispetto alle loro possibilità. Lo fanno per dare concretezza alla loro megalomania e, proprio per questo, finiscono nei guai travolgendo parenti e amici.
Un’altra conseguenza, come accennavo in precedenza, può essere quella della Depressione: una volta che il gioco di finzioni viene scoperto e non regge più, il megalomane va incontro ad un forte stress ed ha, nel giro di poco tempo, un crollo depressivo (ad esempio lo studente universitario che falsifica il libretto degli esami per far credere a genitori e amici che sta per laurearsi).

Che fare per aiutare queste persone?

Inutile e dannoso risulta essere il far finta di niente ed il cercare di tamponare i danni fatti dal megalomane (giustificarli o saldare i debiti). Chi è vicino a queste persone deve aiutarle a capire i rischi che corre: perdita di stima da parte di se stesso e delle altre persone, rischio di perdere gli affetti più cari (familiari, partner, figli, amici, ecc…), tracolli finanziari. È importante insistere sul fatto che loro hanno valore e sono degne di amore per quello che sono e non per quello che vorrebbero far credere di essere. Cercare di fargli capire (anche se non è facile) che si può trattare di un disturbo di origine psicologica e che parlarne con uno Specialista potrà aiutarlo a non nascondersi più.

 

P.S.: Se avete dei quesiti da porre a Salvatore Panza, scrivete direttamente alla casella di posta del Dottore: salvatore_panza@virgilio.it. Per altre informazioni visitate il sito: www.salvatorepanza.it oppure telefonate al: 340.2351130.

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