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Primo piano

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grano
A Foggia, nella Bat, nell’area metropolitana di Bari e nel Tarantino i timori dei produttori sulla redditività
“Niente giochi sul prezzo della pasta: nessuno scarichi sugli agricoltori le difficoltà che loro stessi affrontano”

Qualità eccellente, quantità in calo – mediamente – di circa il 20%: le prime trebbiature confermano, per il grano duro pugliese, le stime che CIA Agricoltori Italiani Puglia aveva delineato già nella seconda decade di maggio. Le piogge degli scorsi giorni non hanno inciso sulla qualità, che resta molto elevata. “Questo significa – ha specificato CIA Puglia attraverso una nota – che, qualora ci fossero tentativi di riconoscere ai produttori prezzi al ribasso, questi non sarebbero giustificati da nessun appiglio a un ipotetico e assolutamente infondato abbassamento degli standard qualitativi”.
“Il fatto che la scorsa settimana il grano non sia stato quotato, alla Borsa Merci di Foggia, ha sollevato qualche inquietudine. CIA Puglia non vuole pensar male, per cui intendiamo approcciarci alle prossime sedute delle Borse di Foggia e di Bari senza lanciare allarmi preventivi. Occorre, però, che il quadro delle informazioni sia trasparente e completo”.
LE QUANTITA’. Il preventivato calo della produzione, con rese che saranno inferiori di circa il 20% alle medie degli ultimi anni, è diretta conseguenza del prolungato periodo di siccità riscontrato nei mesi invernali. Il problema si riscontra in tutte le aree della Puglia, dal Foggiano alla Bat e all’area metropolitana di Bari, stessa cosa per il Tarantino. A macchia di leopardo, laddove le precipitazioni piovose invernali hanno scongiurato le conseguenze della siccità, le rese sono in linea con le medie statistiche rilevate da Ismea contenute nella forbice fra i 35-40 quintali per ettaro. Prevalgono in tutta la Puglia, tuttavia, le aree in cui l’inverno è stato avaro d’acqua.
PASTA, AUMENTI E SPECULAZIONI. Nei supermercati, si rilevano aumenti variabili della pasta. Il rialzo dei prezzi della pasta, tuttavia, è giustificato solo per la quota parte attinente all’incremento dei costi di produzione che derivano dalla bolletta energetica. “Se il prezzo di un pacco di pasta aumenta in misura superiore al 20%, con punte molto più alte, non possiamo escludere che in alcuni casi siano in atto delle speculazioni belle e buone. In ogni caso, non crediamo sia né accettabile né giusto che le grandi case della pasta italiana scarichino sugli agricoltori e sul valore da riconoscere al grano duro italiano le difficoltà che stanno vivendo gli stessi produttori. I costi di produzione, per intenderci, stanno aumentando per tutti. Il gasolio agricolo è arrivato a toccare quota 1,57 euro al litro”.
QUANTO COSTA UN ETTARO DI GRANO. Se le previsioni sul raccolto indicano una diminuzione del 20%, i costi di produzione per chi coltiva e raccoglie grano sono già aumentati almeno del 30%. “Coltivare e, soprattutto, raccogliere un ettaro di grano, prima della pandemia aveva un costo che oscillava fra i 700 e i 750 euro, mentre oggi occorrono più di 1000 euro”. La trebbiatura, ad esempio, risente dell’incremento di costo fatto registrare dal gasolio”. “I contratti di filiera, aperti alle ‘premialità’ da prevedere per valorizzare il grano di migliore qualità, sono il modello da seguire. Per garantire il giusto reddito e un equo riconoscimento ai produttori che investono per dare al mercato un prodotto salubre, funzionale, di eccellente qualità. Occorre, però, che anche a chi resta fuori dagli accordi di filiera sia assicurato un corrispettivo che tuteli il reddito, considerando le caratteristiche proteiche che possono avere quei grani”.

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118Sanità. Campo: “Il nuovo pronto soccorso del policlinico foggiano migliora la qualità dei servizi sanitari e valorizza il ruolo di Foggia”
Dichiarazione di Paolo Campo, presidente della V Commissione Ambiente del Consiglio regionale

Il nuovo pronto soccorso del policlinico Ospedali Riuniti di Foggia testimonia con l’evidenza dei fatti gli investimenti realizzati dalla Regione Puglia per migliorare la qualità dei servizi sanitari garantiti alla comunità dell’intera Capitanata.
Lo straordinario risultato ottenuto con il trasferimento del servizio nel Dipartimento Emergenza Urgenza è frutto dell’intenso lavoro svolto negli anni da chi era e da chi è alla guida degli OoRr, e ha saputo cogliere appieno il senso ed il contenuto della programmazione elaborata e finanziata dalla Giunta regionale.
L’effetto indotto è l’ulteriore valorizzazione del ruolo di Foggia nella geografia dei servizi e delle infrastrutture provinciali, avvalorata dall’attivazione dei voli dall’aeroporto Gino Lisa, dal potenziamento dello snodo ferroviario conseguente al raddoppio della linea Adriatica nella tratta Lesina-Termoli e agli investimenti sull’alta velocità Bari-Napoli, dallo sviluppo della Zona Economica Speciale che include l’area industriale di Borgo Incoronata.
Tanto più si renderà attrattivo il capoluogo della Capitanata, tanto più rapidamente l’intera provincia colmerà il gap esistente con altre aree della Puglia. Un obiettivo su cui particolarmente la Giunta Emiliano si è cimentata grazie all’apporto del vice presidente Raffaele Piemontese e al lavoro di squadra dei consiglieri regionali di maggioranza.
L’avvio della nuova programmazione delle risorse europee e l’utilizzo dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza offriranno ulteriori spazi di crescita al nostro territorio, coinvolgendo appieno le competenze e il saper fare eccellenti e diffusi.

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carlantino
L’invito-appello del sindaco Graziano Coscia agli imprenditori: “Opportunità preziosa da cogliere al volo”
Fino a 400 mila euro di finanziamento, il 50% a fondo perduto, per creare b&B, case vacanze, affittacamere

“Il Gal Meridaunia ha riaperto il bando destinato alla creazione di nuove strutture di piccola ricettività turistica. Ci sono 6 milioni di euro a disposizione per riqualificare, adeguare e arredare gli immobili a questo scopo, e quei fondi possono essere utilizzati anche per l’acquisto di attrezzature per lo svolgimento di attività ricettive organizzate in forme innovative di ospitalità, quali B&B, affittacamere, albergo diffuso e case vacanze”. Ogni progetto potrà richiedere un finanziamento pari a 400 mila euro, dei quali il 50% a fondo perduto.
“Il mio è un invito ufficiale agli imprenditori del territorio: cogliete questa preziosa opportunità, dotiamo i nostri paesi di strutture capaci di accogliere turisti e viaggiatori, stiamo lavorando a progetti che porteranno sempre più interesse verso i nostri borghi e le nostre meravigliose risorse ambientali. Il lago artificiale di Occhito diventerà, ancora più di quanto lo sia ora, un’area di grande attrattività. Non solo Carlantino, ma tutti i paesi che gravitano attorno a questo meraviglioso unicum ambientale hanno bisogno di avere più strutture ricettive”. L’invito-appello agli imprenditori arriva dal sindaco di Carlantino, Graziano Coscia. Il primo cittadino del paese che affaccia sulla diga di Occhito ha commentato così la notizia della riapertura del bando pubblicato dal Gal Meridaunia. “Invito tutti gli imprenditori a non farsi sfuggire questa importante occasione e ad investire in questi luoghi ricchi di bellezza e di storia”, ha aggiunto Coscia.
Lo stesso sindaco ha messo in rilievo come, proprio in occasione della Festa della Madonna della Ricotta tenutasi a Carlantino il 29 maggio scorso, sono giunte richieste di pernotto da parte di numerosi turisti. “A queste domande di ricettività siamo stati costretti a rispondere in modo negativo per mancanza di strutture – ha concluso Graziano Coscia – i turisti sono venuti ugualmente a Carlantino ma, subito dopo la festa, sono stati costretti ad andar via”.
“Occorre che il territorio si attrezzi. I fondi ci sono, gli immobili su cui intervenire non mancano, e l’interesse per questo territorio è crescente ed è destinato ad aumentare. Adesso è necessario crederci, credere nelle possibilità e nelle potenzialità del nostro borgo e di tutto il territorio, di tutti i paesi dell’area”.
L’obiettivo del bando (in attuazione della Strategia dell’Area Interna Monti Dauni) è proprio quello di aumentare l’attrattività dell’ambiente rurale attraverso l’incremento quantitativo e il miglioramento qualitativo del sistema ospitale dei Monti Dauni, implementando una rete ricettiva diffusa sul territorio attraverso il recupero del patrimonio edilizio abbandonato o sottoutilizzato, di proprietà privata, valorizzando la tradizione costruttiva locale. Le piccole strutture ricettive finanziate saranno messe in rete attraverso un sistema unico di prenotazione, in modo da creare un “albergo diffuso” sull’intera area.
L’invito del sindaco di Carlantino è stato condiviso anche dal presidente del Gal Meridaunia, Pasquale De Vita. “I nostri boschi, i nostri sentieri, i nostri laghi, le nostre tradizioni e la nostra ospitalità sono forti attrattori per tutti coloro che sono alla ricerca di qualcosa che la modernità ci ha fatto dimenticare – ha dichiarato De Vita - Non dotare questi territori di strutture ricettive piccole e diffuse potrebbevanificare lo sforzo che i sindaci, gli imprenditori e le associazioni stanno compiendo per offrire ai Monti Dauni un'ulteriore occasione di crescita e benessere.” Il presidente ricorda anche le altre opportunità che i sindaci dei Monti Dauni stanno cogliendo per creare condizioni di sviluppo territoriale partendo proprio dalle risorse naturalistiche e ambientali come la Strategia Nazionale di Aree Interne, i fondi PSR Regione Puglia ed il CIS Capitanata.
Gli interventi previsti dal bando del Gal devono essere realizzati nei territori appartenenti all’area dei Monti Dauni che, oltre a Carlantino, comprende altri 28 comuni.

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carpinofolkfestivalUNA BATTAGLIA DI CIVILTÀ, CONTRO L’OSCURAMENTO DELLE ESPERIENZE LOCALI E LA SFIDUCIA SISTEMICA
https://www.facebook.com/CarpinoFolkFestivalUfficiale/posts/10161891157915968
L'Associazione Culturale Carpino Folk Festival, nel maggio scorso, ha deciso di tutelare la sua immagine, il suo nome, la sua storia e il patrimonio costruito in 23 anni di faticosa attività, citando innanzi il Tribunale di Bari l’Associazione, che a suo avviso, la sta danneggiando.
Tale decisione è rimasta riservata poiché il Direttivo dell'Associazione ha ritenuto non corretto e non opportuno divulgare la notizia.
A fronte di quanto riportato, in maniera non corretta, dall’attuale Sindaco di Carpino, Dott. Rocco Di Brina, nel corso della campagna elettorale per le imminenti elezioni amministrative, però, l'Associazione, suo malgrado, ritiene necessario e doveroso fare alcune precisazioni.
In primo luogo non è condivisibile che venga messa sulla pubblica piazza una questione afferente a due associazioni private.
Altrettanto grave la circostanza che tali dichiarazioni siano state rese senza rispettare la riservatezza dovuta ad una controversia tra privati.
L’atteggiamento denigratorio e sferzante del Sindaco nei confronti della nostra Associazione, che viene ingiustamente accusata di agire per meri interessi economici e di voler danneggiare gli interessi del paese, è del tutto ingiustificato ed inspiegabile.
L'Associazione Culturale Carpino Folk Festival è sempre stata per il paese di Carpino e per tutto il Gargano una risorsa economica, culturale e sociale e un fiore all’occhiello del territorio sul quale ha operato, conferendo a Carpino una sua riconoscibilità a livello nazionale e garantendo un considerevole ritorno economico per le attività commerciali del paese.
Per tali motivi non possiamo tollerare che vengano riferiti fatti non veri: i componenti dell’Associazione e del direttivo, infatti, si sono sempre esposti in prima persona, pagando di tasca propria, anche per far fronte agli impegni economici che l’Associazione aveva assunto nei confronti dei terzi, circostanze che possono essere documentate ma che non si è mai ritenuto opportuno divulgare.
Non comprendiamo le ragioni per le quali un rappresentante delle istituzioni, qual é il Sindaco del paese, si schieri così apertamente e con animosità contro un’associazione privata che nulla ha fatto contro la comunità da lui rappresentata ma, al contrario, ha sempre agito per il bene comune.
Occorre precisare, inoltre, come l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival è sempre stata libera e svincolata da qualsivoglia orientamento politico ed ha sempre, faticosamente, mantenuto la propria autonomia. Ed è proprio questa indipendenza la ragione per cui le strumentalizzazioni di una o dell'altra fazione locale hanno fatto sì che il rapporto con la maggioranza del momento fosse, nell'arco di oltre un ventennio, improntato su una difficile collaborazione istituzionale. Nonostante le difficoltà, tuttavia, mai si è giunti al punto in cui siamo oggi, col Sindaco impegnatissimo a cercare di spazzare via la storia di Carpino degli ultimi 25 anni in nome delle sue verità a cui tutti dovremmo piegarci.
Tale precisazione era doverosa perché, come è stato dichiarato dal direttivo eletto nel dicembre del 2021, l’Associazione ha intenzione di continuare la propria attività (per il vero mai interrotta) per la salvaguardia e la promozione della musica popolare di Carpino e di tutto il Gargano, collaborando, come ha sempre fatto, con tutte le istituzioni, gli enti e i privati. Sarà, quindi, un Giudice (e non il Sindaco del paese) a stabilire se l'oscuramento e la sostituzione di un'esperienza locale di successo, sfruttandone il nome, la riconoscibilità e il know-how, sia legittimo o se invece quanto accaduto al Carpino Folk Festival non dovrà mai più succedere ad altre realtà che si impegnano con dedizione e orgoglio per il proprio territorio, evitando di essere catturati dalla cattiva politica e dai circuiti viziosi della mediocrità e degli equilibri al ribasso.
#cff #carpinofolkfestival

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ciaAl Tavolo Ortofrutticolo regionale, analisi e proposte dell’organizzazione sindacale degli agricoltori
Numeri impietosi: prodotti pagati ai produttori meno di quanto costa conferire i rifiuti in discarica
Lo strapotere della GDO: il prezzo delle ciliegie aumenta di 15 volte dal produttore al consumatore

“Ciliegie, angurie, uva da tavola, agrumi, prodotti orticoli: non c’è un prodotto del comparto agricolo che non sia in crisi. Produrre al di sotto dei costi di produzione non è possibile, così come non lo è produrre a ‘costi italiani’ e svendere a prezzi internazionali le produzioni ottenute, stando attenti a rispettare – doverosamente e come facciamo sempre - i contratti di lavoro, le norme sulla sicurezza e le regole per garantire la salubrità dei prodotti. Tutta questa mole di lavoro non è riconosciuta da chi porta sulle tavole dei consumatori quei prodotti”. E’ questa la parte iniziale dell’ampia relazione che CIA Agricoltori Italiani Puglia ha sottoposto oggi 8 giugno all’attenzione di Donato Pentassuglia, assessore regionale all’Agricoltura, durante il Tavolo Ortofrutticolo convocato dalla Regione Puglia. Assieme a Pentassuglia, presente anche Francesco Paolicelli, presidente della Quarta Commissione consiliare della Regione Puglia. L’organizzazione sindacale degli agricoltori, rappresentata al Tavolo dal vicepresidente vicario regionale Giannicola D’Amico e dai responsabili CIA provinciali del settore, ha fatto rilevare come “in sostanza, il comparto agricolo sia uno dei pochi a subire e a non determinare il prezzo dei propri prodotti”. Un prezzo, dunque, che “è frutto delle speculazioni commerciali”. Sotto accusa, dunque, lo squilibrio di potere contrattuale che pende completamente a favore della GDO (la Grande Distribuzione Organizzata) e dei mediatori. Al danno di prezzi riconosciuti ai produttori né equi né remunerativi, si aggiunge la beffa di un aumento incontrollato dei costi di produzione: carburante, energia elettrica, concimi e fitofarmaci – insieme a tutti gli altri mezzi tecnici di produzione – nell’ultimo anno sono aumentati di almeno il 50%, con punte del 100% nel caso dei concimi e del carburante.
“Prezzi al ribasso per i produttori, importazioni selvagge e squilibrio nei rapporti di contrattazione”, denuncia CIA Puglia, “hanno determinato una crisi gravissima del settore ortofrutticolo”.
IL PREZZO E I NUMERI DELLE CILIEGIE. Il prezzo delle ciliegie riconosciuto ai produttori è inferiore anche di 10-15 volte al costo imposto ai consumatori nei supermercati, in special modo quelli del Nord. Dei quasi 30 mila ettari coltivati a ciliegie a livello nazionale, con una produzione italiana complessiva che si attesta a circa 105mila tonnellate, la Puglia rappresenta oltre il 30%. Le superfici coltivate, secondo l’Istat, in Italia si sono ridotte dai 30mila ettari del 2010 ai 28.700 del 2021, con una produzione passata da 1,15 milioni di quintali di 12 anni fa a 1,04 milioni di quintali della scorsa campagna cerasicola, con una perdita del valore di 10 euro per quintale e un’incidenza sul totale del “valore frutta” sceso dal 5,1% all’attuale 3,8%.
PIU’ ETTARI MENO RESA IN PUGLIA. Per la Puglia i dati registrano un aumento della superficie, passata da 17.800 ettari nel 2010 ai 18.700 ettari del 2021, con una produzione di circa 445.000 quintali del 2010 a fronte dei 331.100 quintali circa del 2021, con una resa in q.li/ha che è passata da 29,5 ai 17,9 quintali per ettaro nel 2021.
In termini di valore della produzione siamo passati da 55,4 milioni di euro del 2010 ai 38,15 milioni di euro del 2020, con una perdita del valore per quintale di circa 8 euro.
“Anche quest’anno”, ha denunciato CIA Puglia, “a causa dei fattori climatici le ciliegie raccolte hanno un calibro inferiore ai consueti standard. Le dimensioni ridotte, che pure non inficiano la qualità delle ciliegie, fanno si che il prodotto sia giudicato meno appetibile per il consumatore. In Puglia, il raccolto quest’anno si sta caratterizzando per la produzione di quantitativi rilevanti, con il rischio di intasamento del mercato. Un fattore di non secondaria importanza è rappresentato dall’esiguità del numero di OP (Organizzazioni di Produttori) capaci di aggregare l’offerta, programmarne l’uscita sul mercato, differenziarla per tipologie e destinazione di consumo o trasformazione”. “Occorre dunque aggregare e differenziare l’offerta e favorire la rinascita di punti vendita e negozi specializzati per la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, poiché la grande distribuzione, anziché avvicinare il produttore al consumatore, allarga la forbice imponendo costi aggiuntivi alla filiera legati alla logistica e ai trasporti”.
L’UVA DA TAVOLA. “Il 27% delle aziende ortofrutticole pugliesi è rappresentata da produzioni di ortive, mentre il 58% si colloca nel segmento dei fruttiferi. Nei fruttiferi a farla da padrona è l’uva da tavola, settore in cui la Puglia è la prima regione italiana per numero di aziende, quantità e qualità della produzione. Il dato complessivo regionale si attesta su una superficie di 25.085 ettari utilizzati e una produzione di 6.400.000 quintali. Per il comparto dell’uva da tavola, incombe, più di altri comparti, la questione delle royalty da pagare sulle nuove varietà. Sulle uve da tavola senza semi, soprattutto, ma anche su moltissimi prodotti ortofrutticoli e agrumicoli, negli ultimi tempi si sta giocando una vera e propria “guerra dei brevetti”.
LA QUESTIONE ROYALTY. In alcuni Paesi, come Israele, Cile e Stati Uniti, la ricerca scientifica ha prodotto nuove varietà di frutti. La proprietà intellettuale di quelle produzioni implica il pagamento delle royalty, da parte dei semplici agricoltori sul territorio, non solo per avere l’autorizzazione a coltivare determinate varietà ma anche nella successiva vendita del raccolto. Di fatto, agli agricoltori viene imposto anche a chi vendere. Un’imposizione che, se elusa, può avere conseguenze estreme, fino al taglio delle viti. In sostanza, per poter coltivare le nuove varietà, l’azienda agricola deve sottoscrivere un contratto che la vincola non solo a pagare le royalty, ma anche a vendere e commercializzare l’uva solo attraverso uffici della società che detengono il brevetto vegetale. I detentori dei brevetti decidono al posto dell’agricoltore come e quanto coltivare e quale reddito deve andare a chi investe e lavora sul campo, si accolla il rischio d’impresa, paga fior di euro per assicurare i propri vigneti e li cura”.
REGOLE DISEGUALI, ITALIA PENALIZZATA. “Le diverse regole anche all’interno dell’Unione europea rendono ancora più difficile la vita dei nostri produttori. L’Olanda, ad esempio, annualmente satura il mercato europeo dell'uva da tavola con prodotto acquistato dall'Egitto, che viene venduto, già confezionato, al prezzo medio di 0,60 €/Kg, contro il prezzo medio di 1,20 €/Kg dei produttori e commercianti italiani. Non è possibile vendere le nostre uve ad un prezzo più basso di 1,20 €/kg, un prezzo peraltro appena sufficiente alla sola remunerazione dei costi. L'Olanda ha stretto accordi commerciali con i produttori egiziani ed ha realizzato una grande piattaforma logistica di distribuzione del prodotto egiziano. Attualmente gli egiziani hanno una produzione di buona qualità ed ogni anno aumentano le proprie estensioni a frutto per migliaia di quintali. Avvalendosi di una manodopera a costo bassissimo, l'Olanda può oggi distribuire sul mercato europeo una grande quantità di uva da tavola, con e senza semi, di buona qualità a prezzi stracciati ed improponibili per i produttori italiani”.
FATTORI DI CRISI. Nel documento di CIA Puglia, si evidenzia poi l’incidenza devastante delle calamità naturali. La siccità colpisce sempre più duramente. “Per salvare le produzioni, le imprese agricole stanno facendo far ricorso a diversi interventi di irrigazione di soccorso con un aggravio di costi per i bilanci delle aziende”. Un altro fattore di crisi è la difficoltà di reperire manodopera. “La situazione è prossima a diventare critica, manca il flusso dell’Est Europa e dai Paesi extracomunitari; mancano tanti collaboratori ricorrenti, già formati e qualificati. I vari decreti emergenza e decreti flussi non hanno dato le risposte che ci si aspettava per effetto dei gravi ritardi che si sono accumulati nelle istruttorie delle richieste presentate.
FITOFARMACI. “Occorre eliminare le disparità esistenti anche in ambito europeo ed extra europeo rispetto all’uso dei fitofarmaci che attualmente favoriscono l’agricoltura di alcuni Paesi e tutto a danno degli altri, tra cui l’Italia. Ci sono nazioni che – incuranti delle conseguenze sull’ambiente – utilizzano la chimica per acquisire un vantaggio competitivo e migliori condizioni produttive rispetto a chi non può usare certi prodotti.
LE RICHIESTE CIA PUGLIA. “Serve innanzitutto approntare misure specifiche nel PSR pugliese e nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e resilienza, occorre l’appostamento di risorse per la gestione delle crisi di mercato, ed è necessario affrontare in maniera strutturale il problema della risorsa idrica con rifacimento della rete irrigua e riuso delle acque bianche e nere. Non è derogabile, inoltre, l’approntamento di misure per la gestione del rischio da calamità e crisi di mercato in grado di mettere gli agricoltori nelle condizioni di veder riconosciuto il valore del proprio prodotto. Per CIA Puglia, inoltre, occorre: a) Bloccare l’azione di strozzinaggio praticata dai breeders b) Sostenere programmi nazionali di ricerca volti al miglioramento genetico per l’uva da tavola, con una gestione pubblica delle nuove varietà c) Istituire “corridoi verdi” per i lavoratori extra comunitari, utilizzare la manodopera dei percettori del Reddito di Cittadinanza d) Sovvenzionare l’espianto di vecchi impianti, in modo da rinnovare le strutture e incentivare l’innovazione varietale e) Favorire l’aggregazione in OP controllate dagli agricoltori e disincentivandone la frammentazione f) Realizzare il catasto ortofrutticolo. CIA Puglia, inoltre, propone di rimodulare immediatamente i negoziati europei con i paesi extra europei, contingentando le importazioni per quantitativi e per periodi limitati nell’anno. L’organizzazione sindacale degli agricoltori, inoltre, propone misure di ridurre l’Iva al 2% su tutti gli articoli inerenti il comparto agricolo (teli plastici, pali, fitofarmaci, carburanti e altri mezzi tecnici di produzione), ridurre del 50% il costo dei contributi previdenziali e assistenziali per i CD/IAP e per la manodopera. “Occorre, infine, ridurre l’Iva sulle vendite all’1%

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