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Primo piano

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libri1IL MAGISTRATO ANTONIO LARONGA OSPITE ALLA SCUOLA ZINGARELLI PER PRESENTARE IL SUO LIBRO SULLA QUARTA MAFIA
BELLEZZA E LEGALITA’

Martedì 31 maggio 2022 alle ore 10.30 presso la Scuola media statale Nicola Zingarelli di Foggia sita in Via S. Francesco Antonio Fasani, 2/4, 71122 Foggia - si terrà un importante evento di sensibilizzazione alla cultura della legalità che vedrà protagonisti la scolaresca e il corpo docenti. Ospite sarà il magistrato Antonio Laronga, già autore del testo QUARTA MAFIA, che vanta la prefazione di Don Luigi Ciotti, volto a raccontare la criminalità organizzata nel contesto foggiano. L’evento è promosso da ARCI COMITATO PROVINCIALE di Foggia nell’ambito del progetto IL RITMO DELLA LEGALITA’ (AVVISO PUBBLICO REGIONE PUGLIA - BELLEZZA E LEGALITA’ PER LA REALIZZAZIONE DI PROGETTI FINALIZZATI A PROMUOVERE AZIONI DI ANTIMAFIA SOCIALE). Sono già in corso di svolgimento, con iscrizioni ancora aperte i laboratori musicali a cui partecipano giovani e adolescenti a rischio devianza e marginalità. Il progetto è caratterizzato dalla sinergia fra Arci, Comune di Foggia, Associazione musicale JACO, Legambiente, CGIL. Inoltre sono stati stipulati protocolli di intesa con la scuola media Zingarelli e con la comunità di accoglienza METROPOLIS.

PER INFO
ARCI COMITATO PROVINCIALE FOGGIA
VIA DELLA REPUBBLICA, n 54
TEl 0881- 776209
Mail foggia@arci.it

Il Presidente Arci Comitato
Provinciale Foggia
Domenico Rizzi

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schermaCAMPIONATI ITALIANI CADETTI E GIOVANI, NELLA SCIABOLA UNDER 17 SECONDA GAIA CARAFA DEL CIRCOLO SCHERMISTICO DAUNO E TERZA MARTINA GIANCOLA DEL CLUB SCHERMA SAN SEVERO

CATANIA - Si aprono subito con un doppio podio per la scherma pugliese i Campionati Italiani Cadetti e Giovani: la prima giornata di gare sulle pedane di Catania è stata dedicata agli Under 17 e nella sciabola femminile è arrivato il secondo posto per Gaia Carafa del Circolo Schermistico Dauno ed il terzo per Martina Giancola del Club Scherma San Severo.
Purtroppo le due atlete si sono ritrovate dallo stesso lato del tabellone perciò erano destinate a sfidarsi in semifinale: nei primi tre turni ad eliminazione diretta Carafa ha superato in successione Francesca Tomaselli dell’Aeronautica Militare per 15-8, Giada Likaj della Virtus Bologna per 15-11 e Chiara Resciniti del Champ Napoli per 15-8 mentre Giancola ha messo in riga Sara Pendenza (Ager Nucerinus) per 15-10, Flavia Astolfi (Circolo della Scherma Terni) per 15-9 e Morena Manzo (Champ Napoli) per 15-7.
In semifinale l’atleta foggiana si è imposta sulla sanseverese col punteggio di 15-12 ma in finale Gaia Carafa ha ceduto per 15-5 nei confronti di Alessandra Nicolai (Padova Scherma) che si è così aggiudicata il titolo tricolore. Sul terzo gradino del podio, assieme a Martina Giancola, anche Maria Clementina Polli del Club Scherma Roma.

CAMPIONATI ITALIANI CADETTI E GIOVANI - SCIABOLA FEMMINILE - Catania, 26 maggio 2022
Finale
Nicolai (Padova Scherma) b. Carafa (Circolo Schermistico Dauno) 15-5

Semifinali
Nicolai (Padova Scherma) b. Polli (Club Scherma Roma) 15-13
Carafa (Circolo Schermistico Dauno) b. Giancola (Club Scherma San Severo) 15-12

Quarti
Nicolai (Padova Scherma) b. Gullo (Scherma Ariccia) 15-14
Polli (Club Scherma Roma) b. Viale (Champ Napoli) 15-12
Carafa (Circolo Schermistico Dauno) b. Resciniti (Champ Napoli) 15-8
Giancola (Club Scherma San Severo) b. Manzo (Champ Napoli) 15-7

Ottavi
Carafa (Circolo Schermistico Dauno) b. Likaj (Virtus Bologna) 15-11
Giancola (Club Scherma San Severo) b. Astolfi (Circolo della Scherma Terni) 15-9

Sedicesimi
Carafa (Circolo Schermistico Dauno) b. Tomaselli (Aeronautica Militare) 15-8
Giancola (Club Scherma San Severo) b. Pendenza (Ager Nucerinus) 15-10

Classifica (41): 1. Alessandra Nicolai (Padova Scherma), 2. Gaia Carafa (Circolo Schermistico Dauno), 3. Martina Giancola (Club Scherma San Severo) e Maria Clementina Polli (Club Scherma Roma), 5. Chiara Resciniti (Champ Napoli), 6. Mariella Viale (Champ Napoli), 7. Morena Manzo (Champ Napoli), 8. Sofia Gullo (Scherma Ariccia).

Per conto di:
Ufficio Stampa
Federazione Italiana Scherma

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vicoPubblicato il bando, le domande dovranno essere presentate entro il 24 giugno 2022

VICO DEL GARGANO (Fg) Ottomila euro a fondo perduto per l’avvio di nuove attività commerciali, artigianali e agricole nella zona di valorizzazione commerciale: il Comune di Vico del Gargano, con apposito bando, ha dato seguito a quanto aveva annunciato. Chi aprirà una nuova attività nell’area definita dalla deliberazione di Consiglio Comunale n. 21 del 23.5.2022, potrà ottenere 8mila euro da impiegare a sostegno della propria iniziativa.
Le attività a cui sarà assegnato il contributo dovranno essere avviate entro 6 mesi dalla comunicazione di erogazione del contributo da parte del Comune di Vico del Gargano e, inoltre, dovranno impegnarsi a mantenere tale attività per almeno 5 anni. Il bando è stato pubblicato sul sito internet ufficiale del Comune di Vico del Gargano, nella sezione “PRATICHE” raggiungibile attraverso il link https://servizionline.hypersic.net/cmsvicodelgargano/servizionline.aspx. I moduli per la presentazione della domanda di finanziamento, a pena di esclusione, dovranno essere compilati entro e non oltre le ore 24.00 del giorno 24 giugno 2022, esclusivamente mediante la piattaforma telematica e dovranno riportare l’identificativo della marca da bollo da 16 euro. I contributi da 8mila euro saranno assegnati alle aziende nel rispetto della graduatoria e fino a esaurimento dei fondi disponibili pari a un totale di 75mila euro.
Le risorse per l’erogazione del contributo derivano dal 'Fondo di sostegno ai comuni marginali per gli anni 2021- 2023, con l’obiettivo di favorire la coesione sociale e lo sviluppo economico nei comuni colpiti dal fenomeno dello spopolamento e per i quali si riscontrano rilevanti carenze di attrattività per la ridotta offerta di servizi materiali e immateriali alle persone e alle attività economiche, nel rispetto della complementarità con la strategia nazionale per le aree interne. Il Fondo mobilita complessivamente 180 milioni di euro assegnati a 1.187 comuni.

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cia
Nell’ultima riunione dell’Organizzazione Interprofessionale si è riaperto il dialogo tra le parti
L’intesa tra industrie e produttori potrebbe essere raggiunta il prossimo 31 maggio

FOGGIA Nel centro-sud Italia, l’intesa sul prezzo del pomodoro da industria non c’è ancora ma, per la prima volta, il 23 maggio ad Angri (Salerno) nell’ultima riunione dell’Organizzazione Interprofessionale si è intravisto lo spiraglio per un possibile accordo da raggiungere all’inizio della prossima settimana.
“E’ stata una riunione in cui entrambe le parti, sia quella agricola sia quella industriale, si sono mostrate propositive”, ha spiegato Michele Ferrandino, referente di CIA Agricoltori Italiani all’interno della O.I. “Finalmente, si è riallacciato un dialogo costruttivo, teso a trovare un’intesa che possa soddisfare tutti, nella logica della filiera. Per la prima volta, le OP si stanno battendo tutte insieme per il riconoscimento di un prezzo equo in favore degli agricoltori. Per raggiungere un accordo, il Comitato si riunirà martedì 31 maggio”. “CIA Capitanata – ha aggiunto il presidente provinciale dell’organizzazione, Angelo Miano – rileva con soddisfazione che, dopo tanto parlare, si sta cominciando a ragionare realmente come elementi e soggetti interconnessi di una filiera. Il mondo agricolo si è compattato. Ci fa piacere rilevare, inoltre, che lo studio elaborato da CIA Capitanata sui costi per ettaro di produzione e raccolta del pomodoro sia stato utile, in tal senso, per comprendere più approfonditamente i problemi affrontati dai produttori”.
La O.I associa i soggetti economici della filiera del pomodoro del Centro Sud Italia, nello specifico nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Puglia, Toscana, Sardegna, Sicilia e Umbria, con ripartizione paritaria dei voti fra la componente di produzione agricola e quella di trasformazione. In quest’area, ogni anno, sono coltivati circa 30mila ettari di pomodoro da industria (17mila dei quali nel Foggiano), con il coinvolgimento di 24 Op (Organizzazioni di Produttori) e 49 imprese di trasformazione per la lavorazione di circa 2,96 milioni di tonnellate di pomodoro (dati 2021).
IL RUOLO DELLA CAPITANATA. Nel sistema produttivo del pomodoro da industria, Foggia e la sua intera provincia rivestono un ruolo centrale, soprattutto per ciò che riguarda i numeri e la qualità espressi dalle aziende agricole che investono in quello che, un tempo, era definito “oro rosso”.
In tutta la Puglia, con la provincia di Foggia a farla da padrona, lo scorso anno furono coltivati a pomodoro 17.170 ettari, per una produzione totale raccolta pari a 14.782.950 quintali. Da sola, la nostra regione rappresenta oltre il 50% della superficie coltivata a pomodoro in tutto il Sud e circa il 70% del raccolto di tutto il Mezzogiorno. In provincia di Foggia, zona di massima produzione in Italia, la situazione è diversificata rispetto alle rese: si va dagli 800 ai 1200 quintali raccolti per ogni ettaro. I pomodori pugliesi hanno specificità qualitative che li rendono unici per proprietà nutritive e richiesta sul mercato, di qui la necessità di garantire agli agricoltori una redditività all’altezza del loro impegno e del loro prodotto.
I TEMPI DELL’ACCORDO. Per raggiungere un accordo equo e accettabile sul prezzo del pomodoro da industria restano poche settimane. La finestra temporale per procedere alle piantumazioni sarà ancora aperta a maggio e, in extremis, anche per una parte di giugno.
“Per questo motivo – ha concluso Miano – è davvero un fatto positivo che l’ultimo incontro abbia gettato le basi per raggiungere un’intesa entro i prossimi 6-7 giorni. I nostri produttori chiedono soltanto condizioni eque e una giusta base di partenza per poter continuare a sostenere una filiera che produce lavoro, reddito, eccellenza e qualità alimentare di grande rilievo”.

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ciaLo studio dell’Università di Bari, tutte le località più colpite dal proliferare indisturbato degli ungulati
Foggia la più colpita in agricoltura, Bari per gli incidenti, a Taranto il maggiore incremento di sinistri

Sono 396 i casi di danni alle colture agricole direttamente causati dai cinghiali, in Puglia, dal 2009, con un totale indennizzi pari a 528mila euro che solo in parte hanno risarcito la perdita dei raccolti e la distruzione di materiale subita. La maggior parte di essi, ben 365, sono avvenuti a partire dal 2016. Complessivamente, in tutte le sei province pugliesi, gli incidenti automobilistici causati da ungulati, dal 2009 al 2021, sono stati 331.
I dati sono quelli raccolti ed elaborati dall’Università di Bari, Dipartimento Biologia, per il “Piano di monitoraggio e gestione del cinghiale in Regione Puglia”.
“Sui problemi connessi al proliferare della fauna selvatica, e dei cinghiali in particolare, crediamo sia giunto il momento che alcune associazioni ambientaliste e animaliste abbandonino un approccio puramente ideologico”, ha dichiarato Gennaro Sicolo, presidente di CIA Agricoltori Italiani della Puglia. A marzo scorso, in agro di San Nicandro Garganico, uno dei migliori imprenditori agricoli pugliesi, Gino Turco, ha perso la vita in un incidente causato da un branco di cinghiali. Qualche giorno fa, un bambino di Castellaneta, nel Tarantino, stava per perdere l’uso di una mano a causa del morso di un grosso cinghiale. Nell’ultima settimana, branchi di ungulati hanno arrecato danni ai terreni agricoli nel Foggiano.
I danni all’agricoltura sono stati analizzati sulla base dei dati relativi alle pratiche di indennizzo pervenute ai diversi Ambiti Territoriali di Caccia. Gli impatti maggiori sul comparto agricolo sembrerebbero interessare la provincia di Foggia, dove in media si registrano 63 eventi l’anno per lo più localizzati nel settore occidentale della provincia. Le somme annue di indennizzo più alte invece si registrano nelle provincie di Bari e BAT dove raggiungono mediamente i 62.600 euro l’anno con una media di 12 danni/anno.
Le province maggiormente interessante dagli incidenti automobilistici sono quelle di Bari (108 incidenti) e Foggia (95 incidenti), ma è la provincia di Taranto ad aver registrato l’incremento più alto passando da un solo caso nel 2015 (primo anno in cui si sono verificati incidenti causati da ungulati nel Tarantino) a 27 episodi nel 2020. I dati evidenziano come le frequenze maggiori di incidentalità si registrino in determinati ambiti territoriali. Nella provincia di Bari il 68% degli eventi è localizzato nei comuni di Gravina, Altamura e Ruvo, mentre nella BAT il 75% dei casi è registrato nei comuni di Andria e Canosa. Anche nella provincia di Lecce gli incidenti, seppur in numero ridotto, sono stati registrati in settori contigui dei comuni di Lecce e Vernole. I comuni di Laterza e Ginosa contano il 40% degli eventi in provincia di Taranto, mentre nella provincia di Foggia gli incidenti hanno una distribuzione più diffusa nei diversi ambiti comunali con una maggiore frequenza nei territori di San Nicandro Garganico e Cagnano Varano. Le aree a maggiore incidentalità ricadono tendenzialmente all’interno di zone protette o in aree contigue ad esse dove la specie tende a concentrarsi per una maggiore disponibilità di risorse e siti di rifugio.
Il trend di impatti per anno, nelle diverse province, è stato analizzato per 329 casi per cui il dato era disponibile. Il numero dei sinistri registrati nel corso degli anni è aumentato in tutte le provincie ad eccezione di Lecce, in cui gli eventi si riferiscono tutti al 2018. L’incremento è stato più importante a partire dal 2015-2016 quando, da una media provinciale inferiore a 0,8 eventi/anno, si è passati ad una di 3 eventi/anno, sino al picco del 2019/2020 che vede valori prossimi a 17 eventi/anno.
LE PROPOSTE CIA. “Occorre che i risarcimenti siano pieni, vale a dire commisurati all’entità effettiva dei danni (modifica legge 157/92) – ha dichiarato Angelo Miano, presidente di CIA Capitanata -. Serve la costituzione di una task-force regionale, affinché si giunga all’abbattimento selettivo e controllato dei capi, in alternativa possono essere utili la sterilizzazione degli stessi e la eventuale realizzazione della filiera della carne di cinghiale. Una misura, quest’ultima, che potrebbe servire a ridurre la presenza di esemplari in circolazione e che viene già utilizzata in regioni come Toscana e Umbria. Potrebbe essere adottata in forma controllata e coordinata con le Asl, prevedendo anche l'autorizzazione della filiera corta della carne con la macellazione delocalizzata”. “Il problema è serio, per cui va affrontato seriamente, anche per i rischi che comporta in ambito sanitario, basti pensare a quanto sta accadendo per la peste suina in più parti d’Italia”, ha aggiunto Sicolo. “Gli abbattimenti selettivi rappresentano uno degli strumenti da utilizzare. E’ grave che alla tutela della vita umana e alla salvaguardia di colture, produzioni e posti di lavoro si anteponga un approccio ideologico e contrario a priori a qualsiasi metodo per fermare la proliferazione senza controllo dei cinghiali”, ha concluso il presidente di CIA Puglia, Gennaro Sicolo.

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